Il Bolognino

Martedì, 13 Ottobre 2015 08:05

Le riforme renziane, Senato e legge elettorale: piccoli passi verso il Presidenzialismo

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La riforma del Senato, o più propriamente la riforma Costituzionale voluta dal governo Renzi, progredisce velocemente. Al governo Renzi viene rimproverato di non avere la legittimità di fare una riforma Costituzionale di tale portata perché è un governo non eletto. Tuttavia dal 48 in poi - per la verità anche prima - in Italia il popolo, cioè voi ed io, non abbiamo mai eletto direttamente un governo e tanto meno un presidente del Consiglio dei Ministri.

 Al governo di Matteo Renzi viene anche ascritta la colpa di aver costruito una legge elettorale non democratica, in quanto "troppo" maggioritaria e che permetterà a una minoranza di controllare l'unica camera elettiva rimasta, la Camera dei Deputati, mentre il Senato viene declassato a camera di secondo livello secondo i dettagli di una elezione demandata a livello regionale, le cui regole però non sono ancora state decise e anzi demandate a dopo la fine delle riforme Costituzionali.

Vista così, sembrerebbe proprio che l'Italia stia finendo dalla padella alla brace e che gli spazi di democrazia, pluralismo e libertà si stiano restringendo. Tuttavia queste critiche hanno dei "tarli" interni che ne minano la credibilità e sono tra esse contraddittorie. Di seguito cercherò di mettere in luce i tarli di queste critiche, anche se non faccio parte del Pd, non ne ho automatica simpatia e in generale sono capace di distinguere ciò che un governo fa, senza necessità automatica di schierarmi. Necessità particolarmente sentita dal popolo italiano e spesso assai deleteria, sicuramente foriera di grandi delusioni politiche.

 

Sin da remoti secoli non abbiamo mai scelto nessuno a buon modo di vedere: non abbiamo scelto direttamente i Presidenti dei governi liberali nei primi anni del Novecento, non abbiamo scelto Mussolini, né tanto meno i governi del dopoguerra. Non abbiamo scelto neanche i Re, i Borbone o i Savoia che c'erano prima di tutti questi, e meno che mai qualcuno si è scomodato nel chiederci quale personalità avessimo voluto come nuovo Papa. 

L'Italia della Costituzione repubblicana del 48 è un sistema politico la cui forma di Stato è la Repubblica e la cui forma di governo è la democrazia parlamentare. Per democrazia parlamentare, i Padri costituenti intendevano un sistema nel quale i cittadini votano i rappresentanti - cioè sulla scheda votano i partiti - e i rappresentanti, divisi in Camera e Senato, vanno poi a esprimere un governo che deve "prendere la fiducia", cioè deve essere eletto con una maggioranza semplice in entrambi i rami del Parlamento. A ben vedere già qui cade la prima critica: il governo Renzi è un governo non eletto. Nessun governo è eletto in un sistema parlamentare: non sono i cittadini ad eleggere i governi! 


Certo, si capisce che questa critica sarebbe stata percepita come bizzarra prima del 94. Con il 94 il sistema politico italiano è cambiato profondamente e in modo definitivo: l'ascesa al potere di Silvio Berlusconi ha polarizzato come mai prima di allora il sistema politico, in pro e contro di lui, frantumando per sempre quel tacito modo di fare che costituiva la "costituzione materiale" del parlamentarismo: cioè l'accordo tra partiti dopo le elezioni, che da allora ha assunto il connotato negativo ed è stato chiamato "inciucio". Con Berlusconi e tutt'oggi, i partiti si fronteggiano prima in Parlamento ma poi anche fuori non si considerano più avversari, ma quasi nemici. Se con un avversario potresti fare un governo "balneare", o di scopo, con un nemico questo è impossibile. E' il caso dell'antiberlusconismo e berlusconismo, nell'era politica che abbiamo appena superato, e del grillismo nell'era politica attuale: il M5S l'ha detto chiaro, non accetterà mai di governare in coalizione, né con Berlusconi né tanto meno con il suo nemico numero 1 il Partito Democratico. Ecco quindi spiegato lo stallo politico e istituzionale davanti al quale si arenò il tentativo di formare un governo da parte di Bersani, due anni fa. In un sistema politico non più bipolare ma tripolare (Pd, Berlusconiani, Grillini) nessuno può ottenere una maggioranza solida per costruire un governo: è una questione matematica, prima che politica, le tre formazioni hanno ottenuto tutte quasi il trenta % dei consensi. Il Paese era spaccato in Tre. Impossibile creare un governo, se non costruendo un patto con un ex nemico. Il Patto del Nazareno.

 

Fu Matteo Renzi a trovare la soluzione all'impasse tornando alla buona vecchia politica democristiana degli accordi post elettorali, in pieno stile prima repubblica, e anche in pieno stile parlamentare - Costituzionale: il Panno del Nazareno: il Pd riuscì a far nascere il governo Letta, sostenuto da una parte di Berlusconiani - gli Alfaniani - poi Renzi, ha preso il posto di Letta e il resto è storia recente. A ben vedere non c'è nulla di incostituzionale in questo accordo post elezioni: è il parlamentarismo che funziona così, infatti se l'Italia avesse avuto un altro sistema politico, chessò, un Presidenzialismo, questo accordo non sarebbe stato necessario: primo si sarebbe già saputo prima delle elezioni chi governava, poi certamente un Presidenzialismo non può esulare da una legge elettorale che fornisca solide maggioranze. E il porcellum, ora superato, non forniva solide maggioranze parlamentari. Eccoci quindi arrivati alla necessità di una legge elettorale che "faccia capire il giorno dopo chi ha vinto", come dice Renzi, cioè che indichi in modo chiaro e incontrovertibile una maggioranza come esito di un elezione. Per avere una maggioranza chiara, che non abbia più bisogno di fare inciuci, c'è inevitabilmente bisogno di una legge elettorale maggioritaria,che sacrifichi la proporzionalità (la sinistra direbbe la democrazia) a favore della governabilità. Ecco quindi che l'Italicum, va in realtà incontro ai desideri di chi, M5S e critici del governo, non vuole più "porcate" come Patti del Nazareno.

