Il Bolognino

Domenica, 07 Dicembre 2014 11:56

Chi è Massimo Carminati

Scritto da  Carlo Monguzzi

Massimo Carminati, il boss di Mafia Capitale ha una lunga storia, ce la spiega Carlo Monguzzi, parlando di Fausto e Iaio, tratto da "quelli di piazza santo stefano".

Adesso tutti parlano di Massimo Carminati come di un grande boss, un uomo di carisma. Noi Massimino l'abbiamo sempre conosciuto come un porco fascista, che insieme al suo amico camerata Mario Corsi (famoso per essere la voce del tifo giallorosso) presero parte all'omicido di Fausto e Iaio. Sono anni che questa gente vive nell'impunità, si definiscono rivoluzionari, ma sono sempre stati al servizio del potere ei cani pronti a correre quando i servizi segreti chiamavano.

«Quello che è successo a Roma in questi anni è stato costruito negli anni 70 dell'eversione, sul sangue di tanti come Fausto, Iaio e Valerio che sono caduti per mano fascista. Mentre i neri continuavano a sguazzare nell'impunità piu totale e potevano arrivare anche a sentirsi i Re di Roma, grazie ai palazzi del potere che ancora una volta li hanno usati fino a quando non fossero diventati insostenibili e a quel punto li hanno scaricati nelle fogne dalle quali erano stati presi».

"Era cupa Milano in quelle ore, era cupa l’Italia. La mattina di due giorni prima, il 16 marzo, le Brigate Rosse avevano rapito Aldo Moro, i cinque uomini della scorta erano stati massacrati. C’era un misto di paura e sbigottimento, Toni Negri avrebbe parlato della «geometrica potenza delle Brigate rosse». Quella sera Fausto e Iaio uscirono da via Leoncavallo, presero via Lambrate, piazza San Materno e poi via Casoretto, via Mancinelli. Li ammazzarono all’altezza della scuola inglese Sir James Henderson School. Un testimone vide tre uomini, due avevano un impermeabile chiaro, il terzo un giubbotto di pelle. Si avvicinarono e dissero qualcosa, poi spararono, otto colpi di calibro 32, attorno alle pistole avevano un sacchetto di plastica per raccogliere i bossoli. Non erano sprovveduti. Il campanile della chiesa del Casoretto batteva le 20.


Iaio agonizzò fino all’arrivo della prima ambulanza, Fausto era già morto. C’è una foto in bianco e nero, si trova su Internet: la macchia di sangue si allarga, il corpo di Fausto è vicino al marciapiede. La polizia arrivò sul posto e parlò di regolamento di conti, lo faceva sempre allora, per prendere tempo probabilmente. Ma la notizia viaggiò veloce, ricordo la rabbia di quei giorni.


Arrivò una rivendicazione dai Nar, Brigata Franco Anselmi. Anselmi era un militante fondatore dei Nar che 12 giorni prima era stato ucciso durante una rapina a un’armeria, a Roma. Della brigata Franco Anselmi faceva parte Massimo Carminati, un fascista che faceva i lavori sporchi per la banda della Magliana.

Ci sono stati anni di inchiesta, la condusse Armando Spataro e poi altri sostituti procuratori. In quel 1978 un giornalista dell’Unità, Massimo Brutto, raccolse testimonianze, si era impegnato senza sosta. Il 25 novembre, di sera, aveva un appuntamento con una sua fonte. Lo videro uscire da un bar di via Murat, una Simca 1100 bianca lo investì e scappò. La borsa di Brutto sparì, la ritrovarono qualche ora dopo, vuota. Della Simca e del suo guidatore non si è mai più saputo nulla.

Fece un’inchiesta importante Umberto Gay, giornalista di Radio Popolare, poi consigliere comunale. Gli indizi portavano a Roma, all’area del terrorismo diffuso che gravitava intorno ai Nar senza farne ufficialmente parte. Terroristi neri in trasferta a Milano. I nomi dell’inchiesta poi archiviata nel 2000 sono quelli di Massimo Carminati e Mario Corsi. Il 18 marzo 2000 Umberto Gay convocò una conferenza stampa. Disse: «Io accuso Mario Corsi di essere nella migliore delle ipotesi la “spalla” e nella peggiore il killer di Fausto e Iaio. Mi assumo le mie responsabilità e per la prima volta siete di fronte ad un soggetto privato che sceglie di accusare una persona con nome e cognome per quel delitto».

I funerali di Fausto e Iaio si celebrano il 22 marzo 1978. A Milano è una giornata tersa come se ne vedono poche. Non ci sono striscioni, lo hanno chiesto le mamme dei due ragazzi. Da una finestra Biagio Longo descrive in diretta per Radio Popolare quello che sta succedendo, si commuove. Una marea di gente, 100.000 secondo la Questura, un silenzio spaventoso. Arrivano i furgoni con le bare, sono i compagni di scuola di Fausto e Iaio a prenderle in spalla, le portano sul sagrato della chiesa Santa Maria Bianca. Nelle fabbriche di Milano il lavoro si è fermato, dal deposito Atm escono i lavoratori, salutano a pugno chiuso le bare che passano, il sagrato è pieno di fiori rossi. Piangono in tanti, piange Don Perego che non riesce a finire la messa. La bara di Iaio va verso il cimitero di Lambrate, quella di Fausto verso Trento, la famiglia è di lì. Le decine di migliaia di persone continuano a camminare, passano in via Mancinelli, dove c’era il sangue il marciapiede è rosso di fiori, c’è solo silenzio.

 

Letto 3940 volte Ultima modifica il Sabato, 20 Dicembre 2014 17:50

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