Il Bolognino

Domenica, 18 Novembre 2012 21:43

Morte accidentale di un lacrimogeno

Scritto da  Michele Cosentini

Visto che, nonostante le prime analisi tecniche sostengano il contrario, l’opinione pubblica si ostina a credere che sulla folla in fuga siano stati lanciati lacrimogeni dalle finestre del Ministero della Giustizia, attendendo la fine delle indagini cerchiamo di dare il nostro contributo alla verità, esplorando diverse ipotesi.

 

1) I lacrimogeni sono stati lanciati da terra verso l’alto, regolarmente, perché -come dice il questore di Roma e come notoriamente sanno in Valsusa e non solo- i lacrimogeni non possono essere lanciati ad altezza uomo. Se abbiamo avuto l’impressione che gli spari siano avvenuti dalle finestre del ministero, è stato per uno sfortunato rimbalzo, che si unisce idealmente al rimbalzo del proiettile che incidentalmente uccise Carlo Giuliani. I proiettili in dotazione alle Forze dell’Ordine italiane, infatti, sono governati da leggi fisiche alquanto peculiari, che li portano a rimbalzare dappertutto, andando sempre a beccare i punti più sfortunati. 

 

2) I lacrimogeni erano in realtà un mono-lacrimogeno, uno e trino, che da Frosinone è andato sventuratamente a frantumarsi proprio sul cornicione del Ministero, dividendosi in tre parti che davano proprio l’impressione di arrivare dalle finestre. La scia del quarto lacrimogeno, che parte dopo qualche secondo da un’altra finestra, era solo il rimbalzo delle scie precedenti.

 

3) Come avviene nel deserto, l’immagine dei lacrimogeni lanciati dalle finestra è la proiezione di qualcosa che avviene più in là, per esempio in qualche dittatura sperduta. La folla, dunque, fuggiva a causa di questa allucinazione collettiva, probabilmente amplificata da uso di sostanze stupefacenti. Questo miraggio si è poi materializzato in un ologramma, rendendosi filmabile e fotografabile.

 

4) I lacrimogeni sono stati effettivamente lanciati dalle finestre, ma ad opera di alcuni black block che sono riusciti a infiltrarsi nel Ministero, travestiti da spacciatori. Probabilmente sono gli stessi che, indossando divise di poliziotti, hanno manganellato alle spalle o preso a calci manifestanti inermi.

 

5) I lacrimogeni erano in realtà dei vecchi artifizi che Palmiro Togliatti, titolare del dicastero nel ’46, aveva nascosto con l’intento di utilizzarli in un colpo di stato filo-sovietico. Una donna delle pulizie, pensando fossero innocui, li ha lanciati dalla finestra perché infastidita dal vociare della folla. La donna è stata identificata: è una rumena ed è stata già rimpatriata. Si presume che altri lacrimogeni siano stati nascosti altrove, quindi si temono nuovi lanci nelle prossime settimane. Il ministro Severino ha già predisposto adeguati strumenti di controllo, chiedendo l’ausilio dell’ottimo sottosegretario De Gennaro.

 

6) I lacrimogeni sono stati lanciati dai No Tav, già sospettati di aver caricato i vigili del fuoco fingendosi poliziotti e di avere responsabilità nella morte di Whitney Houston. L’ala dura del movimento, con l’intento di far esplodere il ministero della Giustizia, ha sottratto dei lacrimogeni alle Forze dell’Ordine dispiegate in Valsusa. Questi lacrimogeni, partendo da Chiomonte, di rimbalzo in rimbalzo sono entrati nelle finestre del Ministero, per poi rimbalzare sulla Costituzione ed essere da essa sputati verso l’esterno.

 

7) I lacrimogeni provenivano dalle finestre, ma come l’anarchico Pinelli si sono lanciati da soli, lasciando tutti attoniti e carichi di maraviglia. I lacrimogeni, infatti, stavano subendo uno stringente interrogatorio, in cui si chiedeva loro conto delle numerose volte in cui, disobbedendo agli ordini, avevano preso l’iniziativa di lanciarsi verso la faccia dei manifestanti anziché in aria. Non reggendo l’onta delle accuse, i lacrimogeni hanno improvvisamente deciso un’azione kamikaze.

 

8) I lacrimogeni erano lacrimogeni tecnici, quindi sarebbero stati severi ma giusti, andando a colpire solo i violenti facinorosi: si tratta dei famosi lacrimogeni intelligenti, la versione evoluta delle bombe intelligenti sganciate nella guerra del Golfo.

 

9) I lacrimogeni erano semplicemente un saluto gioioso rivolto alla folla. Sfortuna ha voluto che il comandante Schettino, che nel frattempo aveva trovato lavoro presso la sede del Ministero, abbia leggermente sbagliato la mira.

 

10) I lacrimogeni erano teleguidati da coloro che, dal palazzo di fronte, hanno fatto il filmato. Lo accerterebbe un’analisi compiuta dai carabinieri, che sottolineerebbe come le fintamente stupite parole: “Ma glieli lanciano dal Ministero?” siano recitate malamente e con accento romano. Inoltre, il fatto che siano state pronunciate 2 secondi dopo il primo lacrimogeno -e non dopo 1 secondo, come sarebbe più logico- attesta senza ombra di dubbio che sia stato un attacco terroristico.

 

11) I lacrimogeni sono stati lanciati dal basso, quindi è possibile che siano stati lanciati dai manifestanti, che hanno abilmente centrato le finestre. La folla fugge in maniera quasi cinematografica, quindi è palese che si tratti di una finzione. Probabilmente l’aiuto regista era l’autore del filmato, che dalla finestra di fronte, con un megafono, dava istruzioni alle numerose comparse.

 

12) Se proprio sembra non esserci alcuna logica spiegazione, non possiamo tuttavia pensare che queste cose avvengano in un Paese civile. Quindi non possiamo che prendere atto della realtà: i lacrimogeni li ha lanciati Gesù, per farci capire che non si possono più tollerare queste manifestazioni che degenerano in violenza. In futuro, dunque, si sparerà dalle sedi di tutti i ministeri, ma in maniera trasparente: il ministro Cancellieri ha infatti aperto alla possibilità di munire le finestre di numeri identificativi.

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