Il Bolognino

Mercoledì, 14 Agosto 2013 16:22

Condanna e Grazia a Berlusconi, tutti i fatti

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Silvio Berlusconi e sullo sfondo Giorgio Napolitano Silvio Berlusconi e sullo sfondo Giorgio Napolitano Liberoquotidiano

La sentenza passata in giudicato che vede l'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi condannato in via definitiva per frode fiscale ha fatto molto discutere. In questa sede ci limitiamo ad analizzare e spiegare i fatti e non a dare interpretazioni, lasciandole ai lettori. Negli ultimi giorni la vicenda si è arricchita di elementi nuovi, tali da necessitare una più attenta ricostruzione dei fatti. Condanna, ineleggibilità e agibilità politica sono tre cose ben distinte che proveremo a chiarire. Berlusconi inoltre potrebbe addirittura richiedere la Grazia presidenziale, nonostante sia stato condannato per aver truffato lo Stato. Ne parliamo diffusamente perché al contrario di quel che pensa la maggioranza dei cittadini la vicenda Berlusconi riguarda tutti noi, le nostre tasche e i nostri diritti.

 

Questa vicenda processuale è ovviamente peculiare, in primis perché riguarda il politico più discusso, chiacchierato e più votato degli ultimi vent'anni in Italia, in secondo luogo perché rappresenta uno spartiacque sia giuridico che politico tra il prima e il dopo sentenza: ha stabilito ufficialmente che Silvio Berlusconi è un criminale, proprio come si legge nella lettera della sentenza di Cassazione depositata:Berlusconi ha una “naturale capacità a delinquere” per perseguire “il disegno criminoso”. L’ex premier viene ritenuto l’ideatore del sistema fraudolento e “non si può ignorare la produzione di un’immensa disponibilità economica all’estero ai danni dello Stato e di Mediaset che ha consentito la concorrenza sleale ai danni delle altre società del settore”. Un insieme di società off shore segretamente create da Berlusconi stesso e dai suoi collaboratori con sede nei paradisi fiscali dei Caraibi avrebbero sottratto al fisco italiano - cioè allo Stato di cui lo stesso Berlusconi è stato capo del governo (!) - svariati miliardi di euro, quantificati dalla Magistratura nell'evasione record di 17,5 miliardi di lire nel 2000; in 6,6 milioni di euro nel 2001, in circa 4 milioni nel 2002, e in circa 2 milioni nel 2003. Per questa frode Berlusconi è stato riconosciuto colpevole in quattro gradi di giudizio da quattro diverse giurie/giudici e condannato a quattro anni e cinque di interdizione dai pubblici uffici. Interdizione che la Cassazione ha rimandato ad un altra decisione, della Corte d'Appello, non ancora pronunciata.



La pena accessoria, cioè l'interdizione dai pubblici uffici, spaventava e spaventa tutt'ora il condannato più della pena stessa, in quanto anche se condannato in via definitiva è anche il politico più influente d'Italia e perciò non teme che una condanna possa renderlo de facto ineleggibile o impresentabile. Il suo partito, il Pdl, ha dimostrato più volte di essere un partito tutto chiuso a difesa degli interessi personali del suo leader invece di fare gli interessi collettivi dei propri elettori e anzi, identificando come interesse primo dei propri elettori la libertà dello stesso Berlusconi. Per questo motivo – assurdo per un comune cittadino europeo ma reale – la pena di quattro anni di reclusione è per l'imputato niente altro che un grattacapo ma nulla più, perché Berlusconi sa che riceverà automaticamente l'ennesima nomina a leader del Pdl e della coalizione di centrodestra alle prossime elezioni.



Dal punto di vista del comportamento elettorale questo fatto è inspiegabile a una persona che non viva in Italia. sappiamo che in passato le condanne e le vicende giudiziarie gli hanno portato voti, invece che togliergliene. L'Italia d'altronde è un paese bizzarro a dir poco, dove una quasi metà degli elettori vuole essere rappresentata da un faccendiere con molti guai penali, nel mondo famoso per le suoi bunga bunga con minorenni e prostitute, più che per il suo buongoverno, per le sue figuracce ai meeting internazionali più che per la sua affidabilità. Stiamo parlando di un soggetto che ha offerto discutibili performance economiche e politiche negli oltre 17 anni di sua guida, non ha mai fatto le riforme che ha continuato a promettere, non ha mai risolto il suo onnipresente conflitto d'interessi, e che anzi, ha pensato più a se e alle sue aziende che a chi lo ha votato. Non ha ridotto le tasse, ma le ha aumentate. Non ha semplificato la burocrazia, eccetera. Purtroppo questa è cronaca, e non opinione. Ma i voti alla sua persona e al suo partito continuano ad arrivare a frotte. I voti, cioè la volontà democratica degli italiani, è anche da sempre la ragione principale che impedisce alle Istituzioni di impedire a Berlusconi di fare politica.



