Il Bolognino

Domenica, 08 Aprile 2012 10:09

Sabina Guzzanti raccontata a un adolescente

Scritto da  Michele Cosentini
Sabrina Guzzanti Sabrina Guzzanti Camilla Morandi / Milestone Media

Futuro elettore e futuro precario, lo sai che è tornata in televisione Sabina Guzzanti? Purtroppo se ne è parlato poco, e invece è una notizia molto importante. Tu hai da poco compiuto 16 anni, quindi probabilmente non puoi ricordarti di questa bravissima attrice: l’ultima volta che condusse un programma, avevi appena 7 anni. Era il 2003. Il programma si chiamava “Raiot”; andava in onda su Rai 3 (che all’epoca era il canale più innovativo: pensa che ci si respirava addirittura aria di sinistra!) e venne chiuso dopo la prima puntata. Era un bel programma, ma dava fastidio perché faceva satira politica. 

Tu purtroppo non puoi sapere cos’é la satira politica -quella “tosta”, intendo- perché ora in televisione se ne vede poca. Ci sono bravissimi comici che fanno cabaret sull’attualità politica, ma la satira “tosta” entra nel dettaglio, cita fatti e fonti, spesso scovando cose di cui nessuno parla. Lo sapevi, per esempio, che Berlusconi, in quanto titolare di concessione pubblica, in virtù di una legge del ’57 non potrebbe nemmeno essere deputato? Ecco: prima che ne parlasse la Guzzanti in un monologo di qualche anno fa, non lo sapeva quasi nessuno. Ora non chiedermi perché, in barba alla legge, Berlusconi sia sempre stato dichiarato eleggibile: è una storia lunga e andrei fuori tema. Sappi solo che il giochino fu quello di stabilire che per "titolare di concessione" non s'intendeva il proprietario di Fininvest (Berlusconi, appunto), ma il manager (Confalonieri). 

La satira è quella cosa che usa la risata per denunciare le malefatte del potere, di qualunque potere; è libera, non serve nessun padrone, è corrosiva, è scomoda, fa discutere, è “cattiva”. Ma è sempre onesta. E non accetta compromessi: infatti spesso viene imbavagliata, vilipesa o querelata. Ecco, fatto questo quadro, ti renderai facilmente conto di quanto la televisione non pulluli di satiristi. Prima, invece, c’era appunto la Guzzanti, per esempio. C’era Daniele Luttazzi, un altro signore di cui avrai sentito parlare poco: anche lui faceva satira, e fu cacciato da Berlusconi con una cosa che venne chiamata “editto bulgaro”, di cui naturalmente Berlusconi ha poi negato l’esistenza. Sì, hai capito bene: anche nel 2003 c’era Berlusconi, lo stesso signore che era al governo fino a qualche mese fa e che ora è ancora al governo per interposta persona. Pensa che un paio di volte è stato anche al governo il centrosinistra, ma tu non puoi ricordarlo: nel ’96 eri appena nato; e nel 2006 il centrosinistra non ha abolito le leggi-vergogna di Berlusconi, quindi magari ti sei distratto e hai pensato che al governo ci fosse la destra. 

Berlusconi, ti dicevo, durante una conferenza stampa a Sofia (ecco perché fu chiamato “editto bulgaro”) disse: “L'uso che Biagi... Come si chiama quell'altro? Santoro... Ma l'altro?... Luttazzi... hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga”. Luttazzi, ti ho detto chi è; Biagi era uno dei migliori giornalisti italiani; Santoro non è un omonimo, è proprio lo stesso Santoro che poi tornò in Rai grazie a una decisione del giudice, e che poi per anni Berlusconi ha cercato di far cacciare di nuovo. 

Torniamo a Sabina Guzzanti; ti dicevo che “Raiot” fu censurato dopo la prima puntata. Ma mentre scrivo, mi rendo conto che non puoi sapere nemmeno cosa sia la censura: non perché non esista, naturalmente, ma perché si censura il fatto che ci sia la censura. Essa infatti è anticostituzionale, visto che in soldoni consiste nel vietarti di esprimere il tuo pensiero. Ecco quindi che viene praticata in mille modi ingegnosi, sui quali non mi dilungo perché già ne ho scritto altrove. Lottare contro la censura ti stimola il cervello, certo, ma a lungo andare è sfibrante. Non è una vita facile, credimi.

In “Raiot” cosa aveva fatto di tanto terribile, la Guzzanti? Aveva fatto satira e informazione, mettendo l’una al servizio dell’altra; tra le svariate cose, aveva parlato della legge Gasparri. Già ti vedo sgranare ingenuamente gli occhi: “E che c’è di male se la satira fa anche informazione? ...Soprattutto considerato che in Italia abbiamo giornalisti che, anziché fare informazione, fanno cabaret”. Hai ragione, è un concetto comprensibile anche alla tua giovane mente, ma purtroppo non a quella di Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset. Confalonieri querelò la Guzzanti e il direttore di Raitre. Quella che ora ti copio non è una mia invenzione satirica, è proprio una parte del contenuto della querela: "Se una funzione si deve assegnare alla satira, essa va individuata nell’esercizio di un controllo sociale verso il potere; la satira, in definitiva, attraverso l’arma incruenta del sorriso assolve la funzione di ‘moderare i potenti’, di smitizzare e umanizzare i personaggi famosi, di umiliare i protervi, favorendo la diffusione di un clima di tolleranza che attenuerebbe le tensioni sociali. E’allora evidente quindi la diversità di funzione rispetto alle altre manifestazioni del pensiero, atteso che la satira non può, per sua natura, perseguire il fine di contribuire alla formazione della pubblica opinione”.