 

Qui c'è una contraddizione. Chi accusa Renzi di essere un ducetto, lo accusa anche di aver fatto il Patto del Nazareno per fregarci meglio. Eppure il Patto del Nazareno non sarebbe mai esistito in un sistema politico ideale renziano. Renzi, è chiaro ormai - anche se non può affermarlo - vorrebbe un Presidenzialismo chiaro e semplice, una legge elettorale fortemente maggioritaria (quella l'ha ottenuta) e la fine dei giochi di coalizione che hanno caratterizzato la politica della Repubblica italiana fino ad oggi. Renzi ha ottenuto, o sta ottenendo un sistema di regole più semplice - non più il bicameralismo perfetto - e un sistema politico più netto, non più coalizioni al potere ma singoli partiti - a questo serve il premio di maggioranza alla lista invece che alla coalizione inserito nella legge elettorale - . In sostanza Renzi vuole traghettare l'Italia fuori dal Parlamentarismo dei Padri Costituenti. 


Al netto delle riforme renziane il Parlamentarismo dei Padri Costituenti non esiste già più da un pezzo. Fatevi questa domanda: chi governa oggi: Il Parlamento o il Governo? Chi fa le leggi: Il Parlamento o il Governo? (rispondiamo tutti in coro, Il Governo!)

 

Tutti sappiamo che il Parlamento ormai ha dal 94 in poi, il solo ruolo di passacarte delle iniziative del governo in carica. L'unico ruolo rimasto al Parlamento è quello di sostenere con una maggioranza il governo in carica, che a ben vedere, può essere anche una maggioranza variabile, e a norma di legge, anzi a norma di Costituzione può essere anche una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne. Infatti, noi elettori non votiamo un governo - forse lo votiamo ma solo nella nostra testa, non realmente - perciò, checche ne dica Di Maio o Fassina, il fatto che il premio di maggioranza sia andato a forze parlamentari che ora non stanno tutte al governo è legale e non infrange la Costituzione, che anzi non prevedeva alcuna legge elettorale.Ecco quindi, con quello che abbiamo qui argomentato, cadere anche l'altra aspra critica a Renzi, cioè di aver instaurato un vero e proprio regime.


A ben vedere Renzi sta siglando la fine del Parlamentarismo in modo surrettizio, forzandolo un po a favore del governo, ma in fondo il nostro sistema negli ultimi vent'anni (dal 94 ad oggi) è sempre stato forzato a favore del governo. Se fossimo stati un vero Parlamentarismo, probabilmente i Presidenti della Repubblica Scalfari e Ciampi avrebbero potuto eleggere qualcuno di diverso da Berlusconi a "capo del governo". Seguendo alla lettera la Costituzione sarebbe stato possibile, ma politicamente sarebbe stato inaccettabile: la gente aveva votato per Berlusconi e si aspettava Berlusconi presidente. Non aveva di certo votato per Forza Italia intendendo poi lasciare la nomina del Presente del Consiglio al Presidente della Repubblica. Già allora, nel 94 eravamo in un sistema spurio, non più pienamente parlamentare: si andava a votare per il Parlamento ma in realtà si pensava di votare l'uomo, cioè il Presidente del Consiglio.


Renzi incarna perfettamente questa che può essere vista come una deriva, ma che probabilmente non è altro che una naturale evoluzione del nostro sistema politico e costituzionale. Ad oggi la gente vuole votare il governo, e vuole un governo che faccia le cose: che smetta di perdere tempo litigando tra partiti. In pratica la gente sta dicendo - senza rendersene conto - che non le piace più il Parlamentarismo, cioè il luogo dell'inciucio, o meglio dell'accordo fra le forze politiche, il luogo del compromesso. La gente non vuole più compromessi, vuole un governo forte, eletto dal popolo che si assume le proprie responsabilità e che dopo 5 anni possa essere mandato a casa se il suo operato non è piaciuto.


Le riforme di Renzi puntano esattamente a questo. A superare il bicameralismo perfetto, cioè annichilire il Senato con lo scopo di rafforzare il governo e velocizzarne l'azione e renderlo meno fragile nei confronti della sua maggioranza parlamentare.

 

Quindi delle due l'una. O si critica Renzi perché non è stato eletto - quindi a rigor di logica lo si vorrebbe eletto direttamente dal popolo e quindi si dovrebbe essere d'accordo con la sua azione politica di revisione costituzionale che mira a rafforzare il governo e indebolire il Parlamento; Oppure si critica la sua legge elettorale, l'Italicum - perché si è alfieri di un costituzionalismo avulso dalla realtà concreta e si vuole continuare a illudersi che la gente voglia votare il Parlamento anziché governo, si crede che alla gente piacciano i Patti del Nazareno e si propugna un ritorno alla bella politica del dopoguerra dove si andava a votare senza sapere chi potesse diventare Presidente del Consiglio, e il governo si formava dopo le elezioni in seguito a compromessi tra le forze politiche.

A qualsiasi governo, Renzi per primo, si possono fare tutte le critiche che si ritiene, tuttavia non si può additare a Renzi la costruzione di un regime che non c'è e non ci sarà.

Letto 1876 volte Ultima modifica il Venerdì, 23 Ottobre 2015 12:13

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0 #1 BestAllen 2018-11-03 18:03
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