Il Bolognino

Venerdì, 24 Giugno 2016 11:11

Brexit!

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Brexit! www.spectator.co.uk

Il voto sull'uscita dall'Ue da parte della Gran Bretagna (Inghilterra+ Scozia+ Galles + Irlanda del Nord) svoltosi ieri, il cui risultato è stata la vittoria del fronte per il Brexit, cioè l'uscita dall'Ue, è stato un voto caratterizzato da molteplici aspetti sociali politici ed economici, ma in piena tradizione con il sentimento e con la cultura più autentica del popolo inglese.

 

Per comprendere a pieno il risultato del voto non basta credere o basarsi su letture totalmente politiche, ma bisogna prima di tutto capire la peculiarità della storia inglese. Gli inglesi hanno sempre identificato la burocrazia come un emanazione dell'assolutismo, e con la Gloriosa Rivoluzione, per primi in Europa e nel mondo, dissero no all'assolutismo dei sovrani, che portò al ruolo politico preponderante del Parlamento (eletto) sul Re (non eletto - dinastico, ma simbolo dell'unità nazionale). 


Quella riforma epocale del 1688-89, che cambiò per sempre il Regno Unito (allora non era ancora "unito") è una riforma sull'equilibrio dei poteri che ha dato il via in tutta Europa alla fine dell'epoca delle monarchie assolute. Quell'equilibrio di potere a favore del popolo che si autogoverna tramite il Parlamento e i suoi rappresentanti è stato il piedistallo su cui poi sono nati gli USA e tutte le democrazie europee, nonché la miccia che diede il là alla Rivoluzione Francese, che come la Gloriosa Rivoluzione, si opponeva al potere assoluto del Re. Quel delicato equilibrio di potere, è stato percepito dalla maggioranza dei sudditi della Regina, come prevaricato da una burocrazia straniera, che con non si capisce bene quale legittimità, decide a Bruxelles, anche ciò che riguarda Londra.



Gli inglesi non hanno mai accettato fino in fondo di sottostare al potere burocratico mitteleuropeo della Bce, e hanno continuato con la Sterlina, parimenti, non hanno mai accettato il potere politico di un entità non politica ma burocratica, come è l'Europa d'oggi, chiedendo via via sempre delle eccezioni alla regola. E ottenendole. Eccezioni come la possibilità di sforare il deficit del 3% - cosa non permessa a Nazioni meno politicamente potenti, come l'Italia e la Grecia, eccezioni come quella sulle leggi di welfare state, eccezioni come la moneta.

Ma queste eccezioni, non hanno placato il sentimento di rivalsa nei confronti di ciò che dall' uomo della strada è stato percepito come il nuovo dittatore assoluto: la burocrazia europea. 

Hanno quindi avuto facile corsa coloro che erano a favore del Brexit, nonostante tutta la City di Londra, per puro interesse economico, fosse schierata a favore del Remain - cioè il restare nell'Ue. La City non ha vinto. La finanza internazionale non ha vinto. Così come non ha vinto la politica dei partiti moderati, tra cui il governo conservatore di Cameron, che stamattina ha rassegnato le dimissioni, in modo coerente - e ancora una volta, in piena tradizione della politica inglese - .



Nonostante le minacce micidiali di impoverimento e disoccupazione che il fronte del Remain, e la City, nonché l'Ue hanno agitato, gli inglesi non hanno votato con il loro portafogli. Gli inglesi non hanno pensato al loro interesse economico, ma alla loro voglia di libertà dall'invasore. Appurato, con la vicenda greca, che la politica non può e non riesce a riformare l'Europa - abbiamo visto che fine ha fatto il fronte delle sinistre e Tsipras, diventato il miglior bravo e remissivo applicatore delle misure di austerità chieste dalla Troika, dopo averla combattuta solo a parole -. 



