Il Bolognino

Martedì, 16 Aprile 2013 14:23

Il Tripartito e la fine del cambiamento

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L'Italia è entrata nel quarto anno consecutivo di dura recessione, i giovani non trovano un lavoro dignitoso e il conto corrente delle famiglie si assottiglia sempre di più. Preoccupa lo spread, ma è lo spread morale che dovrebbe preoccuparci di più. Intanto, la politica non va oltre i proclami e gli insulti vicendevoli. Una volta eletti, tutti, compresi gli alfieri del cambiamento, pensano a se stessi e alla poltrona e a come non perderla. Siamo all'immobilismo istituzionale e quindi al conservatorismo dello Status quo, da quasi due mesi, grazie all'inedita situazione politico partitica venutasi a creare dopo le elezioni politiche: il tripartito.

 

 

Il giochetto lo abbiamo capito tutti, ed è il seguente: il Pd e il centrosinistra, primo partito e prima coalizione, hanno due strade entrambe impraticabili: cercare i voti del MoVimento 5 Stelle, cosa tentata da Bersani, che è stato irriso, o il governissimo con Berlusconi. Tornare subito al voto, come chiede Renzi, non è praticabile. Siamo in semestre bianco, e finché non si eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica e le giunte parlamentari per le elezioni, non si potrà tornare a votare. Inoltre Pdl e M5S non vogliono tornare al voto, nonostante le loro immotivate idiosincrasie. La seconda opzione – governissimo - sarebbe la fine elettorale dello stesso Pd, e nonostante i malumori interni di renziani ed ex Dc, la linea della segreteria Bersani la esclude categoricamente. Ecco quindi materializzarsi l'immobilismo. E non è vero che il Parlamento può funzionare anche senza governo – come affermano quegli esperti di Istituzioni che sono i cinquestellati – perché le commissioni parlamentari necessitano di presidenti, espressione della maggioranza. Ma qual'è la maggioranza?

 

Lasciando per ora in secondo piano il problema governo e la corsa al Colle, analizziamo come si è arrivati al Tripartito.

Il tripartito ha fagocitato e divorato ogni opposizione, politica, sociale, movimentista e le ha sublimate in se stesso. Questo è un processo di lunga durata, iniziato circa una ventina di anni fa. Il sistema di rappresentanza italiano, prima del 1990, aveva ancora dei soggetti politici che rappresentavano i cittadini e costruivano la propria essenza con l'appartenenza a famiglie politiche ideologiche. Erano inoltre partiti di massa, attenti a rappresentare il proprio elettorato e non tutto l'elettorato. Successivamente con Forza Italia, siamo passati a un nuovo tipo di partiti: i partiti pigliatutti – caratterizzati dalla mancanza di forte ideologia e con l'esigenza elettorale di acchiappare con qualsiasi promessa quanti più voti possibili.

 

La prima repubblica fu caratterizzata dall'esclusione dal potere dei partiti di matrice comunista, seguendo con solerzia i dictat internazionali della Guerra Fredda e gli accordi segreti stipulati con la NATO, che imposero per oltre cinquant'anni governi di matrice conservatrice cattolica e causando inevitabilmente corruzione. Infatti, senza possibilità di turnazione del potere, le elites erano totalmente estranee a rendicontare le proprie azioni agli elettori. C'era mancanza di Accountability. La seconda repubblica si è paradossalmente caratterizzata con la medesima dinamica sistemica: niente responsabilità per il potere e per gli eletti. O noi, o Berlusconi. Questa, in pratica, fu la scelta che obbligò l'Italia a un dualismo esasperato.

 

La terza repubblica, è il tripartito: tre grandi partiti che si spartiscono l'elettorato. La rabbia popolare è stata infine incanalata in un progetto che osa dichiararsi un movimento di cittadini ma soffre delle medesime contraddizioni interne che hanno contraddistinto la destra guidata da Silvio Berlusconi: nessuna democrazia reale interna, amore incondizionato per il leader capo spirituale e aizzatore di folle, mancanza di un progetto sensato per l'Italia, che presto o tardi si tradurrà in un gioco di potere e di rendita di posizione.

 

I governi Prodi - durante la transizione, anche chiamata seconda repubblica - furono i tentativi concreti di far entrare il cambiamento e il progresso all'interno delle Istituzioni rappresentative. Il progresso in Italia è sempre stato incarnato dalla sinistra. La destra ha come baluardi culturali il cesarismo e il fascismo, e una certa compassionevole e molto autoritaria dottrina sociale della Chiesa.

 

Perciò non possiamo certo aspettarci che il cambiamento tanto auspicato possa concretizzarsi da destra. In Italia è impossibile, o molto molto improbabile.


La sinistra non ha mai amministrato lo Stato in solitudine. I governi Prodi, infatti, erano dei governi in cui la parte importante l'hanno fatta gli esponenti e i partiti della prima repubblica e specialmente democristiani, o comunque molto moderati. La forza dei due partiti di maggioranza relativa all'interno della coalizione di Prodi – Pds poi Ds e Margherita – riuscirono a portare a pieno compimento le “riforme” che loro volevano, ma ad escludere pienamente le riforme che la sinistra avrebbe voluto. Furono riformati in senso liberista il mercato del lavoro – con la nascita della piaga endemica della precarietà, furono riformate le Istituzioni causando quel guazzabuglio di competenze che è il Titolo V della Costituzione. Furono riformate in senso liberista la scuola e l'università, causandone il degrado e l'aumentato tasso di abbandono scolastico e i sempre più lauti finanziamenti pubblici alle scuole private. Furono svendute le aziende di Stato, foriere di occupazione e sviluppo, che portarono da sole l'Italia da paese contadino e sottosviluppato a sesta potenza globale. Svendute, privatizzate.

