Il Bolognino

Mercoledì, 10 Febbraio 2016 12:14

Se a Roma il M5S vuole il mandato imperativo per i propri eletti

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Gianroberto Casaleggio ha deciso di introdurre un nuovo contratto tra i candidati del Movimento 5 Stelle che si apprestano a concorrere alle elezioni comunali anticipate e lo stesso movimento. La notizia trapelata a fatica nei giorni scorsi, ha avuto scarso seguito, ma è una notizia da approfondire per via delle rilevanti implicazioni politiche che potrebbe determinare un simile contratto se venisse messo in atto. 


Nella cacofonia dell'informazione/propaganda quotidiana a sfondo politico, la notizia è passata in secondo piano rispetto al trucchetto, ben più innocente, di Beppe Grillo per tentare l'ennesimo sgambetto politico al governo Renzi con l'annuncio di libertà di coscienza a deputati e senatori pentastellati sulla legge sulle unioni civili, il ddl Cirinnà, attualmente in discussione in Parlamento.

Il decalogo per i candidati M5S al comune di Roma rivelato sulla Stampa da Iacoboni e fin qui non smentito da nessuno è una sorta di codice d'onore che contrasta con l'articolo 67 della Costituzione, soprattutto in un punto:


«Il candidato accetta la quantificazione del danno d’immagine che subirà il M5S nel caso di violazioni dallo stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice e si impegna pertanto al versamento dell’importo di 150mila euro, non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto». 

Fin dagli albori, il Movimento Cinque Stelle non ha nascosto la sua indole marcatamente antidemocratica proprio nei confronti dei aderenti e eletti. Senza tirare in ballo i tanti espulsi per ragioni che esulano l'etica pubblica ma solo per opinioni politiche divergenti dalla linea del movimento, ricordiamo che il M5S si è sempre detto favorevole all'introduzione di una sorta di Mandato imperativo per gli eletti. Il mandato imperativo prevede che l'eletto risponda esclusivamente al proprio partito per quanto riguarda la propria attività politica nelle istituzioni, che quindi non sia al servizio della Nazione, ma al servizio del partito/movimento. Memore del passato fascista in cui gli eletti erano sottoposti a mandato imperativo del Partito Nazionale Fascista, la Costituzione ha previsto nel 48, all'articolo 67 il divieto di mandato imperativo, con il quale si evince giuridicamente anche il divieto di punire con multe o con altri atti punitivi il comportamento politico degli eletti da parte del partito/gruppo parlamentare con cui gli eletti furono candidati.


« Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato » 

Il motivo per cui fu introdotto il divieto di vincolo di mandato - o il mandato imperativo, fu una derivazione della libertà di espressione sancita nella prima parte della Costituzione e doveva impedire ai partiti di obbligare i proprie eletti a votare contro la loro volontà ciò che sarebbe stato deciso dal partito stesso. Si tratta quindi di un articolo di fondamentale importanza per la vita democratica del Paese, infatti se venisse a mancare la libertà politica degli eletti, verrebbe a mancare - per riflesso - anche la libertà politica degli elettori, visto che gli elettori non possono decidere direttamente della cosa pubblica, visto che la nostra, come tutte le altre democrazie, è una democrazia rappresentativa.

Il Movimento Cinque Stelle, fin dagli albori, ha sempre cavalcato una confusione di fondo promettendo ai propri sostenitori un superamento della democrazia rappresentativa, e l'approdo - forse un domani - di una democrazia diretta, con l'uso degli strumenti web. La farsa di questa trovata si è concretizzata, ed è stata quasi dimenticata, nel momento stesso in cui il Movimento ha ottenuto una grande rappresentanza politico elettorale in tutte le sedi in cui si è presentato - Parlamento, Consigli Regionali, Provinciali e Comunali. Tuttavia, probabilmente questo "ritorno al passato" da parte di Casaleggio, con l'introduzione di una sorta di contratto da stipulare con i candidati per impedire loro di essere pienamente liberi nell'esercizio delle loro funzioni pubbliche, è un ritorno verso l'ideologia strampalata del superamento della democrazia rappresentativa.

