Il Bolognino

Giovedì, 05 Febbraio 2015 14:35

Bce contro Tsipras: chiusi i rubinetti, avanti con l'Austerity

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da dx a sx: Merkel, Tsipras, Draghi da dx a sx: Merkel, Tsipras, Draghi Crediti: affaritaliani.it

Due settimane fa l'Europa ha visto la nascita dopo libere elezioni del primo governo antiliberista della sua storia, il governo di Alexis Tsipras, in Grecia. Le promesse fatte da Syriza, la coalizione di sinistra (da noi di direbbe “sinistra radicale”), hanno convinto la popolazione greca, messa alle strette dai continui tagli di bilancio imposti dalla Troika (Bce + Ue + Fondo Monetario Internazionale). Tra le prime azioni del governo il secco no all'applicazione del Memorandum: l'ennesima richiesta di riduzione dei salari e delle pensioni per i greci, fatta dai creditori, cioè dalla Troika stessa, espressione politica ed economica delle tendenze politiche pro – liberali maggioritarie nei Paesi dell'Ue.

 

Ieri la Bce, per voce di Mario Draghi proprio presidente, ha annunciato che le banche greche non potranno più utilizzare i bond come garanzia per ottenere liquidità. Uno dei patti su cui è stato costruito l'euro e il sistema bancario comune è infatti la possibilità da parte degli stati membri dell'eurozona di ottenere liquidità per il proprio sistema bancario, scambiando i propri titoli di debito pubblico con i soldi della Bce.

La decisione presa dalla Bce è quindi una decisione che tenta di strangolare l'economia greca, proprio nel momento di massimo bisogno, ed è da molti considerata una scelta politica per arginare e marginalizzare il vento di cambiamento politico anti Austerity che fischia in tutta Europa, grazie alle richieste di Tsipras di ridiscussione del debito.

 

Le ricette di Syriza & azioni e reazioni

La ricetta del governo Tsipras per far uscire la penisola ellenica dall'ormai quinquennale crisi, che ha ridotto il PIL del 25% e messo in condizioni si povertà 1/3 della popolazione, è opporsi fermamente all'Austerity finanziaria voluta dalla Troika e un piano di investimenti pubblici immediato per “tamponare” subito le condizioni sociali più gravi. Il piano di investimenti pubblici è possibile grazie alla decisione di interrompere il pagamento delle cedole del debito pubblico greco. La questione perciò non è non pagare il debito: la Grecia  vuole pagarlo, ma in tempi ragionevoli, perciò ridiscuterlo. Contemporaneamente si agisce sul piano politico e diplomatico per convincere i creditori a dilazionare il pagamento dei propri crediti in un tempo più lungo, in modo da dare respiro all'economia greca stremata.

Le prime iniziative del governo di sinistra greco non si sono fatte attendere e hanno dell'incredibile se viste dall'Italia:


- Salario minimo raddoppiato (da 450 a 740 €),
- Stop ai licenziamenti collettivi,
- No alle privatizzazioni delle aziende pubbliche e alla svendita del porto del Pyreo ai cinesi,
- Elettricità gratis a 300 mila poveri che non ce l'avevano più;

Mai nessun governo in Italia ha fatto così tante “riforme” a favore dei lavoratori in così poco tempo. Contestualmente il governo ha dato incarico a Yanis Varoufakis, nuovo ministro dell'economia di ridiscutere i termini di pagamento del debito greco con tutti i principali creditori, che sono gli altri governi europei, in primis Germania – 90 miliardi, Inghilterra – 60 miliardi, Italia – 40 miliardi di €.

Proprio in risposta a queste politiche “non allineate”, e all'iniziativa diplomatica greca, la Bce ha fatto la prima mossa. Lungi da essere una scelta “neutra” o tecnica, la decisione di impedire alle banche greche di approvvigionare la propria liquidità direttamente dalla Bce, è qualcosa di inedito e assomiglia a un vero e proprio embargo.

La scelta operata dalla Bce però, non fu per fortuna operata nel post Guerra Mondiale per la Germania.

 

Le Grecia non è la Germania

L'azione punitiva della Bce nei confronti della Grecia però, non tiene conto di quanto fu invece fatto dalle potenze europee nei confronti della Germania. Alla Germania infatti fu riservato un trattamento esattamente opposto a quello riservato oggi alla Grecia. Joschka Fischer, ex ministro degli esteri tedesco ha attaccato duramente la politica di austerità del governo Merkel: «la Merkel ha dimenticato quando l'Europa ha dimezzò i debiti di guerra della Germania». Per la precisione i debiti tedeschi non furono cancellati, ma spalmati nel tempo, su un tempo molto lungo, abbassando quindi gli oneri degli interessi. La Germania infatti, finì di pagare i propri debiti di guerra solo il 03 ottobre 2010, ben 91 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale.


L'ingente somma, 22 miliardi di sterline dell'epoca, che le potenze vincitrici chiesero come danni alla Germania sconfitta, portarono al tracollo dell'economia della Repubblica di Weimar e furono uno dei motivi dell'ascesa al potere del nazismo di Hitler nel secondo dopoguerra. Facendo riferimento a queste evidenze storico-politiche, il neo ministro dell'economia del governo di Alexis Tsipras, Varoufakis, ha evocato lo spettro del nazismo, durante la propria visita all'omologo tedesco di oggi, 5 febbraio 2015, facendo un parallelismo con la situazione che oggi subisce la Grecia: «Sapete bene che i Paesi umiliati sono un rischio».

