Il Bolognino

Giovedì, 10 Marzo 2016 10:39

Primarie all'italiana e primarie Usa

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Alta forma di democrazia o elezione di scarsa trasparenza, le primarie sono ormai entrate a far parte della cultura politica italiana, pur essendone un elemento estraneo. Gli euro del Pd a Napoli e il flop clamoroso delle "cliccarie" del M5S, dove 588 attivisti hanno scelto il candidato napoletano del M5S, hanno portato nuova ombra sul senso stesso e sull'utilità di questo strumento di scelta dei candidati.

 

Le primarie sono un elezione di secondo grado che riguarda il partito o la coalizione (solo in Italia e in Europa) per la scelta del candidato o dei candidati da presentare alle elezioni istituzionali, cioè le elezioni che contano. Le primarie, sono parte del patrimonio culturale americano. Sono state introdotte da esponenti dell'Ulivo, molti dei quali poi diventati parte del Partito Democratico italiano, tra la fine degli anni 90 e i primi anni 2000. A livello locale ora sono utilizzate anche da altri partiti, il M5S le fa solo online da molti anni con strascichi di polemica sulla gestione non sempre trasparente della Casaleggio Associati che non hanno niente da invidiare alle polemiche che di sovente si sollevano sulle primarie Pd o sulle primarie di coalizione - vera invenzione italiana -, promosse a livello locale dal centrosinistra.


Origine delle primarie

Le primarie sono le elezioni che derivano dal caucus americano, primitiva forma di democrazia assembleare popolare, utilizzata sin dal diciottesimo secolo nelle Tredici colonie. Sostanzialmente il caucus si tratta di un assemblea elettorale informale e locale in cui il sostenitore di un partito sceglie il candidato espressione del comitato locale da proporre per le elezioni nazionali o locali. Tuttavia nel caucus e nelle primarie USA non si dà un voto direttamente al candidato, ma a un delegato. La fine delle primarie è la Convention nazionale, dove la somma dei delegati e dei superdelegati (presenti solo nel partito democratico USA e non eletti) raccolti dai candidati nei vari Stati e nelle varie comunità locali (dai vari caucus) formano una maggioranza a sostegno di un candidato che sarà poi il candidato ufficiale alla presidenza per quel partito. In questo periodo stiamo assistendo negli USA alla sfida tra Hillary Clinton e Bernie Sanders nelle primarie del partito democratico e di Donald Trump e Ted Cruz e pochi altri nelle primarie del partito repubblicano. Le primarie iniziano l'anno precedente all'elezione federale per la Presidenza e durano circa un anno, e al temine delle quali i due partiti avranno un loro candidato presidente da proporre all'elettorato per la contesa alla presidenza. 


Il metodo italiano di scelta dei candidati

In Italia la scelta dei candidati è sempre stata una scelta operata dai vertici dei partiti all'interno delle loro strutture di rappresentanza, o al più aperte ad alcuni iscritti, ma non a tutti gli iscritti, spesso solo ai rappresentanti delle sezioni, come avveniva per il Partito Comunista Italiano che sceglieva i propri candidati (nonché la segreteria) con elezioni interne non aperte al pubblico. Questa forma di decisione era tipica della forma partito "Partito di massa", in Italia esemplarmente rappresentata da Dc, Pci e Psi. Questi partiti erano delle organizzazioni molto burocratizzate e verticistiche, ma contemporaneamente assai democratiche, dove tutti i ruoli fondamentali del partito venivano votati dai rappresentanti locali e i rappresentanti locali venivano scelti tramite assemblee locali a cui potevano partecipare e votare gli iscritti della sezione.
Con il collasso del sistema dei partiti di massa e con l'avvento della forma partito "Partito Pigliatutto", esemplarmente rappresentata da Forza Italia prima e poi da tutti i partiti nati dopo Tangentopoli, le strutture politiche e di gestione politica sono venute meno, o hanno perso importanza e centralità. Si sono allora presentati sulla scena due nuove forme di decisione sulle candidature: una fortemente verticistica e a tratti autocratica, propria dei partiti fondati e retti da una personalità forte e unica - come Forza Italia (ma anche Lega Nord e DiPietro altri) - in cui la scelta dei candidati era cosa che riguardava solo la segreteria di partito, più spesso il cerchio di persone vicino al leader. C'è poi stata un secondo modo di scegliere i candidati, tipico dei partiti nati dalle ceneri di Dc, PCI e PSI, che hanno visto con forme e modi diversi, un apertura a tutti gli iscritti delle decisioni prese dalle segreterie anche con l'introduzione delle primarie. A dire il vero ce n'è anche una terza, quella propria dei partiti comunisti o socialisti di sinistra, che ancora utilizzano il vecchio modo italiano di scegliere le candidature, cioè quello dell'assemblea interna di cui abbiamo parlato prima.


