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Venerdì, 24 Agosto 2018 14:05

Vincino e la Pietas Post Mortem

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Il piagnisteo sulla morte di Vincino emblema del disagio dei vecchi sessantottini come lui. Non è che se uno è famoso, debba per forza essere un esempio.

Vincino è sempre stato un mediocre vignettista che faceva vignette che non facevano ridere i più e che, se fossimo tutti un po' più sinceri, potremmo ammettere che erano comprese e comprensibili solo dal circolino di amici suoi, grazie ai quali ha lavorato una vita e costruito una professione senza averne le qualità (competenze). Tratto pessimo, sense of humor controverso, ma soprattutto scarsa capacità di trasmettere il messaggio potenzialmente ilare nelle sue vignette.

Gli amici suoi d'altronde erano parte di quell' intellighenzia di sinistra o appartenenti a Lotta Continua. I lottatori continui, come li ha nominati Travaglio - non certo un esempio di giornalismo imparziale, ma su questo c'ha preso in pieno - hanno tanto inquinato il mondo del giornalismo e delle Istituzioni fino ad oggi. Perché inquinato? Perché i lottatori continui sono stati un ottimo brodo di cultura per tutto ciò che di disdicevole sia stato prodotto dalla sinistra italiana: dal terrorismo degli anni 70 a Craxi, al socialismo di destra (!!) traslocato in massa in Forza Italia dal 94 in poi.

Vincino e la vicenda della sua dipartita, inoltre, può essere annoverata ad emblema di quel costume interiorizzato dalla stragrande parte della popolazione, che è la nostalgia per un passato migliore. L'Italia della gioventù di Vincino che era bella solo nei ricordi di chi c'era, ma non perché migliore di quella attuale (meno razzista, meno padronale, meno illiberale - tutt'altro!) ma perché i ricordi della gioventù sono per tutti gradevoli. Una vera e propria trappola cognitiva di cui noi, anni 80, non siamo affatto vaccinati, anzi. 

Sia chiaro, piangere Vincino come persona è più che giusto, al pari di piangere qualsiasi morto. Ma è anche chiaro che se tutti si sono messi a decantarne le gesta è perché Vincino non era come gli altri. Era famoso. E questo probabilmente è sufficiente per magnificarne le doti o la biografia personale. Tuttavia la vicenda è un vero e proprio emblema culturale italiano, quasi un Topoi dal quale decodificare la parte deteriore del nostro essere culturalmente cattolici, anche per chi, come gli amici di Vincino cattolico non è. Sto parlando del fatto per cui se sei vivo tutti ti ostacolano e schifano, poi quando muori diventi automaticamente una brava persona, anzi no, un esempio da seguire e ti fanno i coccodrilli. Una parte deteriore del nostro essere italiani che io chiamo "Pietas Post Mortem".

Di migliori di lui in tutti i sensi - più ficcanti, più divertenti, più bravi a disegnare, più in gamba in quanto a satira politica - ce ne furono e ce ne sono, con amici influenti come i suoi, pochi.

Nota a margine: siate anti-italiani: non abbiate timore di esporvi e smentire i coccodrilli ufficiali. La morte infatti non ha mai migliorato nessuno.

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