Nel 1953 infatti, si decise un nuovo stop al pagamento del debito tedesco,con la promessa da parte della Germania, che i pagenti sarebbero ripresi dopo l'unificazione tedesca. Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1990, il governo federale riapre i cordoni della borsa e definisce un piano di risarcimenti che è terminato 20 anni dopo, il 3 ottobre 2010.

 

L'Euro è l'Austerity?

Come si è potuto capire, riprendendo vicende del recente passato della Germania, non c'è nessuna legge divina che imponga pagamenti immediati delle cedole del debito pubblico, per paesi debitori che si trovino in condizioni disperate, come la Germania post Prima Guerra Mondiale, e la Greecia di oggi.
Tutto ciò che riguarda i bilanci degli stati, è una scelta politica, prima che economica.

Una domanda però aleggia, nella mente di molti e nell'agitazione dei mercati internazionali, alle prime mosse del governo greco: opporsi all'Austerity significa affondare l'euro?

La moneta Euro fu legata sin dagli albori a precise condizioni macroeconomiche minime, o di entrata, che i membri avrebbero dovuto rispettare per entrare pienamente nella zona euro. Molti commentatori, concordano nel dire che i governi greci degli anni 90, Papandreau e altri, hanno deliberatamente truccato i bilanci pubblici greci, occultando i dati macroeconomici di debolezza, per approdare alla moneta unica e lasciare la drakma. Oggi sappiamo che questo è probabilmente vero. Tuttavia un uscita dall'euro della Grecia potrebbe essere deflagrante per l'intero sistema dell'eurozona, mettendo in crisi le altre economie “deboli”, in primis Italia, Portogallo, Spagna e Francia, caratterizzate da bassi livelli di crescita e alto debito pubblico.

Probabilmente, proprio per questo motivo, la BCE ha deciso di punire da subito Tsipras e il suo governo: la paura che toccare le clausole dell'euro e del pagamento del debito, possa compromettere la stabilità finanziaria dell'intera area euro, è qualcosa di concreto. Tuttavia, Alexis Tsipras e Syriza non hanno affatto fatto una campagna elettorale anti- Euro. Anzi. Alexis Tsipras ha capito, prima di altri, che le regole finanziarie su cui si basa l'euro e la presunta stabilità economica che la BCE a guida politica tedesca sta imponendo all'Europa, sono regole che soffocano i Paesi più deboli ma che poco o nulla hanno a che fare con l'esistenza di una moneta unica.

 

Usa, Giappone e altri importanti mercati, infatti, stanno uscendo dalla crisi, con una piena ripresa economica, proprio perché non hanno affatto tagliato le spese pubbliche, cioè non hanno applicato l'Austerity a casa loro, ma anzi, hanno lanciato grandi quantità di finanziamenti pubblici sull'economia, e anche grande politica espansiva delle loro banche centrali che per tutto il 2013- 14 hanno continuato a stampare moneta.

 

Probabilmente, gli squilibri della moneta unica e dell'economia europea non sono propriamente responsabilità dell'euro. Altrove ci sono monete uniche, come il dollaro Us e lo Yen, ma non c'è crisi economica. Probabilmente, come sostiene Tsipras e la sinistra europea (ma non solo), i problemi economici nascono per scelte politiche sbagliate: prima di costruire l'Europa politica si è voluto costruire uno spazio economico comune e una moneta comune, cioè facendo esattamente il contrario di quanto hanno fatto nazioni come Usa e Giappone: prima la nascita dello Stato e poi della moneta. L'euro è ingiusto, perché le politiche economiche europee non sono adeguate a ridistribuire la ricchezza all'interno dell'unione, per il semplice motivo che l'Unione Europea è un insieme di stati sovrani, mentre gli Usa – ad esempio, sono un UNICO stato sovrano, con un unico governo.

 

Alexis Tsipras ha così risposto all'iniziativa della Bce: «Il governo resta deciso nell'obiettivo del suo programma di salvezza nazionale approvato dal voto del popolo greco. Il suo intento è di convergere verso una politica europea che metterà definitivamente fine alla crisi dell'economia sociale greca. La Grecia non fa ricatti e non li accetta».

 

L'ultima parola comunque rimane nelle mani dei cittadini degli Stati europei, che con il loro potere elettorale possono scegliere il governo, e perciò anche l'orientamento politico dell'Eurogruppo, della Commissione europea e indirettamente della Bce stessa. Forti movimenti di piazza, come Podemos in Spagna anch'esso come Syriza contrario alle politiche di Austerity, crescono non solo nei sondaggi, di giorno in giorno. Solo il futuro sa chi la spunterà in Europa, se i lavoratori o i politici e gli economisti filo Troika e filo – Austerity.

 

 

Letto 2228 volte Ultima modifica il Giovedì, 05 Febbraio 2015 19:16

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LonaBig
0 #1 LonaBig 2019-02-18 00:41
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