Il Bolognino

Giovedì, 13 Dicembre 2012 11:55

Chi governerà? Formazione delle liste e l'offerta politica in campo

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Vista l'incapacità o la non volontà dei partiti presenti in Parlamento si tornerà a votare con la vecchia legge elettorale, denominata “Porcellum” che permette ai segretari di partito di inserire nelle liste chi più gli aggrada.

Diventa fondamentale perciò trovare un altra via per scegliere democraticamente i propri rappresentanti se non si vuole ripetere lo sfacelo che abbiamo assistito in questi ultimi 5 anni.


Pd e Sel. Il Partito Democratico, dopo la sbornia delle primarie, bruttacopia delle primarie Usa e sintomo profondo che il leadersmo della destra populista è entrato a far parte del dna di coloro che si ritengono progressisti, ha deciso di proporre delle primarie anche per i candidati a deputato e senatore. Quest'ultima è una proposta politica seria e veramente democratica, propriamente riparatoria dell'impossibilità di scegliere per via istituzionale i propri rappresentanti. A stretto giro di boa, ieri anche Vendola ha promesso che il suo partito farà le primarie per scegliere i parlamentari. Se la Costituzione avesse ancora un significato, dovremmo sapere che la nostra è una Repubblica rappresentativa e non presidenziale, perciò, il primo ministro viene scelto dal Presidente della Repubblica e non dalle primarie di coalizione, e neanche dai cittadini nell'urna elettorale. Però i ventennio berlusconiano pesa e ci ha cambiato tutti, in primis proprio il Pd, che ora è l'espressione moderata del liberismo sfrenato che abbiamo visto all'opera con Monti.

 

Montiani. Tra di essi una vasta e composita legione che annovera Montezemolo, i democristiani di Casini e quelli che fino a poco fa erano in altri partiti minori, forti a livello locale, come i trentini di Dellai. A ingrossare le fila anche Fli di Fini e tanti ex berlusconiani che tentano di riciclarsi. Nulla di nuovo all'orizzonte solo la voglia di non affondare e di trovare ancora una poltrona nel prossimo Parlamento. Gli unisce il liberismo economico, il sostegno incondizionato al terzo settore guidato da associazioni vicine alla Chiesa e il finanziamento indiscriminato, con i soldi di tutti, del privato sociale. Probabile che parte di questo non-schieramento possa trovare spazio o nel centrodestra di Berlusconi o nel centrosinistra di Bersani.

 

Grillo e M5S. Il movimento populista e popolare del noto comico inizia a perdere i pezzi ancora prima di iniziare a contare veramente. Con l'epurazione stile sovietico da parte di Grillo – Casaleggio, nei confronti di Favia e di Federica Salsi, il movimento ha mostrato il suo volto meno rassicurante e meno democratico: democrazia si, ma solo per quelli che stanno bene al capo. Niente di nuovo sotto il sole della politica italiana. Seppure qualche novità il movimento l'ha introdotta, se non altro proprio nella scelta dei candidati tramite le “parlamentarie” via internet. Anche qui però la piena democrazia con un click s'è trasformata in una fregatura: io ad esempio non averei mai potuto partecipare alle loro primarie, mentre avrei potuto partecipare alle primarie del Pd. Il voto alle parlamentarie era esclusivo per coloro che erano già iscritti al “blog” di Beppe Grillo e avevano fatto pervenire i propri documenti entro una certa data. Praticamente i grillini si sono votati tra di loro. Vedremo se all'interno delle Istituzioni avranno un peso o se si dimostreranno essere solo un espressione della rabbia popolare, come lo furono prima di loro il movimento dell'uomo qualunque negli anni '50, l'Msi negli anni '70, la Lega Nord negli anni '90.


Berlusconi – la mummia, come è stato salutato dalla stampa mondiale - è ancora l'espressione più “genuina” di una parte d'Italia. L'Italia dei furbetti, della raccomandazione, degli studi di professionisti “moderati” esperti nell'aggirare la legge e a fare profitto sulle spalle della povera gente. E' quella parte d'Italia che dall'estero vedono come il tutto; proprio per questo, Berlusconi, nonostante nei 17 anni del suo governo abbia favorito solo se stesso, il suo clan e le sue aziende, abbia aumentato le tasse pur promettendo di ridurle, abbia combattuto la legalità invece di promuoverla, abbia favorito l'imbarbarimento dei costumi con le veline e i tipi come Briatore innalzati a modello vincente; nonostante ci abbia fatto molto male, otterrà sicuramente un buon risultato. Stimabile tra il 15% e il 18% dei voti, tale da condizionare considerevolmente il prossimo Parlamento. Fermarlo si poteva, semplicemente applicando la legge, non scendendo a compromessi al ribasso e facendo una legge sul conflitto d'interessi.

Nessuno tuttavia vuole una legge sul conflitto d'interessi, meno che mai il Pd o i democristiani, perché l'intero mondo bancario ed economico di questo Paese si regge proprio su il controllore che fa anche il controllato. Perciò siamo condannati ad avere a che fare con Berlusconi fino alla fine dei suoi giorni. E a essere, proprio per questo stato di cose, uno dei Paesi europei più corrotti.

 

Gli “arancioni”. “Cambiare si può”, ultima trasfigurazione della sinistra in Italia, nasce però su basi nuovi, cioè fuori dal palazzo. Nasce dalla gente e sopratutto – cosa unica e mai successa prima in Italia – dalla volontà di un gruppo di intellettuali. Propone i temi dei beni comuni, vincenti nei referendum del 12-13 giugno 2011, vuole un Italia libera dal giogo della precarietà che schiaccia le giovani generazioni e le fa fuggire all'estero. Sconta il silenzio dei mezzi di comunicazione, che, da sempre in mano ai potentati economici faranno di tutto per parlarne il meno possibile e impedire che possa diventare un alternativa con qualche possibilità in Parlamento. Anche gli arancioni di Cambiare si può si apprestano a formare le liste con procedure democratiche che non si riscontrano nelle destre, cioè tramite gli incontri pubblici delle assemblee territoriali del 15 e 16 dicembre e nell'assemblea nazionale del 22. Difficilmente riusciranno a superare lo sbarramento. A questa proposta però appare interessata anche Rifondazione Comunista che in caso di apparentamento o di sostegno a “Cambiare si può”, potrebbe dare a quest'ultima una qualche possibilità di rappresentanza all'interno delle Istituzioni portando i suoi voti e il suo know how politico.

 

Il panorama politico a pochi mesi dalle elezioni è perciò il seguente: due tipi di destra: una destra tecnocratica organizzata sotto l'ombrello di Monti, ma che deve ancora prendere forma di proposta politica concreta. La solita destra populista guidata da Berlusconi. Un centro democratico e progressista organizzato da Bersani e una proposta populista trasversale organizzata da Grillo e Casaleggio, nonché gli outsider di “Cambiare si può”; questi ultimi insieme a M5S, Pd e Sel sono gli unici ad essersi premurati di far scegliere in qualche modo ai cittadini i propri rappresentanti nel prossimo Parlamento: vedremo se tutto ciò si concretizzerà. Assenti tutte le destre, che faranno scegliere i loro uomini dai loro capi, come al solito.

Letto 5490 volte Ultima modifica il Giovedì, 13 Dicembre 2012 12:04

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