Il Bolognino

Lunedì, 03 Marzo 2014 10:11

Ucraina: un complicato puzzle di interessi pronto a scoppiare

Scritto da  Andrea Gurioli

A noi, giovani fratelli, il destino sorriderà ancora, , e anche noi, fratelli, regneremo nel nostro Paese libero , daremo anima e corpo per la nostra libertà>.
Queste parole, sono un estratto dell'inno ucraino risalente al 1862, scritto in gran parte dall'etnografo Cubynskyj, sull'onda del nazionalismo tipicamente ottocentesco. In queste roventi giornate, a Kiev, il popolo ucraino sta tenendo fede agli intenti del proprio inno nazionale, o c'è altro? Per le democrazie occidentali ci troviamo davanti ad una rivolta in nome della democrazia, e la stampa occidentale è compatta nel dare questa interpretazione. Oppure, siamo dinanzi ad uno scontro di oligarchie e di potenze internazionali per il controllo delle risorse del Paese, ma soprattutto, per il riferimento al quale queste risorse saranno vendute? Prima di rispondere a queste domande è opportuno chiarire qual'è la situazione politica ed economica e geopolitica dell'Ucraina.


Il primo quadriennio postindipendenza, sotto la guida del presidente Kravcuk, non fu in grado di risollevare l'economia ucraina, orfana del precedente sistema, oltre a dover affrontare le tensioni con la Russia, di natura strategica e militare, per quanto concerneva il nucleare e il porto chiave di Sebastopoli.


L'equidistanza tra Occidente e Russia, fu invece la strategia del presidente Kucma, filorusso, che scelse di non scegliere, tenendo le redini del Paese, fino al 2004, l'anno della famigerata rivoluzione arancione, a cui i leader della piazza di questi giorni pretendono di fare riferimento. Già allora, uno dei protagonisti della scena fu l'attuale presidente, Yanukovych, che attraverso brogli elettorali, sconfisse l'eroe arancione, l'uomo sopravvissuto al tentativo di avvelenamento degli agenti segreti russi, Viktor Yushenko. Tali brogli, che portarono in piazza il popolo ucraino, furono riconosciuti dalla corte costituzionale, che ordinò la ripetizione del voto, la quale mostrò una netta affermazione di Yushenko.


Sotto la sua leadership, l'Ucraina si avvicinò costantemente all'Unione Europea, suscitando il malcontento dei governi moscoviti, ma al tempo stesso, quell'ondata di anticorruzione che il popolo arancione si aspettava, non ci fu mai, anzi, la nuova classe dirigente si rivelò altrettanto corrotta, tradendo i principi del 2004, da qui le rotture con Yulia Timoshenko, finita successivamente in carcere per corruzione, anche se la condanna subito è stata giudicata illegale da più parti. Il 2010 fu l'anno del trionfo per il filorusso Yanukovych, la cui presidenza però non si è caratterizzata per una totale chiusura verso l'Europa, anzi, pochi mesi fa ci si è trovati ad un passo da uno storico accordo di apertura verso l'Unione Europea, fermato dalle pressioni russe. Al di là della scontatezza delle posizioni russofile dell'attuale leadership ucraina, non ci si può nascondere che le mire occidentali sull'economia del Paese, non possono che trovare una notevole preoccupazione a Mosca.


mappa etnica e linguistica dell'Ucraina


La Russia non potrà mai accettare un'Ucraina inserita in uno scacchiere Nato, con tanto di basi militari pronte ad operare ai danni degli interessi russi. Al tempo stesso, Mosca non può prescindere economicamente da un, anche se limitato, controllo sul governo di Kiev, in quanto i gasdotti passano attualmente attraverso il territorio ucraino. A rendere la scena ancor più complessa, abbiamo l'elemento etnico, che porta alle estreme conseguenze la crisi. Le spinte etniche che hanno caratterizzato il governo Yanukovych soprattutto nel campo linguistico, hanno intensificato la risposta dell'etnia maggioritaria, quella ucraina. Cosa ha portato la piazza ad esplodere ora? La crisi economica ha messo a dura prova la resistenza della popolazione, il Paese ha un debito enorme e non riesce a ingranare la marcia giusta per rivitalizzare l'economia.


