Il Bolognino

Venerdì, 25 Marzo 2016 12:50

La riforma kamikaze ammazza pubblicisti

Scritto da  Marco Chinicò

"Elenco pubblicisti ad esaurimento entro il 31 agosto 2012". Queste le voci di corridoio che, quattro anni e mezzo or sono, aleggiavano sull'asse Parlamento Italiano-Odg"Eliminazione elenco pubblicisti", questa la seconda, non meno inquietante, news circolante. "Tanto rumore per nulla".

 

Il Governo tecnocratico, guidato dal Senatore a vita Mario Monti, dette maggiore spazio ad altre riforme, ritenute dal suo esecutivo di maggior importanza, così che il tanto chiacchiericcio attorno alla possibile riforma della professione giornalistica, si rivelò solo fumo e niente arrosto. La proposta di legge finì nel cassetto, da poco più di un mese, quel cassetto è stato riaperto: al vaglio della Commissione Cultura (perché la Commissione Cultura e non la Commissione Lavoro, trattandosi di una riforma professionale?), è stato ammesso per la votazione finale un decreto che dovrebbe riformare la vecchissima legge n. 69 del 1963. All'interno dello stesso testo vi è il comma 2. dell'art. 4. Un comma che a tutti i giornalisti pubblicisti d'Italia, fa tanto paura.


Allo stato attuale, i giornalisti pubblicisti, regolarmente iscritti all'Ordine, sono circa 77.000. Una cifra nettamente superiore al numero globale di colleghi iscritti nell'elenco professionisti, circa 28.000. Per diventare giornalisti professionisti ci sono tre possibili strade da percorrere: svolgere un praticantato di 18 mesi presso un editore che, ai sensi di legge, sarebbe obbligato ad assumerti con il classico rapporto di lavoro che è regolamentato dal contratto nazionale giornalistico, con tutti i nessi e connessi stabiliti da FNSI e FIEGA tale rapporto contrattuale corrisponde un salario ben preciso e il conseguente versamento dei contributi all'INPGI. La strada alternativa al praticantato è la frequentazione di una scuola di giornalismo radio-televisivo, con tanto di arduo test di selezione iniziale, della durata di due anni e che ha un costo abbastanza oneroso che non tutte le famiglie degli aspiranti giornalisti, possono permettersi. Da un po di tempo, chi è già pubblicista, svolge regolare e retribuita attività giornalistica, in modo continuativo, avrebbe la possibilità di chiedere il ricongiungimento.



Trattasi del riconoscimento del suo rapporto di lavoro con l'editore, rapporto considerato dall'Ordine regionale di competenza, pari al praticantato. In caso di nulla osta dell'Ordine, può essere ammesso al corso di preparazione all'esame e, conseguentemente, allo stesso esame di stato che permetterebbe l'accesso allo stesso elenco professionisti. Il Consiglio Nazionale dell'Ordine, in un primo momento, aveva discusso su una riforma della professione che permettesse a tutti i giornalisti pubblicisti di accedere, senza troppi ostacoli, all'elenco professionisticoUna riforma che puntasse all'istituzione dell'elenco unicoPiù di qualcuno, forse, vede la categoria dei giornalisti pubblicisti, una categoria nemica e da eliminare. Eliminare come? Provando a fare fuori, con un colpo di spugna, la rappresentanza dei pubblicisti dentro il Consiglio Nazionale.


Naturalmente il grande "obiettivo" potrebbe diventare realtà concreta solo se ci sarà l'ufficiale approvazione di tale proposta di legge con promulgazione della stessa da parte del Presidente della Repubblica e pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Dopo il 20 febbraio, alla Camera dei Deputati è stata approvata una riforma che, se "sposata" anche da Palazzo Madamaridurrebbe notevolmente il numero dei Consiglieri dentro il CNOG (Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti). Si potrebbe, addirittura, avere nel futuro prossimo un CNOG   con solo 36 Consiglieri presenti. Il rischio per i giornalisti pubblicisti, soprattutto quelli residenti in regioni italiane che, rispetto a Lazio e Lombardia, non hanno quel grande "potere politico", non avendo più Consiglieri rappresentanti, in caso di epurazione dall'albo rischierebbero di non avere alcuna possibilità di fare ricorso per una repentina riammissione. Un colpo di spugna chirurgico, inaccettabile e contro quel principio costituzionale che garantisce la rappresentanza dentro ciascun Ordine professionale.