Agibilità politica. Quando si è coniato il termine “agibilità” si voleva sottintendere la possibilità per Berlusconi di continuare a fare politica anche dopo la sentenza definitiva di condanna. Le leggi nonché i regolamenti parlamentari escludono questa possibilità, tuttavia il condannato ha comunque visto uno spiraglio nel fatto che la Cassazione ha deciso di non pronunciarsi sulla sua incandidabilità rimandando la decisione alla Corte d'Appello che lo aveva precedentemente condannato per questo processo (26 ottobre 2012). Senza incadidabilità, non c'è una decisione giuridica che impedisca a Berlusconi di ricandidarsi, ma solo delle leggi, che evidentemente sono troppo deboli o aggirabili dalla volontà politica. Si aspetta quindi che la Corte d'Appello si pronunci sull'incandidabilità. La sentenza però potrebbe non essere pronunciata se prima intervenisse Napolitano con la Grazia presidenziale, ma andiamo con ordine.

 

La frode fiscale di Mediaset e Berlusconi è anche una notizia economica di prima rilevanza ma ci siamo tutti concentrati solo sugli aspetti politici della sentenza. La sentenza invece ha stabilito che Mediaset ha ottenuto dei vantaggi illeciti e fatto concorrenza sleale ai principali competitori, truffando lo Stato nell'ordine di miliardi di euro, in un momento in cui – aggiungiamo noi - le casse pubbliche sono vuote e istruzione e sanità vengono quotidianamente tagliate con evidenti danni alla collettività. Doppio danno ai cittadini, dunque. Berlusconi tuttavia, essendo un pluri-settantenne non finirà mai in prigione, perché il nostro ordinamento vede come disumana la detenzione di anziani. E' prevista detenzione agli arresti domiciliari oppure, ai sensi dell'articolo 47 comma 12 dell'Ordinamento penitenziario, «l'effetto estintivo» dell'aspetto penale cioè la decadenza da senatore (e relativa incandidabilità futura) se il pregiudicato accettasse i lavori socialmente utili in un periodo di affidamento (dopo un anno, che con lo sconto di 45 giorni per semestre scenderebbe a 10 mesi e 15 giorni) e il Tribunale di sorveglianza ritenesse positivo l'esito della prova. Questa via pare sia stata scartata da Berlusconi perché lo obbligherebbe ad accettare la sentenza e ad ammettere di aver compiuto il furto. Lo stesso basa la sue campagne elettorali e la sua forza politica da oltre vent'anni proprio sulla tiritera che i giudici che lo giudicano sono “comunisti” e che ogni sentenza che lo riguarda è una “sentenza politica” e che lui è comunque sempre “innocente” e chi vuole applicare le leggi è un “giacobino”o un “giustizialista”.

 


Dal punto di vista giuridico oltre alla condanna,
sia l'articolo 3 della Costituzione che la recente Legge Severino costituiscono degli ostacoli per chi è stato condannato in via definitiva e vuole fare politica. L'articolo 3 prevede che la Legge è Uguale per tutti e probabilmente in un sistema Istituzionale dotato di bencheminimo senso della realtà basterebbe questa prescrizione per impedire a chiunque di avere dei favori rispetto agli altri, sappiamo che nella pratica è costantemente disatteso.

Ogni deputato o senatore condannato ha comunque la possibilità di essere espulso dalla Giunta per le elezioni in Parlamento, ma tutt'ora questa strada dei regolamenti interni non è stata ancora battuta, anche perché la maggioranza non vuole arrivare a una decisione in aula sulla decadenza di Silvio Berlusconi perché costituirebbe dal punto di vista politico anche la fine dell'attuale governo Letta, sostenuto anche dal Pdl.
La Legge Severino ha inoltre previsto la decadenza da senatore o da deputato (da qualunque carica
n.d.r) del condannato e la sua successiva incandidabilità per i reati di corruzione e concussione, ma se arrivasse la sentenza di Grazia presidenziale ogni legge verrebbe scavalcata dalla decisione del Presidente della Repubblica.


Le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non hanno però chiuso la vicenda, ma anzi, hanno dato ulteriore spazio di manovra al condannato. Ieri il Presidente ha parlato di “sentenza da rispettare”, ma di 
possibilità di prendere in considerazione la richiesta di Grazia a Berlusconi qualora gli si presentasse la domanda. 