La Russia si è offerta di risanare l'economia ucraina, in cambio dell'implicita sottomissione ai suoi interessi.

Europa e Stati Uniti hanno preferito, al contrario, puntare sulla popolazione, bombardando mediaticamente il Paese, con visite illustri (senatore Mc Cain, ndr), messaggi di apertura, promesse di apertura del mercato del lavoro; si è innestato nella mente della popolazione ucraina, che l'adesione al mercato economico della UE, avrebbe consentito a tutti di poter migrare senza problemi verso il paradiso del lavoro, la vecchia Europa. Davanti a cotante promesse, la gente non poteva che scendere in piazza, sognando di poter uscire dall'indigenza. La gente è stata spinta alla rivolta dall'esterno. Da una parte la Russia, dall'altra l'Occidente, si sono inseriti a gamba tesa all'interno di uno scontro di oligarchie, premendo da un lato sulla democrazia e dall'altro sull'etnicità, nascondendo il vero problema, gli interessi economici.


A gettare benzina sul fuoco, dalla parte degli insorti, i partiti di estrema destra di dichiarata simpatia razzista, xenofoba e in aggiunta, nazista. Gruppi paramilitari con tanto di svastiche, hanno guidato l'assalto ai palazzi del potere, alle sedi dei partiti che sostenevano Yanukovych. L'autoproclamatosi leader militare della rivolta, Parubiy, membro del partito della Timoshenko, ha dichiarato che nel momento della rivolta, non si può andare tanto per il sottile, e i gruppi paramilitari di Svoboda, Pravi Sector e Spilna Sprava, sono i meglio addestrati e i più coraggiosi, e che nella seconda fase, il momento della ricostruzione, saranno tenuti sotto controllo e messi da parte. Troppe volte abbiamo sentito queste certezze, lo pensarono un gruppo di vecchi liberali nel 1922 in Italia e dieci anni più tardi un gruppo di ricchi industriali tedeschi. Già se ne vede il risultato, con il raggiungimento di diversi ministeri da parte di uomini legati a tali gruppi.

Dalla parte opposta, il partito comunista, da sempre legato all'etnia russa, ha arruolato membri per la guardia nazionale e nella repubblica autonoma di Crimea, a netta maggioranza russa, ci si prepara alla secessione, non riconoscendo il nuovo governo di Kiev. La Duma russa ha votato a favore dell'intervento militare, e 2000 soldati russi sono sbarcati in Crimea. La tensione è alle stelle, l'amministrazione Obama non può permettersi un nuovo schiaffo, per di più di questa portata, a livello internazionale, ma Putin sembra attualmente troppo forte, troppo vicino alle operazioni e sembra aver giocato con l'anticipo giusto.


Probabilmente la soluzione migliore sarebbe la secessione delle aree russofone, un'Ucraina divisa, ma Kiev non può accettare di perdere le regioni industriali di Donetsk, e i porti della Crimea, così come la Russia non può accettare le perdita della Crimea e Kiev nella Nato. La situazione è molto grave, ma l'essenza dello status sembra sempre la stessa: il destino dell'Ucraina non pare essere più nelle mani del popolo che è sceso in piazza, così come era prevedibile. Il 25 Maggio si voterà, o meglio, si spera che si voterà, le divisioni del fronte ucraino, potrebbero rivelare sorprese, sempre che non sia già avvenuta una secessione, o peggio, una guerra. Non resta che aspettare, e sperare che ci si renda conto che i danni di una probabile guerra di tale portata, superano di gran lunga i vantaggi di entrambe le parti nel possedere il controllo di quell'area.

Letto 1902 volte Ultima modifica il Lunedì, 03 Marzo 2014 21:18

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