Il Bolognino

Mercoledì, 10 Settembre 2014 15:25

Marchionne e le ricette nefaste del turbo capitalismo

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"Il mercato del lavoro in Italia è assurdo, in nessun Paese è così, il governo deve togliere assolutamente l'articolo 18". Con queste parole esordiva pochi giorni fa Marchionne, AD di Fiat Chrisler prima di preannunciare la fatidica frase che sarebbe stato il preludio alla cacciata di Montezemolo dalla Ferrari: " tutti sono utili nessuno è indispensabile". Le parole dell'Ad arrivano proprio mentre il governo sta pensando di approntare la seconda parte del Jobs Act e sta costruendo la finanziaria per il 2015. Oggi, intanto, è arrivata la cacciata ufficiale corroborata dall'ennsima liquidazione atrocemente elevata per l'ex AD di Ferrari Luca Cordero di Montezemolo: ben 64 milioni di euro. "Il capitalismo italiano regola i suoi conti a spese delle aziende, degli utili che potrebbero essere reinvestiti e dei lavoratori", asserisce il governatore della Toscana Enrico Rossi, e la sua, ci pare la sintesi più azzeccata.

 

"Marchionne, che paga le tasse in Svizzera, caccia Montezemolo dalla Ferrari consolandolo con 64 milioni - continua Rossi -. Se poi gli chiedete come si fa a risollevare il Paese risponde dicendo che bisogna riscrivere l'art 18, libertà di licenziare, rendere ancora più precario il lavoro e pagare meno tasse".

Tornando alle dichiarazioni di inizio settimana del super amministratore delegato Sergio Marchionne, si trova quella che è la sua visione economico politica, riassunta, come al solito, nell'attacco ai più deboli. L'ennesimo attacco all'articolo 18, cioè ai diritti dei lavoratori con contratto regolare, arriva come un colpo a ciel sereno, proprio nel momento di maggiore empasse del governo Renzi, da Marchionne stesso sostenuto fin dall'inizio mandato. La ricetta di Marchionne per uscire dalla crisi non è aumentare le garanzie e gli stipendi, cioè dare agli italiani i soldi per spendere e rimettere così in moto la giosta dell'economia. Tutto al contrario, il supermanager si inserisce nel dibattito economico-politico, già dominato da ricette ultra liberiste, sia in campo italiano che europeo, proponendo ancora maggiore precarietà, ancora più costi industriali scaricati sulle spalle dell'anello debole della catena, cioè i lavoratori.

Ecco che perfino i diritti, nell'ottica del supermanager, sono costi da tagliare, perché non sono costi di produzione. Tagliare sulla pelle dei lavoratori, per poi magari chiedere e dare buon'uscite di decine di milioni di euro ai supermanager. Le ricette neoliberiste alla Marchionne però non finiscono qui. Oltre che sugli stipendi si lavora alacremente anche per non pagare le tasse, o meglio - farle poi pagare inevitabilemnte solo ai lavoratori - trasferendo le produzioni all'estero e creando delle società finanziarie, proprio come FCA in Olanda con domicilio fiscale in Inghilterra, proprio per eludere e quindi pagare meno tasse possibile.

A dire il vero comunque Marchionne è sopravvalutato. Questa infatti, non è la sua ricetta economica ma la ricetta economica della finanza internazionale, attauta in tutti i Paesi del mondo, specie nei più deboli e poveri. I super manager delle multinazionali sono però persone coerenti. Fanno rubare alle loro aziende ma poi anche loro tentano di rubare, magari portando la propria residenza fiscale all'estero, proprio come Marchionee.

La ricetta ormai la conosciamo bene e la subiamo tutti i giorni: sfruttare la forza lavoro, prendere sussidi pubblici e poi a fine sussidi trasferire la produzione altrove. Nessuna etica, nessuna responsabilità aziendale, nessun rimorso, anzi, molti AD vanno fieri delle loro ricette per l'impoverimento delle popolazioni e fanno spesso delle "lectio magistralis" all'università, per insegnare a rubare alle giovani leve.



Il capitalismo è profondamente malato. E non è malato di burocrazia lenta e incompetente, di tasse esose o della scarsa preparazione dei dipendenti, il capitalismo italiano - ma a questo punto potremmo anche dire il capitalismo mondiale - è malato di avidità.


L'avidità personale si inserisce perfettamente all'interno dell'ottica politica del liberismo, dove chi merita di più, deve avere e quindi guadagnare di più. L'etica protestante del lavoro estremizzata ed affinata, che nei secoli ha fatto a meno dell'etica personale e anzi facendo corrispondere quella che fu la necessaria etica nei commerci con i superstipendi e le super liquidazioni. Perché, ovviamente, i supermanager e gli AD sono coloro che meritano di più: lo dice il loro ruolo, hanno tante responsabilità quindi devono essere pagati tanto. Pazienza se poi si dimostrano totalmente irresponsabili o se commettono errori gravi, o ancora, se non sono all'altezza del ruolo ricoperto: l'insidacabile giudizio spetta solo al board, non certo alla società nel suo complesso. Sono gli azionisti che decidono del loro lavoro, spesso premiandoli con super liquidazioni anche quando "sono sei anni che dal punto di vista sportivo non vinciamo" - cioè non si ottengono i risultati sperati, come nel caso di Montezemolo

 

Ciò che è ancora più grave è che questa mentalità descritta sin ora, quella del turbo capitalismo, o anche del liberismo selvaggio, è stata fatta propria dalle Istituzioni, europee e italiane. La tanto discussa "austerità" non è altro che la ricetta che ha ammalato ancora di più il paziente Europa, e l'austerità, prima ancora che tedesca, è figlia del turbo capitalismo mondiale, al quale non basta più pretendere e consumare senza ritegno risorse naturali, persone e infrastrutture; ha da trent'anni valicato i confini nazionali e ora pretende anche le ricchezze degli stati. L'avidità e la voracità sono tali da richiedere il prosciugamento delle risorse che gli Stati stessi avevano a disposizione fino a trent'anni fa.

 

L'obiettivo è far dimagrire lo Stato, che in fin dei conti è l'ultimo ostacolo per la finanza al totale potere sull'economia mondiale. Stato minimo è stato l'imperativo da Reagan e Thatcher in poi, fino ai giorni nostri. Dopo decenni di tagli, in Italia il "peso" dello Stato nell'economia italiana è poco meno del 50% del PIL, come spiegato brillantemente dal prof. Savelli: i tagli imposti dall'austerity e dall'Europa sono una precisa visione economica ed ideologica, che sin'ora ha portato al disastro. Economia stagnante o in recessione, bassa inflazione, salari al palo, disoccupazione alle stelle. Con tutti i corollari sociali nefasti del caso: lavoratori sfiduciati, giovani emigranti, suicidi, depressione, povertà.

Intanto l'Istat certifica che il reddito degli italiani è tornato indietro di trent'anni. Ci si chiede quando potremmo avere una classe politica non intrisa di liberismo, che sappia finalmente dire basta a tutto questo. Basta ai super stipendi e super liquidazioni come quella di Montezemolo, basta con la possibilità di evadere, basta con le supericchezze per pochi e la disoccupazione per molti, basta con il capitalismo selvaggio, basta con la riduzione dei diritti dei lavoratori.

 

Ps: ovviamente scrivere tutto questo mi comporterà pesanti ritorsioni personali con ulteriore difficoltà nel trovare un impiego. Ma qualcuno deve pur dire come stanno andando le cose, no?

Letto 1438 volte Ultima modifica il Giovedì, 11 Settembre 2014 10:18

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