Il Bolognino

Venerdì, 20 Giugno 2014 21:39

Ho sempre sognato di intervistare D'Alema

Scritto da  Michele Cosentini

Ho sempre sognato di intervistare Massimo D’Alema: tra tutti i politici italiani, è quello che offre i maggiori spunti drammaturgici. Basta lasciarlo parlare, e si fa satira da solo. Molti sostengono che la celebre imitazione della Guzzanti non sia nulla, rispetto all’imitazione che lui riesce a fare di se stesso. A sua insaputa, ma anche no: la boria è tale da non fargli ammettere che qualcuno possa superarlo.


Ieri La7 ha trasmesso un’intervista fatta l’estate scorsa da Alan Friedman, in cui Baffino ha dato il meglio di sé: non tanto nell’intervista ufficiale, quanto nel “pre”, quando accoglie il giornalista e lo porta a fare un tour nella sua tenuta umbra. Probabilmente ignorando che anche quella parte sarebbe finita nel filmato, D’Alema mostra orgoglioso i suoi cani da guardia (“Loro non abbaiano, azzannano direttamente”), si vanta di un ulivo prezioso (“Guarda quest’ulivo: costa 1500 euro”) e soprattutto si mette a declamare versi dedicati ad Aiace, nome di un celebre eroe della mitologia greca ma soprattutto di uno dei cani di D’Alema.

 

Pare che un altro dei suoi cani si chiami “Penelope”, e qui ogni battuta sulla leggendaria tela della moglie di Ulisse -tessuta di giorno e disfatta di notte- sarebbe fin troppo scontata. Così come sarebbe scontato ironizzare su che tipo di vita giuliva possa condurre un qualunque animale in compagnia di D’Alema.


Nell’intervista ufficiale, poco di nuovo: non è vero che fu lui a far cadere il primo governo Prodi (“è una leggenda nera”); nella disastrosa campagna per le politiche del 2013 lui non c’era; e altre amenità, tra cui i numerosi consessi internazionali in cui è stato invitato, diciamo. Ma, soprattutto, nei giorni in cui si doveva scegliere il nuovo Capo dello Stato, ricevette una telefonata di Berlusconi; l’ottavo nano gli disse che non avrebbe potuto appoggiare una sua eventuale candidatura, perché nel partito molti lo consideravano come il loro più irriducibile avversario. E qui ammiri l’aplomb di Friedman, che riesce a non mettersi a ridere.


Verso la fine dell’intervista, si parla della famosa barca di D’Alema; l’ex premier commenta con sarcasmo il fatto che “l’Italia è un bizzarro paese: si pensa che la barca sia necessariamente un bene di lusso, diciamo”. Chissà se, all’epoca in cui c’era ancora la lira, considerava un genere economico anche il suo paio di scarpe da un milione e rotti, della cui incolumità si preoccupava in maniera quasi grottesca (non andò a salutare alcuni militanti di una festa dell’Unità, perché per raggiungerli avrebbe dovuto fare non ricordo quale passaggio, che gli avrebbe rovinato le gloriose calzature).


Sentendo parlare D’Alema, passi in rassegna tutti i motivi del totale fallimento della sinistra ufficiale, compresa la sua assoluta incapacità di riconoscerli. E soprattutto (qualora ve ne fosse bisogno) ti rendi perfettamente conto che Renzi sociologicamente viene proprio da lì, pur avendo una storia politica diversa: la spocchia, l’arroganza, l’intimo disprezzo nei confronti dei reali problemi della gente sono sempre gli stessi, diciamo. Ma espressi con più allegria.

 

Viene in mente il grande Gaber, quando a proposito di un altro partito di finta sinistra diceva: "Qualcuno era socialista perché rubava come gli altri, ma più allegramente e senza sensi di colpa". Noi italiani siamo esigenti: stuprateci pure, ma usate la vaselina.

 

*Il testo è un testo satirico e in ogni caso le opinioni espresse sono quelle dell'autore.

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