Il Bolognino

Martedì, 22 Novembre 2016 16:05

Nuovo Senato e Senatori rappresentanti degli enti locali

Scritto da  Riccardo Patrian

Secondo appuntamento con l'approfondimento curato da Riccardo Patrian. Buona lettura.


Avere senatori eletti indirettamente (cioè scelti dai consiglieri regionali invece che dagli elettori come adesso) è grave? E che i nuovi senatori siano rappresentati dei Consigli Regionali o sindaci è un problema?

 

RISPOSTA
No, i senatori eletti indirettamente esistono da molti decenni in molti paesi: Francia, Germania, Regno Unito, ecc. (vedi prima tabella qui sotto).
Ma il bello è che in Italia i senatori potranno anche essere eletti direttamente, visto che la riforma lascia aperta la strada ad entrambe le possibilità. Peraltro il governo attuale ha già ribadito più volte che i senatori che la legge elettorale saranno eletti direttamente, per via di un compromesso con la minoranza del PD dopo molti mesi di battaglia politica interna.
Infine, no: che i nuovi senatori siano rappresentanti dei consigli regionali e dei sindaci non è di per sé un problema. È uno dei (tanti) modi che possono essere usati per eleggere un Senato che vuole rappresentare gli enti locali (vedi immagine in piede al testo).

Il Senato nel testo della Riforma Costituzionale
Dice il testo della riforma che 95 Senatori sono eletti dai Consigli Regionali «in conformità alle scelte espresse dagli elettori». Di questi 95, 21 (uno per regione o provincia, se autonoma come Trento e Bolzano) sono sindaci. Altri 5 sono nominati dal Presidente della Repubblica. Questa definizione lascia aperta la porta ad entrambi i tipi di elezione e la faccenda è infatti lasciata nelle mani del parlamento, che deciderà la legge elettorale per il Senato se il nuovo testo entrerà in vigore grazie al referendum.
Il governo ha detto più volte che l’elezione sarà fatta dagli elettori con una scheda a parte quando si andrà a votare per le elezioni regionali, secondo una proposta di Vannino Chiti (minoranza del PD) che qua si lamenta di come nessuno se lo stia filando: http://www.vanninochiti.com/?p=17755

In ogni caso, quale che sia la soluzione scelta, non è un problema fondamentale.
Negli altri paesi europei entrambe le modalità di selezione dei senatori sono ampiamente diffuse, come mostra la prima tabella qui sotto. Come ho invece riassunto nella seconda tabella, ci sono paesi come il Regno Unito e l'Irlanda dove gli elettori non mettono proprio bocca sulla scelta dei senatori, neppure indirettamente!

 

Il ragionamento dietro alla scelta di non far votare i senatori dagli elettori è duplice:
1) Quando il Senato rappresenta gli enti locali, in Senato ci finiscono persone che devono fare da raccordo tra la Camera e i propri enti locali, e queste sono generalmente scelte dagli stessi enti locali (in Francia l’equivalente dei nostri comuni, in Germania dei nostri governi regionali, in Austria dei nostri Consigli Regionali, ecc.). Un po’ come fossero ambasciatori. Nel caso italiano essendo comunque persone già elette dai cittadini nei Consigli Regionali, si tratterebbe di senatori che hanno già una loro legittimità democratica.
2) Solitamente i senatori non hanno potere di veto sulle leggi più “politiche”, come leggi economiche, tasse, diritti civili ecc. Di conseguenza, non serve abbiano lo stesso livello di legittimazione da parte dei cittadini come i loro colleghi che siedono alla Camera.

 

OBIEZIONI
“Ma non ha senso mandare dei consiglieri regionali e dei sindaci anche al Senato: è un doppio lavoro, come fanno a gestire le due cose?!”

Obiezione più che legittima. Però le due cose non sono di per sé inconciliabili, anche perché le materie propriamente in mano al Senato saranno poche. Parliamo inoltre di 95 tra consiglieri regionali e sindaci su un totale di 904 consiglieri regionali e 7998 sindaci: andranno al Senato l’8% dei consiglieri regionali e lo 0,3% dei sindaci.
In compenso, i nuovi senatori hanno il potenziale per essere utili figure di raccordo tra stato e Regioni, avanzando le richieste delle Regioni. Che il ruolo di parlamentare e quello di sindaci o consiglieri regionali non siano poi così inconciliabili lo dimostra anche quanti abbiano/abbiano avuto il doppio incarico non solo in Italia ma anche, per esempio, in Francia. Utile ricordare che almeno, a differenza del passato, i senatori non riceveranno un doppio stipendio.

“Però così mandiamo in parlamento 74 rappresentanti dell’istituzione più screditata dagli scandali: le Regioni!”

Il problema qui non è tanto quello, ma piuttosto che chi è in Regione non dovrebbe rubare…! Nel caso non passi la riforma, quelle stesse persone continuerebbero a sedere in Consigli Regionali con più poteri di quanti ne avrebbero con la riforma, senza contare che rimangono coinvolti in materie cruciali come la sanità. Se si pensa che i rappresentanti delle Regioni siano irrecuperabili, tanto vale abolire le Regioni in toto – il che sarebbe un errore.
Il fatto che alcuni consiglieri regionali finiscano in parlamento, semmai, può essere una spinta a migliorare la qualità dei nostri politici regionali. Da senatori sarebbero molto più esposti allo scrutinio di media ed elettori, perché più conosciuti e riconoscibili. E più in generale queste sono questioni che si risolvono politicamente: il numero di inquisiti in parlamento è crollato verticalmente con le elezioni del 2013, grazie al fatto che l’ascesa dei 5 Stelle ha obbligato perfino i partiti di centro e di destra a ripulire le proprie liste elettorali. Oggi le dimissioni di membri del governo per questioni giudiziarie è all’ordine del giorno (Guidi, Lupi); una volta non ci si dimetteva mai. Eppure non è cambiato nulla giuridicamente da allora ad oggi: la differenza l’ha fatta tutta la politica.

 

PROSSIMO POST :
Rapporto tra stato e Regioni: oggi funziona? Cosa succede con la riforma?

Letto 1166 volte Ultima modifica il Martedì, 22 Novembre 2016 16:12

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