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Mercoledì, 16 Marzo 2016 10:03

Il governo reintroduce il profitto sull'acqua, nonostante il referendum del 2011

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Il 12 e 13 giugno 2011 quasi 26 milioni di italiani, la maggioranza assoluta, ha espresso la forte volontà di togliere l'acqua dalle logiche del profitto. Ieri, martedì 15 marzo 2016, in commissione ambiente alla Camera dei Deputati è stato abrogato per volontà governativa, l'articolo 6 della legge sui servizi idrici, reintroducendo la possibilità di fare profitti sull'acqua.

La legge ieri in discussione, era una legge di iniziativa popolare, promossa dai movimenti per l'acqua pubblica che poi avrebbero promosso il referendum del giugno 2011. L'articolo 6 prevedeva che il sevizio idrico integrato fosse gestito da soggetti di diritto pubblico e quindi senza remunerazione del capitale investito, cioè senza profitto nella gestione. Marco Bersani, portavoce dei comitati per l'acqua pubblica a Radio 3 su questa operazione del governo ha così commentato: 


la legge oggi in discussione era stata presentata con 400 mila firme dai comitati per l'acqua bene comune e un emendamento Pd ha cancellato il cuore della legge. Infatti eliminando l'articolo 6 dalla legge si permette di nuovo che la gestione del servizio idrico venga data in mano ai privati, che non lo gestirebbero se non avessero possibilità di profitto. D'altronde il decreto attuativo Madia (cioè il testo unico sui servizi pubblici locali n.d.r) attualmente in discussione assieme alla legge in Parlamento parla chiaro e afferma all'articolo 4, comma 2- “la concorrenza, la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione di servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale”. Si dice infatti poi che gli obiettivi sono due: 1) l’obbligo di gestione dei servizi pubblici locali a rete attraverso società per azioni (art. 7, comma 1); 2)l’obbligo, laddove la società per azioni sia a totale capitale pubblico, di rendere conto delle ragioni del mancato ricorso al mercato (art. 7 comma 3), di presentare un piano economico-finanziario relativo a tutta la durata dell’affidamento, sottoscritto da un istituto di credito (art. 7, comma 4), di acquisire il parere dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato". I cittadini - continua Bersani - hanno votato a maggioranza assoluta per togliere l'acqua dal profitto, da cui consegue che non ci può essere una gestione di tipo privatistico
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In Italia la stragrande maggioranza dei gestori dei servizi pubblici idrici sono municipalizzate, cioè società per azioni a maggioranza pubblica. La natura del soggetto che gestisce l'acqua non è indifferente - hanno fatto notare in passato noti avvocati e come anche chiarito da recenti determinazioni della Cassazione, in quanto se il gestore è una società per azioni essa è obbligata a fare profitto, cioè ad ottenere una remunerare del capitale investito.

Il governo Renzi, come tutti i governi precedenti, incluso il governo Monti e Berlusconi (i 4 referendum furono anche una bella botta politica all'allora governo Berlusconi) hanno sempre spinto nella direzione opposta a quella tracciata dal referendum, e cioè per una gestione privatistica dei servizi pubblici locali e quindi anche dell'acqua. 
Intervistato in merito al testo unico sui servizi pubblici locali, il presidente del consiglio Matteo Renzi ha affermato che "l'acqua si gestirà secondo quanto voluto dall'Europa".

In realtà è l'Europa e in particolare la Commissione Europea che vede la situazione della gestione dell'acqua in Italia come una possibile violazione del principio della libera concorrenza, perché l'Europa non considera la gestione dell'acqua come un bene pubblico ma come un servizio e in quanto servizio soggetto alle regole del mercato. L'acqua per l'Europa è una merce - una commodities, e quindi deve essere gestita dai privati secondo il principio della libera concorrenza. Dello stesso avviso anche Erasmo D'angelis (Pd) direttore dell'Unità, intervistato da Radio 3:


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il 7% della remunerazione del capitale è vitale per fare investimenti e per permettere ai privati di investire nelle infrastrutture e migliorare l'efficienza dei servizi acqua italiani, molto arretrati sopratutto al sud". Bersani ha quindi risposto su questo punto: "Non vedo i privati correre per gestire le infrastrutture inadeguate delle aziende idriche del sud, ma quelle del nord, dove cinquantanni di gestione pubblica hanno lasciato delle infrastrutture adeguate e quindi i privati non devono fare altro che tirarne i profitti derivati. Poi se si guardano dove finiscono gli utili delle grandi multiutilities del nord vanno all' 85%-90% non a fare investimenti ma a distribuire dividendi agli azionisti. Le Spa a maggioranza pubblica come Acea (a capitale 49% privato e 51% pubblico n.d.r) hanno come unico obiettivo ricavare profitto sicuro dal bene pubblico acqua, perché è un servizio con entrate sicure, periodiche (le bollette n.d.r). Se l'obiettivo è far entrare i privati nella gestione dell'acqua per aumentare gli investimenti nelle infrastrutture, andate a vedere se gli investimenti con la gestione delle Spa sono aumentati: sono diminuiti!"

Uscendo per un attimo dalla diatriba gestione pubblica - gestione privata, la modifica sostanziale dell'art.6, cioè la reintroduzione del principio che si possa fare profitto sull'acqua va a cancellare la volontà popolare che si espresse invece contro il profitto sull'acqua e questo è un fatto estremamente grave. Significa non solo che i governi non si curano di ciò che vogliono gli italiani, ma che votare non conta più nulla e che la volontà popolare può essere superata da logiche burocratiche e capitaliste che vengono dall'Europa e che poi vengono attuate sul territorio dai governi di turno. 

Vogliamo sperare che presto tutto questo si risolva in favore dell'espressa volontà popolare tradita, perché se così non fosse, significherebbe che in Europa non viviamo più in democrazie, ma in governatorati gestiti da governi locali eletti si, ma che sono semplici esecutori di volontà dei burocrati di Bruxelles e Strasburgo più che esecutori della volontà del popolo e dei parlamenti, come invece dovrebbe essere in democrazia.

Letto 3317 volte Ultima modifica il Mercoledì, 16 Marzo 2016 12:01

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