Il costituzionalista Valerio Onida ha commentato così la vicenda: “la Grazia si da per ragioni umanitarie e mai per questioni di opportunità politica. La Grazia a Berlusconi sul piano giuridico non è impossibile ma impensabile”, ha detto lapidario. Brunetta e altri esponenti del centrodestra hanno dichiarato che la legge Severino non costituirebbe un ostacolo all'ennesima candidatura di Berlusconi perché la sua applicazione sarebbe retroattiva, cioè la legge sarebbe stata approvata dopo il reato e quindi non sarebbe valida; Onida anche su questo è stato chiaro - “E perché non dovrebbe essere applicata? Questa non è una norma penale che stabilisce una sanzione penale per la quale valga il principio di irretroattività rispetto al momento del fatto commesso. Conta dunque - continua Onida nell'intervista - non il momento del fatto commesso e penalmente rilevante ma il momento in cui è stata prevista, prima delle elezioni, la causa di ineleggibilità, cioè l'esistenza o la sopravvenienza di una condanna definitiva di un certo tipo". E nel caso in cui il Senato decidesse diversamente? "Commetterebbe un'illegalità" è la chiusa lapidaria del Costituzionalista.

 

La Grazia è un istituto giuridico eccezionale ed è un potere speciale in capo al Presidente della Repubblica. Si concede di norma ai condannati che hanno già scontato parte della pena, e non a coloro che devono ancora scontarla all'indomani della sentenza, anche perché questo significherebbe sconfessare le decisioni della Cassazione. Marco Travaglio ci ricorda che tale principio è stato già sconfessato dallo stesso Napolitano in occasione della grazia concessa al colonnello della Cia Joseph Romano riconosciuto colpevole del rapimento di Abu Omar.
La Grazia è un istituto che si ispira a una "ratio umanitaria ed equitativa" volta ad "attenuare l'applicazione della legge penale in tutte le quelle ipotesi nelle quali essa confligge con il più alto sentimento di giustizia sostanziale", essa "esula da ogni valutazione di natura politica", ed è proprio per questo che è affidata dagli ordinamenti al Presidente della Repubblica che dovrebbe essere figura terza e imparziale, rappresentante di tutta la Nazione, cioè di tutti i cittadini.


Dal punto di vista prettamente politico infine, per chi afferma che i moderati sono dalla parte di Berlusconi, non nuoce ricordare che Famiglia Cristiana, la rivista moderata cattolica più letta in Italia, per voce del suo direttore Don Sciortino parla chiaramente di come "l'eventuale grazia a Berlusconi minerebbe la credibilità di Napolitano", oltre ad esporlo - aggiungiamo noi - al procedimento di impeachment (che vero impeachment non è, ma messa in stato d'accusa per Alto Tradimento della Costituzione) da parte del MoVimento Cinque Stelle. 
Vale la pena ricordare inoltre come per un reato del tutto equiparabile a quello di Berlusconi,
 Madoff, nei liberali Usa, ha  ricevuto una pena di 150 anni di reclusione.

 

L'ottica e la mentalità giustificatoria e relativista che va per la maggiore in Italia, secondo cui evadere è reato di scarsa gravità o comunque giustificabile sottointendendo che lo si fa perché le tasse sono troppo elevate, non trova senso giuridico ma neanche senso in termini politici o morali – Istituzionali. Ed è solo un modo per giustificare un reato. Quale esempio darebbe ai cittadini un Presidente della Repubblica che grazia un Presidente del Consiglio evasore? Senza voler fare opinione, il messaggio chiaro che arriverebbe ai cittadini suonerebbe più o meno così: “Evadete pure, continuate a truffare lo Stato, mandateci pure in bancarotta. Siamo delle Istituzioni da burletta". Un altro sottinteso grave sarebbe "Berlusconi non è come voi popolino egli vale di più delle leggi stesse". Tutto ciò non sarebbe certamente un messaggio favorevole ai tanti cittadini onesti. Una simile decisione sarebbe insostenibile anche dal punto di vista delle relazioni internazionali ed economiche: gli investitori internazionali avrebbero ulteriori argomentazioni per non investire in Italia. Qualunque prestito infatti presuppone che chi presta, il creditore, abbia la sicurezza che di rivedere un giorno il proprio denaro investito. Un Paese che grazia un evasore è un Paese in cui un creditore rischia di non rivedere i propri denari perché la giustizia è una burla e questo creerebbe un danno incommensurabile all'economia italiana che già sconta un immagine pubblica non propriamente presentabile.

Questi i fatti ad oggi. Un ultima osservazione è che lo zelo dimostrato dalle principali forze politiche (Pdl, Pd, Sc, Lega) per trovare una via presentabile al salvataggio del criminale Berlusconi non la ritroviamo ad esempio nell'affrontare i problemi della gente come la disoccupazione giovanile crescente, la disuguaglianza, la povertà eccetera; e questo deve fare riflettere.

Letto 1906 volte Ultima modifica il Mercoledì, 14 Agosto 2013 17:05

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