Capisci? La satira non può contribuire alla formazione della pubblica opinione; giustamente, perché a quella è bene che contribuisca "Studio Aperto". Fortunatamente la querela fu poi archiviata, in quanto la satira di Raiot “trova proprio nella realtà dei fatti la sua provocazione”. Una doppia rivincita, dunque: checché ne dicesse Mediaset, quella della Guzzanti era satira e parlava di fatti reali. Potresti ingenuamente pensare che a quel punto il programma fu rimesso in onda, ma devo deluderti: la notizia passò poco e il programma non andò in onda mai più.  Incredibile, vero? Roba da far protestare tutto il Paese, da far scendere milioni di persone in piazza. Ma ti deludo ancora: non avvenne nulla di tutto questo. E il centrosinistra (più o meno costituito dalle stesse facce di quelli di adesso) non si stracciò certo le vesti per la disperazione: forse perché la Guzzanti, che non guardava in faccia a nessuno, criticava ferocemente anche loro. Cerca su youtube la sua imitazione di Massimo D’Alema: è più vero dell’originale. Certe volte sembra che D’Alema imiti l’imitazione della Guzzanti, perché la realtà della sua tristissima concezione della politica supera la satira.

Ecco, Massimo D’Alema lo conosci: sì, c’era anche nel 2003. C’era anche prima. C’è sempre stato, e litiga con Veltroni da trent’anni e quattro partiti.

Sai che la Guzzanti lo intervistò per una trasmissione televisiva, una volta? Era la seconda metà degli anni ’90. La trasmissione andava in onda sulla Rai e si chiamava “Passioni”. Le domande della Guzzanti erano strepitose, infatti D’Alema -poco abituato a ricevere domande vere- a un certo punto era in tilt. Bellissima. Non so se su youtube si trovi la versione integrale; sarebbe un peccato, perché non la videro in molti. Andò in onda di notte, il sabato prima di Pasqua.

Lucia Annunziata, di area DS e presidente della Rai, nel voto che doveva decretare la sospensione di “Raiot” non votò contro: si astenne. 

Non era la prima volta che Sabina Guzzanti aveva problemi di censura; non so se si trovi ancora in giro, ma qualche anno fa Einaudi pubblicò un libro scritto dall’attrice: “Una ragazza terra e sapone”. Leggilo: la sua carriera è un rosario di bavagli, boicottaggi e censure. La donna è forte e, come tutti i satiristi, ha il dono dell’ironia e dell’autoironia, per cui fa satira anche sugli episodi di censura che l’hanno colpita.

Ora forse capirai perché sia così importante il fatto che la Guzzanti sia tornata in televisione. E’ riuscita a ottenere da La7 un contratto che le lascia totale libertà. Credo che tu stia cominciando a capire la situazione, quindi non ti stupirai del fatto che una cosa apparentemente scontata abbia invece richiesto mesi di trattative; aperte -come racconta lei stessa- quando si era capito che Berlusconi stava vacillando, e giunte all’accordo finale a cavallo delle dimissioni del premier. Sai, le coincidenze... 

Comunque sia, la Guzzanti ce l’ha fatta. Il nuovo programma si chiama “Un due tre stella”; va in onda in diretta il mercoledì in prima serata, dal Teatro Valle (occupato) di Roma; dal giorno dopo, puoi trovarlo anche sul sito www.la7.tv o sul canale youtube della trasmissione. “Un due tre stella” non è classificabile in una categoria definita: è, appunto, satira e informazione insieme, risata (talora grassa, talora amara) e approfondimento. Si va dal classico monologo di denunzia all’intervista a Travaglio, dalla straordinaria imitazione della Marcegaglia al collegamento con Michael Moore, dal rap politico a Giulietto Chiesa, dal cartone animato divulgativo alla mini-fiction “La banca della Magliana”, passando attraverso l’intervista all’operaio o quella al magistrato. Aggiungi l’albero sul quale la Guzzanti ha fatto il monologo d’apertura, i ponticelli di legno, gli striscioni, il gruppo rap, e ti ritrovi in un’atmosfera televisivamente anomala, un po’ party fricchettone, un po’ assemblea autogestita, con la Guzzanti che intervista con piglio da attivista e con l’entusiasmo di chi è riuscita a trovare per il proprio collettivo un ospite importante, a cui fare domande per imparare

Gli ospiti sono di primo livello; la galleria di imitazioni si arricchisce sempre di più: ultima arrivata, quella di Napolitano, che ogni tanto lancia moniti surreali durante la trasmissione. Ma sarebbe arduo stilare una classifica. 

In più, la Guzzanti ha anche un altro merito: oltre a satiristi affermati come Neri Marcorè e Rosalìa Porcaro, ha scovato satiristi giovani e quasi sconosciuti, dando loro una platea meritatamente più ampia. Come lei, anche loro non restano mai in superficie: graffiano, fanno riferimento a dati concreti, talora ti mettono salutarmente a disagio. 

Ogni puntata è volta ad approfondire un tema specifico (il lavoro, la televisione, la crisi economica...), ma tutte le puntate -come dice la Guzzanti- hanno un grande tema comune, ossia la Democrazia. 

Insomma, da adesso in poi non perderti la Guzzanti. “Un due tre stella” è molto più di una bella trasmissione di satira e informazione: è un’opera di bene.

Letto 1334 volte Ultima modifica il Domenica, 08 Aprile 2012 16:00

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