 

Si riuscì, da ultimo ad addossare tutte le colpe a Rifondazione Comunista e a tutti gli altri partitini di sinistra, espellendoli di fatto dalla coalizione e da ogni possibilità di ripresentarsi come forze credibili di cambiamento. Il Pd, nacque allora, con il chiaro intento di fagocitare l'intero elettorato “di sinistra”, attuando però politiche liberali e comunque lontane da ciò che una persona comune si aspetta da governi di centrosinistra. Pieno appoggio alle guerre Nato, processo di entrata nell'Euro e progressivo smantellamento dello stato sociale e dell'economia di Stato (svendita asset pubblici e grandi aziende pubbliche), sono tre meta politiche, che i moderati di Cdl poi Pdl e centrosinistra Ds Margherita poi PD portarono a compimento insieme, di comune accordo. La sinistra fu esclusa, e frustrati furono i tentativi di cambiamento profondo della società.


Chi, anche fuori dalla sinistra, tentò di cambiare le dinamiche interne nei tre partiti del Tripartito fu messo alla porta.
Ma il malumore negli anni, è cresciuto non si è attenuato. L'obiettivo istituzionale di allora era la creazione di un pieno bipartitismo, Pd da una parte, completato a destra dalla nascita del Pdl, copiando incollando il sistema istituzionale statunitense.

Come tutte le bruttecopie, il bipartitismo è durato poco. Così come è durato poco il federalismo, altra bruttacopia che nulla ha a che vedere con la storia istituzionale dell'Italia.

 

La contiguità ideologica – liberista – e politica tra centrosinistra e centrodestra si è palesata col sostegno del governo delle banche voluto da Napolitano per accontentare la Troika: il governo Monti. Dai disastri sociali del governo Monti – esodati, art.18, riforma Fornero, ecc – però non è nata una forte e rinnovata identità di sinistra, e quindi di cambiamento.

E non è nata proprio perché il gioco di centrosinistra e centrodestra è funzionato alla perfezione: c'hanno fatto credere che fu tutta colpa della sinistra e che comunque i politici sono tutti uguali. Ecco perciò la risposta degli italiani, che hanno creduto a questo insieme di baggianate che la vecchia politica ha fatto credere loro: il Movimento Cinque Stelle.

 

Il movimento Cinque Stelle partito autoritario e verticistico, è movimento solo per quanto riguarda il grande scompiglio ideologico che si cela al suo interno. Si passa dall'iniziativa, veramente progressista del salario minimo, al sostegno molto leghista autoritario e fascista, quindi reazionario, del rimpatrio del clandestino. Si passa dalla giustissima richiesta di trasparenza e di riduzione dei privilegi alla totale segretezza e autoritarismo interno di Grillo – Casaleggio. Dalla posizione politica discutibile sull'uscita dall'euro, a votare sul proprio sito internet delle personalità di centrosinistra come candidati a Capo dello Stato, tutti favorevoli all'euro.

 

Perciò, almeno per ora, non può certo essere il Movimento Cinque Stelle a incarnare le vere istanze di cambiamento che sono forti nella società italiana, ma che non trovano spazio all'interno del Tripartito. Centrosinistra e centrodestra hanno fatto loro un unica ideologia di riferimento: il liberismo. Il Movimento Cinque Stelle non ne ha una, e proprio per questo sbanda da un liberismo pro aziendalista Casaleggiano, a un populismo mediatico dei vaffanculo di Grillo.

 

Intanto, però, il fatto che l'elettorato sia diviso in tre, cioè si divida quasi equamente in Pd, Pdl e M5S, impedisce di fatto una rappresentanza istituzionale e democratica a chi sogna (come me) uno Stato pienamente laico, amministrazioni competenti e trasparenti, manager pubblici e privati pagati il giusto e non decine di centinaia di migliaia di euro al mese, eccetera eccetera.

In due parole; le istanze di cambiamento trovano un muro di gomma quando si devono trasformare in politiche. Se il Tripartito è la realtà isituzionale, meglio non va con la dinamica dei movimenti. I principali movimenti sono stati anch'essi assorbiti all'interno del Movimento Cinque Stelle, o comunque il loro dissenso trova lì rappresentanza politica.

 

Stante così l'attuale situazione partitica e politica, non c'è più possibilità di rappresentanza democratica per le tematiche progressiste. Sembra di intravvedere un disegno politico unitario di grande portata, che aveva l'intento ultimo cancellare dall'azione politica ogni possibile istanza sociale o di eguaglianza materiale e nei diritti. Stanti queste le forze politiche disponibili, ogni possibile istanza dovrà gioco- forza incanalarsi in uno dei tre elettorati, o rivolgersi a uno dei tre sfidanti. Fine dei giochi e della possibilità concreta di cambiare in senso progressista la società italiana.
Solo per ora, speriamo!

Letto 1683 volte Ultima modifica il Martedì, 16 Aprile 2013 15:04

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