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Giovedì, 15 Dicembre 2011 00:00

Rubrica dove ci porta l'Ue - dicembre

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Il Parlamento europeo (che non ha potestà legislativa) aveva deliberato già nel mese di settembre a maggioranza la possibilità di introdurre una tassazione comune sulle rendite finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax. L'idea di fondo però non dovrebbe essere fare cassa, ma regolare e/o controllare per quanto possibile i flussi finanziari interni all'Ue e alla zona euro. L'Ue, commissione e il parlamento non hanno però deliberato nessun tipo di controllo sui credit default swap (assicurazioni sul fallimento ipotetico degli Stati) e su altri strumenti di speculazione che hanno indebitato le nostre economie.

Per ora, c'è solo una blanda tassazione sulle rendite. La Commissione (l'esecutivo europeo) aveva approvato una direttiva per introdurre la Tobin tax dal 2014 con un’aliquota minima che i singoli Paesi potranno ‘ritoccare’ su base nazionale. Le tassazioni dovrebbero essere due: una per le operazioni ‘normali’ e una per quelle sui prodotti derivati. Una tassazione sulle rendite finanziarie potrebbe portare soldi freschi nelle casse di ogni stato membro senza danneggiare l'economia reale. Si tratterebbe inoltre, della prima imposta comunitaria e l'inizio di una vera e propria politica economica comune. In questo senso anche il primo ministro Monti ha effettivamente introdotto una tassazione sulle rendite finanziarie in Italia. Ma per ora abbiamo visto solo ritocchi su bolli per gruzzoli di piccole entità, mentre i grandi patrimoni nascosti all'estero rimarranno inviolati. Perciò la manovra rimane essenzialmente iniqua.

La tassazione sulle rendite finanziarie è la vera ragione del grande no della Gran Bretagna ai nuovi accordi europei, che diverranno legge con la firma di nuovi trattati internazionali da marzo 2012. L'accordo riunirà i 17 paesi di area euro, più altri 6 (Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania) non euro.

Decise sanzioni automatiche per chi violi gli accordi a meno che tre quarti dei paesi votino contro. Le nuove regole sui budget saranno scritte nelle costituzioni nazionali. Il cosiddetto "deficit strutturale", che non considera gli effetti una tantum del ciclo economico e del rimborso sul debito, viene limitato allo 0,5% del Pil. Tali sanzioni automatiche potrebbero anche essere molto pesanti e maggiormente cogenti rispetto alle solite procedure di infrazione che prevedono alla fine il solo pagamento di multe da parte degli stati inadempienti.

European Stability Mechanism (Esm) ofondo salva stati, entrerà in vigore dal luglio 2012. La dotazione sale a 500 miliardi di euro, come richiesto espressamente da Berlino. L'Esm non avrà una licenza bancaria, così da non poter attingere ai fondi della Banca centrale europea, altra vittoria tedesca. Alla Bce invece, spetterà il controllo del fondo “Salva Stati”. I capi di governo hanno deciso inoltre di ripagare l'Fmi con altri 200 miliardi di euro.

Le banche non pagano la crisi. Escluso nel futuro un coinvolgimento del settore privato.

Letto 1407 volte Ultima modifica il Lunedì, 19 Marzo 2012 01:47

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