Il Bolognino

Giovedì, 30 Gennaio 2014 11:01

Fiat se ne va, e in molti altri ci stanno pensando.

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Fiat trasfigura se stessa e abbandona il proprio Paese, cioè l'Italia. Non diventerà un azienda americana come i gufi affermavano, ma olandese con le tasse a Londra. Un operazione devastante per l'economia italiana di cui in pochi si sono accorti. La deindustrializzazione totale del Paese continua inarrestabile. Ieri l'Ad di Fiat Sergio Marchionne e il sorridente John Elkann hanno affermato con entusiasmo che la più grande azienda privata italiana presto non sarà più italiana, proprio mentre la politica era intenta a litigare sul nulla, come al solito: il decreto Imu- Bankitalia, una rivalutazione delle quote di Bankitalia assolutamente normale, e che non prevede alcun esborso per lo Stato. 

Fiat, vero e proprio simbolo della grande industria italiana, uno degli ultimi rimasti, se ne andrà. E' un fatto economico più unico che raro e assai inconsueto. Nessuna grande azienda manifatturiera o multinazionale straniera o italiana ha mai pensato di spostare il proprio domicilio legale e fiscale. Ve la immaginereste una Coca Cola Islandese, un Mac Donalds improvvisamente cinese o una Ford francese? No, non sarebbe immaginabile. Ma questo succederà a Fiat, che non si chiamerà più Fiat automobili come ora, ma FCA ovvero Fiat Crysler Automobilies. Va subito chiarito che l'acquisizione di Crysler non comportava automaticamente un abbandono del suolo patrio come i gufi di sinistra hanno continuato ad affermare negli anni passati. Semplicemente perché sta nell'ordine delle cose che una società più importante (Fiat) compri una società divenuta meno importante e sull'orlo del fallimento (Crysler) e la faccia diventare propria sussidiaria. Proprio come ha fatto Renault con Dacia, Volkswagen con Audi, Skoda, Lamborghini, Ducati, Seat. E ai tedeschi di Volksvagen non è mai passato neanche per l'anticamera del cervello di tradire la propria tradizione e trasformare Volkswagen in un azienda che non sia un azienda tedesca.


Come opportunamente ricorda l'economista liberista Luigi Zingales sul Sole 24, le società non hanno gratitudine, né dei soldi pubblici che lo Stato gli ha regalato, né dell'Alfa Romeo, svenduta a suo tempo agli Agnelli. Altrove in Europa - e si badi bene in Europa non in Urss - altri stati come Francia e Germania hanno dato molti più soldi pubblici nel passato e anche nel presente alle loro aziende automobilistiche, ma non a fondo perduto come ha fatto l'Italia, da sempre governata da incompetenti. Il governo francese è azionista di Renault e il governo tedesco di un land è azionista di Volkswagen, il governo federale tedesco, invece è azionista di maggioranza di Daimler (Mercedes, Smart). 

Pensereste mai acquistando una Renault, che state acquistando un prodotto in parte statale, fabbricato grazie ai soldi stanziati da Hollande? E che acquistando la vostra Smart avete pagato una società i cui introiti e debiti sono sanati da Angela Merkel? Forse non lo sapevate, eppure i bilanci e gli azionariati sono pubblici. Fiat, invece è totalmente privata. Cioè il suo azionariato è totalmente formato da azionisti privati e non già da azionisti pubblici. Perciò il governi hanno regalato soldi pubblici a Fiat nel passato (ma non nel presente che ne si dica in tv e online) ma senza acquisire una necessaria controparte nell'azionariato della società. Con un azionariato in parte pubblico, invece, il governo avrebbe avuto in mano una carta da giocare per impedire l'abbandono dell'Italia da parte di Fiat.
Ecco spiegato perché Fiat ha avuto le ruote libere per andare dove gli pareva, cioè dove sarà presa sul serio, pagherà pochissime tasse, ma sopratutto sarà percepita come un potente ed emergente azienda multinazionale e non più come una piccola azienda di uno stato quasi in bancarotta.

Ma non è solo Fiat che smobilita. Anche Elettrolux, colosso degli elettrodomestici, al quale è stato permesso di acquistare praticamente tutti i marchi italiani e le aziende italiane di elettrodomestici (Rex, Zanussi, Ignis eccetera), ora sembra deciso a smobilitare. Elettrolux però, a differenza di Fiat è un azienda straniera, che ha delle sussidiarie in Italia. Ma non sono solo le società che se ne vanno. Nel 2012 ben 9000 (novemila) laureati se ne sono scappati all'estero, in paesi dove la laurea è qualcosa di importante e apre le porte del mondo del lavoro. In Italia, invece le chiude. 

E' il sistema Italia, perciò, che non funziona più, e non solo non è "attraente", ma è addirittura "respingente". Questo ha motivazioni varie che non si possono semplicisticamente addossare ai sindacati e alla contrattazione collettiva. Oggi le società in Italia possono decidere di assumere chi gli pare per il tempo che vogliono a costi irrisori e poi sbarazzarsene senza dover chiedere niente a nessuno. I problemi non sono lì. I problemi, vari e svariati sono una burocrazia elefantiaca e soffocatrice, un sistema infrastrutturale inadeguato, un sistema fiscale che premia le piccole aziende che non producono innovazione né possono competere sul mercato globale e che svantaggia le grandi aziende, che infatti scappano a gambe levate lasciando dietro di se milioni di nuovi disoccupati.

Poi c'è il costo eccessivo dell'energia elettrica, il fatto che metà del territorio nazionale non sia sono controllo dello Stato ma delle mafie locali, il fatto che le università non facciano alcuno sforzo per proporre i propri laureati alle aziende, eccetera. Molti di questi problemi on interessano ai partiti attuali, nessuno escluso, compreso il Movimento Cinque Stelle che non ha le competenze economiche e finanziarie necessarie né la volontà di entrare al governo. Gli unici che avevano proposto riforme interessanti e utili, che potessero avvicinare l'Italia ai paesi industrializzati, cioè la sinistra ora extraparlamentare, sono stati messi ai margini e là relegati dalla rabbia popolare ingiustificata e dai grandi partiti con le leggi elettorali. Riforma della tassazione che premi il lavoro e svantaggi la rendita, il salario minimo, il reddito minimo garantito, una forte politica industriale attiva. Tutti temi ora messi al bando, di cui i tre grandi partiti si guardano bene dal risolvere perché romperebbero i loro giochi politici. Giochi politici perpetrati con l'ausilio di leggi elettorali (porcellum e Italicum) che premiano sempre chi si allea nelle loro coalizioni e svantaggia chi prova politicamente a opporsi al tripolio Pd - partito di Berlusconi - M5S. L'Italia intanto cola a picco, con grande felicità degli "amici europei" che ci "rubano" per quattro soldi le nostre più importanti aziende. Aziende, che vale la pena ricordarlo, sono diventate grandi e potenti grazie al lavoro, al sudore, e all'intelligenza di generazioni di italiani, e che ora se ne vanno da un Paese intento a litigare, invece che a risolvere i propri colossali problemi economici.

 

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