 

Perché questa guerra ai giornalisti pubblicisti? I pubblicisti, pur versando ogni anno nelle casse di ciascun Ordine regionale la quota di iscrizione, pur mandando avanti le attività dei giornali e con meno tutele rispetto ai professionisti, sono visti come coloro che "sottraggono" il lavoro ai giornalisti professionisti. Rispetto a questi ultimi, alcuni pubblicisti accettano, seppur malvolentieri, di farsi pagare meno, altri rifiutano compensi "spicci" preferendo scrivere gratis, altri colleghi ancora, una volta ottenuta l'iscrizione all'Ordine in qualità di"giornalista pubblicista", continuano a svolgere la professione solo per hobby, non coltivando alcuna volontà di investimento professionale. Una decisione, nella maggior parte dei casi, scaturita dal fatto che già svolgono un altro lavoro, regolarmente pagato e compatibile con la loro iscrizione all'albo, "ergo" non hanno bisogno di guadagnare soldi in più con la scrittura. Tutto questo, secondo l'analisi della presunta frangia anti-pubblicisti, "sminuirebbe" così il lavoro giornalistico in se, creando una situazione di comodo per gli editori che risparmierebbero sul costo del lavoro e togliendo ogni possibilità di opportunità lavorativa ai professionisti che rivendicano l'esclusività professionale.


Questa visione del giornalismo dei pubblicisti è una menzogna di comodo. Spesso i pubblicisti non sono pagati per volere degli editori e non per loro volontà e spesso - non sempre, ma in molti casi - svolgono altre attività lavorative perché non hanno potuto trovare un lavoro da giornalista, vista la crisi del settore sopratutto dal punto di vista occupazionale.


I giornalisti pubblicisti che lavorano e svolgono a tempo pieno la professione, alla pari dei professionisti, privi però di una loro rappresentanza dentro il CNOG, potrebbero incorrere in eventuali, ingiuste epurazioni. Un fatto da non sottovalutare e che potrebbe verificarsi per i motivi più assurdi: 1- cancellato dall'Ordine perché scrive poco, in modo non continuativo, non è pagato o viene pagato pochissimo in un anno solare. 2- cancellato dall'Ordine, nonostante regolare iscrizione all'INPGI, perché non lavora per grossi uffici stampa, ha reddito e versamento contributi bassi, non soddisfacenti3- Cancellato dall'ordine perché non risultano pagamenti degli editori tramite bonifico bancario. Un dato che nessun giornalista sarebbe tenuto a dimostrare visto che i conti bancari o postali, ai sensi di quanto stabilisce la legge sulla privacy, rientrerebbero nella categoria dei dati sensibili.


Tutti i vice-Presidenti dei singoli Ordini regionali e gli attuali Consiglieri presenti, ancora in carica dentro il CNOG, si appellano al buon senso di tutti i Senatori affinché siano fatte e presentate le giuste modifiche, senza danneggiare pubblicisti e professionisti insieme.





Ascoltiamo in questo video, le proposte e l'appello di un gruppo giornalisti pubblicisti, tutti Consiglieri del CNOG, che invitano la classe dirigente al buon senso, scongiurando l'approvazione definitiva di una riforma, a loro modo di vedere, distruttiva almeno di una parte della categoria

"La riforma kamikaze "ammazza pubblicisti", ha passato il primo step. Il secondo potrebbe essere fatale. Se passerà, cancellerà gli sforzi e il lavoro e la dedizione di migliaia di lavoratori, colpevoli solo di essere più poveri e più bistrattati dei "colleghi" professionisti.

Letto 664 volte Ultima modifica il Venerdì, 25 Marzo 2016 13:10

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