Il Bolognino

Sabato, 12 Ottobre 2013 09:55

Priebke: "non mi pento di nulla"

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Le Fosse Ardeatine nel dipinto di Renato Guttuso Le Fosse Ardeatine nel dipinto di Renato Guttuso Renato Guttuso

Erick Priebke nell'ultimo insulto prima della sua morte, ha minimizzato i campi di concentramento e le responsabilità del nazismo, affermando, se mai ce ne fosse stato il dubbio, di "non essersi mai pentito di ciò che ha fatto". Il tutto nel suo testamento.

Priebke, morto a Roma ieri, 11 ottobre, è stato il gerarca nazista colpevole di aver ucciso per pura ritorsione centinaia di italiani nelle Fosse Ardeatine seguendo solertemente gli ordini folli che volevano che un nazista ucciso valesse almeno la morte di dieci italiani innocenti.

Nel suo testamento Priebke afferma di non essersi affatto pentito delle atrocità commesse, a riprova che i nazisti ci sono ancora, e che non si può relegare quelle vicende al passato lontano. Priebke è fortunatamente morto, ma non prima di aver compiuto cento anni e aver innescato decine di polemiche sulla sua presunta riabilitazione, cercata e tentata più volte, evidentemente senza risultato, dagli alfieri del perdonismo all'italiana, in primis, i Radicali.

 

Priebke fu condannato nel 1998 all’ergastolo, dopo 50 di latitanza in Argentina, per aver partecipato alla pianificazione e alla realizzazione di una strage in cui furono uccisi 335 civili. Oggi l'Argentina, vera e propria seconda patria per i gerarchi nazisti dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, afferma oggi di non volere la salma del gerarca. L'Argentina durante le svariate dittature di destra supportate dagli Usa, fu per tutti gli anni 50, 60 e 70 il luogo prediletto dove i gerarchi nazisti, scampati all'Armata Rossa e al Tribunale internazionale per i crimini di guerra, si nascosero e trascorsero placidamente la loro vita dopo i massacri compiuti in Europa. Senza pentirsene mai.

 

Pare che Priebke, poco prima di morire, lasciò un intervista, diffusa dal suo  avvocato, Paolo Giachini, in cui rilancia le sue assurde tesi antisemite e offensive sulla razza. Nell'intervista che vi proponiamo qui di seguito in versione integrale, il nazista parla del proprio testamento, nel quale settant’anni dopo, nega ancora l’esistenza delle camere a gas e in generale minimizza le responsabilità storiche di nazismo e fascismo, miscelando mezze verità e vere e proprie fandonie, in pieno stile revisionista.


Non bisogna sottovalutare la gravità delle parole di chi, come Priebke fu un assassino feroce ed efferato e contemporaneamente si erse come testimone storico, adducendo sommessamente l'idea che egli potesse avere una visione dei fatti più ampia di chi nacque dopo, e non visse quel periodo storico. I Paesi europei entrarono nell'epoca della follia nazi-fascista come prime potenze mondiali, paesi in crescita e patrie della cultura, dell'arte e della scienza. Ne uscirono tutti, nessuno escluso, vinti e vincitori, come potenze di secondo piano, colme di cimiteri e macerie e prive dei grandi scienziati e letterati che si erano rifugiati altrove. Prima di leggere la lettera di Priebke è bene sottolineare come il nazi-fascismo fu la tomba della centralità politica e civile europea, da allora soppiantata a favore della potenza Usa.


 
 
 
 
Letto 3172 volte Ultima modifica il Sabato, 12 Ottobre 2013 11:29

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