Il Bolognino

Venerdì, 16 Marzo 2012 00:00

Pareggio di bilancio /fiscal compact scelta deleteria

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L'Ue ha deciso di introdurre nelle Costituzioni degli stati membri il fiscal compact, cioè l'obbligo di pareggio di bilancio. Solo Gran Bretagna e Repubblica Ceca hanno detto di no. L'Italia aveva già intrapreso questa scelta di politica economica, infatti l'iter di riforma costituzionale era iniziato lo scorso 30 novembre 2011 e al Senato della Repubblica lo scorso 15 dicembre 2011. Le riforme costituzionali prevedono un iter legislativo rafforzato, con due deliberazioni successive di entrambi i rami del Parlamento, prima Camera e poi Senato a distanza di tre mesi l'una dall'altra e a maggioranza qualificata. La Camera il 5 marzo ha approvato il pareggio di bilancio con maggioranza bulgara...

L'Ue ha deciso di introdurre nelle Costituzioni degli stati membri il fiscal compact, cioè l'obbligo di pareggio di bilancio. Solo Gran Bretagna e Repubblica Ceca hanno detto di no. L'Italia aveva già intrapreso questa scelta di politica economica, infatti l'iter di riforma costituzionale era iniziato lo scorso 30 novembre 2011 e al Senato della Repubblica lo scorso 15 dicembre 2011. Le riforme costituzionali prevedono un iter legislativo rafforzato, con due deliberazioni successive di entrambi i rami del Parlamento, prima Camera e poi Senato a distanza di tre mesi l'una dall'altra e a maggioranza qualificata. La Camera il 5 marzo ha approvato il pareggio di bilancio con maggioranza bulgara: 489 favorevoli, 3 contrari e 19 astenuti. Ora il testo deve ancora tornare al Senato per l'ultimo voto e poi la Costituzione repubblicana sarò modificata.

Ma cos'è il “pareggio di bilancio”? Si stabilisce che le entrate fiscali, cioè la quantità di gettito incassato con le imposte dallo Stato e dagli enti locali, debba essere pari alle uscite, cioè alle spese per tutti gli aspetti del bilancio pubblico ma al netto degli interessi sul debito. Questo significa che i paesi che già spendono quote rilevanti dei propri bilanci per pagare gli interessi sul proprio debito pubblico invece che usare quei soldi per i servizi, come l'Italia, vedranno ulteriormente ristretta la propria autonomia fiscale e di decisione di spesa. La nuova formulazione della Costituzione prevede però la possibilità di fare debito, fino a un tetto del 3% di deficit, ma solo per finanziare “investimenti”. Dagli anni 90 ad oggi la maggior parte del deficit accumulato è stato fatto a causa delle enormi spese sostenute per spesso inutili e incomplete grandi opere pubbliche. Queste, come l'inutile e costosissima Tav, ricadrebbero tra le voci di investimento. Anche le spese militari non verrebbero perciò frenate, perché potrebbero essere camuffate da investimenti. Perciò il pareggio di bilancio, lungi dal dare maggiore disciplina fiscale e frenare la dilapidazione di risorse pubbliche che finiscono in mano alle cricche e alle mafie, si rivolge esclusivamente al bilancio corrente, fatto di spese “vive” e indirizzate ai servizi pubblici essenziali come istruzione e sanità, università.

Addio autonomia fiscale locale. La modifica dell'articolo 117 Cost., decide l'«armonizzazione dei bilanci pubblici» e che la competenza legislativa diventa di esclusiva statale e non più come ora, dopo la riforma del Titolo V, una competenza legislativa concorrente tra Stato e regioni. Gli enti locali quindi perdono autonomia di bilancio e la loro autonomia viene condizionata al “rispetto dell'equilibrio dei relativi bilanci”; poi si decide che le autonomie territoriali concorrano “ad assicurare l'osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea”. Con la fine dell'autonomia fiscale locale si pone fine sul nascere al federalismo fiscale, con requiem alle velleità leghiste. Infatti la spesa e le imposte potranno essere decise a livello locale ma entro una disciplina di pareggio relativo alle stesse autonomie locali, regioni e province.

Premi nobel contro. 5 premi Nobel per l'economia (Kenneth Arrow, 1972; Peter Diamond, 2010; William Sharpe, 1990; Eric Maskin, 2007; Robert Solow, 1987) hanno lanciato un appello indirizzato al Presidente Usa Obama contro il pareggio di bilancio, indirettamente l'appello è riferito anche all'Ue. Per i nobel «inserire nella Costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose, avrebbe effetti perversi in caso di recessione» amplificando gli effetti nefasti. Le nuove disposizioni costituzionali si applicano dall'esercizio finanziario relativo all'anno 2014, proprio quando la nostra economia uscirà definitivamente dalla crisi iniziata nel 2009, perciò questa decisione avrà con tutta probabilità l'effetto di deprimere ancora la ripresa futura.

Una scelta politica neoliberista. La Costituzione italiana e i costituzionalisti avevano deciso di non imporre una decisa direzione economica al paese lasciando ai governi la scelta della politica fiscale ed economica da attuare. La Costituzione perciò non aveva scelto una politica fiscale al fine di lasciare libertà d'azione politica: dirigismo di stampo socialista, comunista e socialdemocratico o liberalismo. Ora, imponendo il pareggio di bilancio in Costituzione si fa una precisa scelta ideologica di stampo neoliberista, cancellando di fatto la possibilità per i prossimi governi di attuare una diversa scelta di politica economica con buona pace per la rappresentanza politica democratica.

Letto 1685 volte Ultima modifica il Venerdì, 16 Marzo 2012 18:11

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