Il Bolognino

Martedì, 07 Aprile 2015 12:28

Diaz e Bolzaneto 2001: per l'Europa fu tortura

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Esempio di tortura medievale Esempio di tortura medievale

La notizia arriva e gela gli animi di tutti, riportando alla memoria quella parte oscura della nostra storia recente, messa lì in un angolo delle nostre coscienze a maturare. La Corte europea dei diritti dell'uomo, con sede a Strasburgo ha decretato che quella "sospensione della democrazia", che furono gli episodi legati all'irruzione della polizia nel dormitorio allestito all'interno della scuola Diaz durante il G8 di Genova e poi, il "particolare trattamento" riservato ai manifestanti rastrellati e ammassati nella caserma Bolzaneto, furono episodi di tortura.

 

Chi legge questo sito web, o chi aveva seguito la vicenda allora ed è in buona fede, già lo sapeva: durante il G8 di Genova, nel lontano 2001, la polizia italiana si è resa responsabile di fatti di sangue e di violazione dei diritti umani, configurabili come tortura. La tortura è vietata nell'Unione Europea e quindi punita dalla Corte dei diritti umani di Strasburgo. Ma la Corte ha stabilito ancora un altra cosa, forse ancora più terribile della certificazione giuridica dell'avvenuto episodio di tortura: condanna lo Stato italiano al risarcimento delle vittime e a una multa, perché nell'ordinamento italiano ancora non c'è il reato di tortura.

Si badi bene, non che in Italia non esista la tortura: Bolzaneto e Diaz, ma ancora più recentemente i tanti morti innocenti nelle mani delle forze dell'ordine (Aldrovandi, Uva, eccetera...) sono "casi" che continuano a ricordarci che c'è un rapporto malato tra come viene inteso il concetto di ordine pubblico  dalle Istituzioni e come invece viene inteso dall'opinione pubblica, o da buona parte dell'opinione pubblica.

 

Quello che sconcerta, ma non è certo una novità, è che i responsabili di tutte queste violenze non vengono mai puniti dalla politica o dalle Istituzioni. I responsabili sono sempre appartenenti ai vari corpi armati, che sembrano fregiarsi di una speciale immunità alle leggi a cui tutti noi siamo sottoposti. Qualunque atto d'accusa a loro spese viene rigettato, qualunque processo finisce in un nulla di fatto, come nel caso della morte in carcere di Stefano Cucchi, dove le Istituzioni, in primisi proprio la Magistratura, si sono coperte di ridicolo: non potendo punire gli autori materiali del delitto - i carcerieri di Stefano - se la sono presa coi suoi medici, accusandoli, nel pieno dell'assurdità di non averlo curato adeguatamente, invece di punire chi lo aveva massacrato di legnate, tumefandolo in tutto il corpo e addirittura rompendogli la spina dorsale, come la perizia di parte ha poi dimostrato. Cucchi, Aldrovandi, e i giovani del G8 sono solo i casi più alla luce di un fenomeno che non accenna a diminuire e che a differenza di quanto succede negli USA, dove ogni morte di giovane afroamericano da parte della polizia scatena la collera della comunità nera, da noi non ha mai prodotto un vero e proprio dibattito nazionale. Il tema non è la violenza, ma l'abuso di potere delle forze dell'ordine, che è ormai procedura standardizzata, silenziosamente accettata dalle Istituzioni: l'abuso dell'uso della forza a volte sfocia in tortura.



La mancanza di una chiara presa di coscienza collettiva che tutto questo non può essere sempre visto come una  sequela di casi isolati, ma fa parte, con ogni evidenza, di un modo sbagliato di imporre l'ordine da parte delle forze dell'ordine, impedisce un vero dibattito pubblico. Dal punto di vista storico se ne trovano svariati esempi fin dagli albori della nascita della Patria: per 150 anni non c'è stato nessun miglioramento, neanche nei momenti storici in cui più si discuteva di critica al potere e di diritti civili come nel 68. Anzi, proprio in quel periodo si ha il ricordo del caso Pinelli, torturato in caserma, per estorcergli una verità che non poteva affermare, dato che non era stato lui o altri anarchici come lui, a mettere la bomba a Piazza Fontana.

 

Si trovano eventi di abuso della forza anche nei libri di scuola, ben prima della formazione dell'Italia stessa. Come dimenticare le cannonate rifilate alla folla dai militari durante le Cinque giornate di Milano? Con l'avvento della monarchia prima e della democrazia poi dai cannoni si passò prima alla baionetta e poi al manganello. Evidentemente non molto è cambiato dal 1848 ad oggi, per quanto riguarda la prepotenza delle forze dell'ordine.

 

Giovanni De Gennaro, capo della polizia durante il g8 di Genova non fu mai punito, ne retrocesso per ciò che i suoi sottoposti avevano fatto. Non venne mai punito né da governi di centrodestra, né da governi di centrosinistra. Dal G8 in poi De Gennaro fece molta carriera: già capo di gabinetto del Ministero dell'Interno e Commissario Straordinario per l'Emergenza rifiuti in Campania, nel maggio 2008 è stato nominato direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, l'11 maggio 2012 cessa dall'incarico e viene nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Monti,[1]incarico che ricopre fino al 28 aprile 2013. In egual modo nessun tenente o comandante fu mai punito per non aver saputo tenere a freno la violenza dei propri uomini nell'irruzione alla Diaz o poi a Bolzaneto. Le forze dell'ordine non sono punibili neanche quando si adoperano per fare bullismo ai danni di una vittima: si ricordi il sindacato di polizia che sventolò l'immagine di Aldrovandi morto, sotto l'ufficio della madre. Ogni grande manifestazione studentesca o sindacale finisce sempre con qualche contuso, e comunque non si può mai sapere chi, tra le forze dell'ordine, abbia ecceduto, visto che la legge sui numeri identificativi sugli indumenti delle forze dell'Ordine, giace in Parlamento da tempo immemore.

 

Inutile dire che anarchici e contestatori sono sempre stati tra i principali obiettivi delle botte, dello scherno e delle incarcerazioni della polizia italiana. Mai in 150 anni di storia, le forze dell'ordine se la sono presa con manifestazioni di chiara matrice fascista o destrorsa, il che fa sospettare un certo conivolgimento ideologico delle forze dell'ordine, che sarebbe di per se esecrabile.

Molte persone consapevoli di questo stato di cose, non si fidano più delle Istituzioni e meno che mai delle forze dell'ordine, causando per riflesso, un bel danno dalle Istituzioni stesse, delegittimate da questi eventi di violenza perpretrata sempre nei confronti di determinati gruppi sociali, spesso i più deboli.

 

La Corte di Strasburgo è un organo giurisdizionale internazionale, istituito nel 1959[1] dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) del 1950, per assicurarne l'applicazione ed il rispetto. Vi aderiscono quindi tutti i 47 membri del Consiglio d'Europa. Proprio nella CEDU si dice che la tortura deve essere un reato e non può essere utilizzata quale metodo punitivo o investigativo dalle forze dell'ordine dei Paesi membri del Consiglio d'Europa, di cui, sulla carta, fa parte anche l'Italia. La Corte può punire i Paesi membri che non rispettano la CEDU con multe salate. Speriamo che dove ha fallito la ragione e la pietàs possa trionfare il portafoglio, obbligando lo Stato a dotarsi di un freno nell'uso della forza, con leggi che vietino la tortura, oggi non più rinviabile.

Letto 1486 volte Ultima modifica il Martedì, 07 Aprile 2015 13:53

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