Copiare dagli Usa non sempre è cosa saggia

L'Ulivo, la coalizione di centrosinistra che ha fronteggiato durante tutti gli anni 90 la coalizione di Berlusconi, ha man mano sempre più abbandonato la scelta dei candidati delegata alla segreteria e adottato una nuova forma di scelta dei candidati, quella tramite elezioni primarie. Per il Partito Democratico italiano la scelta delle primarie è parte del proprio bagaglio esperienziale e politico, ed è un modo per superare la distanza incolmabile tra eletti ed elettori venutasi a creare dopo la scomparsa dei grandi partiti di massa e della figura dell'elettore cittadino iscritto e partecipante alla vita del partito. All'inizio le primarie hanno destato curiosità e anche qualche invidia, hanno acceso i riflettori sul partito stesso e sui suoi candidati e sono in generale state recepite dai media e dai cittadini come una cosa positiva. Tuttavia, il fatto che le primarie siano un elemento di una cultura estranea alla nostra, cioè proprie della cultura politica americana, ha fatto si che localmente le primarie non sempre siano state utilizzate allo stesso modo. Sullo sfondo rimane la confusione di fondo tra la primaria classica all'americana - quella che si gioca all'interno di un unico partito, e la primaria tutta italiana "aperta alla coalizione", e qui nasce un secondo problema. Non dappertutto infatti, la scelta dei candidati è fatta con le stesse regole e con lo stesso tipo di primarie, sovente sono primarie solo Pd, a volte aperte alla coalizione - come succede prima delle elezioni per i sindaci nelle grandi città o per i governi provinciali o regionali.
Venendo meno le antiche strutture di rappresentanza interna ai partiti - cioè la loro struttura burocratica e capillare su tutto il territorio, si è venuto a sentire sempre di più la necessità di trovare un metodo alternativo ad una scelta che la maggior parte dei cittadini non ritiene essere più da lasciare alle sole segreterie di partito. Tuttavia le primarie hanno e stanno avendo anche in questi giorni parecchie zone d'ombra. Non essendo elezioni vere e proprie, non essendo quindi istituzionalizzate, sono soggette a scarsa trasparenza e a maggiore rischio di frodi: l'unica struttura che dovrebbe controllarne l'effettiva bontà è la struttura dell'organizzatore stesso, cioè il partito locale e non un Istituzione come il Ministero delle Interno, per le elezioni istituzionalizzate. Va da se, che le forti pressioni interne ai vari gruppi di potere locali dei partiti e la posta in gioco, spesso alta, siano degli elementi che giocano a sfavore della trasparenza dello strumento primarie. 


Problema candidature rimane aperto

Tuttavia il problema rimane insoluto. Se lo strumento delle primarie non sempre sembra utilizzabile per i limiti sopra esposti, tornare a una scelta interna dei candidati come era fatta da strutture burocratiche forti prima del 94 pare impossibile. Impossibile sopratutto perché nella cosiddetta Prima Repubblica i partiti nazionali erano meno di 10, oggi sono più di 30, alcuni totalmente privi di strutture anche "fisiche" - come le sedi - su tutto il territorio nazionale o comunque sprovvisti della forza- lavoro per gestire complessi passaggi democratici aperti al pubblico. L'alternativa a volte agitata da alcuni è una istituzionalizzazione delle primarie, ma pare poco percorribile in quanto le primarie diverrebbero altra cosa rispetto a ciò che sono, cioè uno strumento di partito per la scelta di candidati. In altre parole, lo Stato non può farsi carico di ciò che attiene al funzionamento interno di libere associazioni, come sono i partiti. Si dovrebbe perciò inventare una elezione di secondo grado prima delle elezioni vere e proprie, ma anche in questo caso i costi e l'opportunità gioca a sfavore di questa soluzione.

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