Ma la carta proposta da Casaleggio presuppone altri punti in netto contrasto con la libertà d'espressione e politica dei candidati - sancite dalle leggi e dalla Costituzione: 



2b: «Le proposte di atti di alta amministrazione, e le questioni giuridicamente complesse verranno preventivamente sottoposte a parere tecnico legale a cura dello staff coordinato dai garanti del M5S» 
«9b: "Il sindaco, ciascun assessore o consigliere assumono l’incarico etico di dimettersi qualora sia ritenuto inadempiente al presente codice con decisione assunta da Beppe Grillo o Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S mediante consultazione online». 

7b: «Le proposte di nomina dei collaboratori dovranno preventivamente esser approvate dallo staff coordinato dai garanti del M5S». 4a: «Lo strumento ufficiale per la divulgazione delle informazioni e la partecipazione dei cittadini è il sito www.beppegrillo.it/listeciviche/roma». 
4b: «lo staff della comunicazione sarà definito da Grillo e Casaleggio in termini di organizzazione, strumenti, scelta dei membri; dovranno coordinarsi col Gruppo comunicazione al Parlamento».


9b - Di nuovo in contrasto con l'articolo 67 Costituzione. Gli eletti rispondono al popolo / elettori, non a Beppe Grillo o Gianroberto Casaleggio. Per qaunato riguarda l'articolo 4a del codice Casaleggio bisogna dire che gli strumenti consentiti dalle Istituzioni per la comunicazione verso i cittadini non sono e non possono essere dei siti web di proprietà privata, questo contrasta con dozzine di norme in materia. Poi, nel  4b addirittura Grillo e Casaleggio scelgono per conto degli eletti i collaboratori degli eletti.

Il ruolo subordinato del candidato - e poi dell'eletto - a cinque stelle è chiaro. Probabilmente con questo pre-accordo che assomiglia molto a un contratto capestro, Grillo e Casaleggio, vogliono mettere la mordacchia a chi nel Movimento non la pensa come loro su tutto o comunque vogliono avere uno strumento per punire le defezioni o gli eletti che una volta eletti decidono di ragionare di testa loro - vedasi Pizzarotti a Parma.
Questo è molto grave.
E' politicamente più grave di un eletto reo di qualsivoglia reato. Si tratta non solo di andare contro la Costituzione ma lavorare contro la democrazia e la libertà politica degli eletti - e quindi contro la libertà politica dei cittadini.

Si può capire come sia più facile appassionare i cittadini per quel che fa un movimento o partito in Parlamento rispetto a dinamiche interne come quella del contratto proposto da Casaleggio qui discusso. La vita interna ai partiti / movimenti viene percepita come "affare loro" e poco rilevante sulle vite dei cittadini, ma è un errore clamoroso in quanto la nostra  libertà politica si esprime nelle Istituzioni attraverso l'azione degli eletti. Se viene meno la libertà degli eletti, anche la nostra libertà politica viene meno.

Inoltre, se un eletto non svolge quanto richiesto dal proprio partito o assume posizioni politiche in netto contrasto con le idee e le posizioni politiche dei movimenti/partiti con i quali si è presentato alle elezioni può essere punito per quanto riguarda la sfera di influenza che il partito ha su di lui, cioè lo può espellere. Ma il partito (o movimento) non può e non deve fare le veci dello Stato e decidere di far decadere l'eletto dalla carica istituzionale. Non può neanche punirlo con una multa di 150 mila euro, ma neanche con una multa da 1 euro. Semplicemente perché non è Grillo o Casaleggio o Renzi o chicchessia che mi ha permesso di ottenere la tale carica, ma gli elettori che mi hanno eletto con il loro voto. 

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »  In altre parole, la sovranità - cioè il potere di decidere della propria esistenza tramite i propri delegati, spetta a noi cittadini che la esprimiamo tramite il voto e nei limiti espressi dalla Costituzione, non spetta a capibastone e /o  segretari di partito.


Letto 1909 volte Ultima modifica il Mercoledì, 10 Febbraio 2016 15:43

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