Il Bolognino

Mercoledì, 10 Luglio 2013 23:47

Là dove ci portava un tempo l'immaginazione

Scritto da  Simone Pizzi

Strani, nuovi mondi, alla ricerca ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà


Partiamo dalla frase sopra citata, perché quando parliamo del fantastico parliamo sempre di qualcosa che ha dato all’uomo il pretesto di esplorare, creare, immaginare mondi diversi, futuri possibili.

Nei due film reboot di Abrams sul noto telefilm Star Trek (Star Trek – 2009, e Star Trek Into Darkness - 2013) che dovrebbero essere delle opere di fantascienza con realtà alternative, in vero siamo di fronte a opere che non contengono nemmeno questa aspirazione. Sono film il cui autore non si è nemmeno preso il disturbo di immaginare qualcosa, di creare una propria visione, di proporre un proprio messaggio di come sarà un lontano domani.

 

Abrams si limita a prendere quello che era e distruggerlo. Ma non parlo del ritmo, dell’inapplicabilità di un certo stile visivo, cinematografico e televisivo che oramai è assolutamente vetusto, parlo proprio di senso, significato, concetto e soprattutto funzione. 


Star Trek è diventato una grande, spesso insensata, opera di design, come quasi tutti i film attuali.

Nel secondo film di Abrams legato al mondo di Star Trek è sempre più chiaro che i personaggi proposti non hanno una caratterizzazione corrispondente al personaggio in ruolo, non hanno una funzione, ossia non sono loro, prendono dagli originali solo il proprio nome e la figura esteriore.

Una volta ad esempio 
Spock portava la logica e le sue grandi doti da scienziato, in questo film si limita ad essere un petulante rompicoglioni. Non risolve mai una situazione grazie alle sue equazioni, non supporta in modo coerente il capitano. Si limita a provare ad essere fastidioso con quello sguardo di complicità che lo rende falso come una banconota da trecento euro.

Cecov è ancora di più, dato che non era abbastanza, un povero imbecille senza ne arte ne parte, con una parlata russa fastidiosa ed insensata, che si prende la briga di fare cose che non sa fare e correre gridando a destra e a sinistra.,, e così via per tutti gli altri.

Potremmo poi parlare delle uniformi di ordinanza similnaziste della flotta stellare, potremo parlare di questa benedetta tecnologia di teletrasporto a transcurvatura che ora è diventato anche portatile, potremo parlare di una nave che viaggia nello spazio grazie ad un campo subspaziale generato attorno a se che stanza comodamente sotto le profondità del mare e potremmo aggiungerci una infinità di banalità improponibili come navi stellari che vanno a curvatura 21, ma veramente, forse non è nemmeno questo il solo problema.


Il vero problema è che il pubblico è stato abituato a non ragionare più, a non dare una spiegazione alle cose, ad usare strumenti come meri pretesti non importa quanto più o meno credibili. Gli oggetti, le cose, in questo modo di scrivere film sono solo tappabuchi, un sistema per non porsi questioni e risolvere le cose a prescindere. Non esiste alcun spessore narrativo. 

Tutto è diventato un disaster action movie, ogni film è un Fast & Furious che viaggia a differenti velocità. L’estetica è diventato l’unico elemento fondante. Tutti alla ricerca di modi sempre più spettacolari per farsi male, far precipitare gente o farla morire. Non ha importanza se questo è coerente con la trama o con l’ispirazione della storia.
Come le parolacce… quante parolacce avete sentito dire da un ufficiale della Flotta Stellare? Bhe, da oggi tante!


Un abbozzo di storia, di dialogo sensato, di profondità nei rapporti non esiste, ma non solo in Star Trek, ma in generale nelle opere cinematografiche di intrattenimento degli ultimi anni.

Paradossalmente oggi esiste più coraggio, più sperimentazione, più spessore narrativo nel mondo dei videogiochi (esempio The Last Of UsThe Walking Dead) che in un film. A che serve spendere centinaia di migliaia di euro solo per portarne a casa qualcuno di più e che per farlo servono film vuoti come la testa della gente.


Alcuni miei amici hanno provato a confutare questa mia opinione. “C'è una battuta che spiega nel film”
… ma spiega cosa? Uno che dice “non siete pronti” è una spiegazione? La spiegazione è mostrare il PERCHE’ accadono le cose, non metterci una pezza successivamente.

 

Star Trek è solo un caso, in realtà è il caso al quale sono più affezionato, ma in realtà è questo che vogliamo dal cinema, andare li e riempirci di rumore e luci, esattamente come quando si andava in discoteca. Non aveva importanza con chi stavi ballando o il perché, era importante il farlo e basta. E questa logica è stata trasposta para para… e non è che stiamo obiettando su film come Velluto Blu, ma stiamo questionando sempre su film di intrattenimento, che una volta, vuoi o non vuoi, avevano una trama, uno spessore, le cose accadevano per una ragione e soprattutto il tutto tornava. Sempre parlando di cinema di intrattenimento il problema resta il fatto che un tempo erano dei professionisti a scrivere e girare film, che si ponevano l’obiettivo di portare la loro immaginazione nella nostra testa.

Oggi scrivono film esclusivamente per fare botteghino e non per rappresentare artisticamente una propria visione del futuro, una propria idea di fantascienza. Questo, almeno, vale per i blockbuster americani. A girare i film ci sono dei super nerd che non riescono – non conoscendo il movimento e il linguaggio del cinema – a farti provare una emozione nemmeno quando è lì, chiamata, in modo palese.

Forse Gene Rondemberry non era un grande sceneggiatore, probabilmente aveva molte lacune autoriali, ma era un visionario e la sua idea era l’impronta inscindibile e inalienabile della sua creatura.

 

 

 

Letto 3757 volte Ultima modifica il Giovedì, 11 Luglio 2013 00:12

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