Tuttavia la Gran Bretagna non è affatto la Grecia.  Di certo sul voto ha influito anche lo strapotere della Merkel e l'austerity, tuttavia gli inglesi sono stati i primi al mondo a proporre l'austerity con la Thacher, a tagliare lo Stato Sociale, a ridurre le pensioni, a tagliare la spesa pubblica. Non è quindi per l'austerity e per le politiche di austerity che gli inglesi hanno scelto di lasciare l'Ue. Non vale perciò la stessa analisi fatta con la Grecia, che ha subito l'austerity che l'ha messa in ginocchio, perché la Grecia ha un economia debole, tutta incentrata sul ruolo dell'impegno pubblico e Statale nell'economia. La Gran Bretagna ha un solido settore privato, non solo finanziario, e una burocrazia nazionale ai minimi termini - la odiano, basta vedere la scheda elettorale del referendum per rendersene conto: Leave o Remain - Lasciare o Restare, parole semplici, niente richiamo a leggi astruse, una semplice x da porre, un quesito comprensibile anche a un bambino - . Insomma, i conti inglesi sono a posto. Non è per questo che ha vinto Leave. Anche l'enorme folla di immigrati irregolari arrivati dall'Europa in questi mesi, avrà avuto il proprio peso nella decisione, tuttavia questo non è certo un voto contro gli immigrati. La Gran Bretagna accoglie tutti gli anni 600 mila nuovi immigrati e buona metà arrivano dall'Europa continentale - specialmente dai Paesi economicamente più deboli, tra cui l'Italia - ed è quasi tutta manodopera altamente qualificata. Anche presupponendo che le nuove regole che la Gran Bretagna potrà adottare nei confronti degli immigrati europei possano essere più rigide, di sicuro gli inglesi, che sono intelligenti, non si priveranno di manodopera altamente qualificata a costo zero. Noi poveri laureati italiani potremmo quindi - con ogni probabilità - continuare a immigrare in Uk.

Il voto per Brexit è quindi stato tutto un voto "politico", coraggioso, e senza pensare agli interessi personali, ma all'interesse generale dell'Inghilterra. Gli inglesi hanno detto chiaramente che si vogliono governare da soli, che non accettano nessuna burocrazia straniera non eletta che decide altrove delle loro vite. Vista così, provate a dargli torto.



Scozia e Irlanda del Nord, hanno votato in maggioranza per restare in Ue, questo potrebbe riaprire la querelle per la secessione della Scozia dalla Gran Bretagna. Gli scozzesi nel recente referendum, avevano votato col portafogli, pensando ai loro interessi e quindi scegliendo di restare all'interno del Regno Unito di Gran Bretagna. Anche ieri hanno votato col portafogli, e hanno scelto di restare in Ue, ma sfortunatamente per loro, facendo parte di un unione nazionale molto più numerosa, saranno costretti ad abbandonare l'Ue. Rimettendoci in termini di scambi commerciali e finanziari, nonché turistici. Gli inglesi non hanno votato con il portafogli, seguendo il loro interesse economico - che era quello di restare in Ue, visto che la metà degli scambi commerciali la Gb ce l'ha proprio con noi europei. Gli inglesi hanno votato facendo prevalere gli ideali sul portafogli. Cosa impossibile in paesi come l'Italia, dove si sceglie sempre in base ai piccoli interessi di parte: vi ricordate cosa successe quell'estate quando la Bce mandò la famosa lettera a Berlusconi?

Berlusconi non accettò i termini del massacro sociale che la Bce chiedeva all'Italia. Puntualmente venne sostituito con un governo "tecnico" di Mario Monti, che applicò alla lettera la macelleria sociale, grazie al sostegno politico di tutti, anche del Pd antirenziano Bersanian-Dalemiano, che allora governava quel partito.


In sostanza, noi italiani non abbiamo il coraggio di prendere decisioni simili, come invece lo hanno avuto gli inglesi. In questi anni si è palesata una piccola certezza per quanto riguarda l'Ue: è irriformabile da dentro. Molti sostenitori di Brexit lo hanno detto molte volte in questi mesi di campagna pre-voto, con convinzione. L'Ue non è riformabile, sarà sempre un ottusa burocrazia poco attenta alle esigenze nazionali. Questa convinzione unita allo storico coraggio inglese è un ulteriore chiave di lettura per capire perché gli inglesi hanno comandato il mondo per un secolo e perché hanno scelto Brexit.

Non possiamo sapere se sul lungo periodo la Brexit sarà stata un opportunità o una disgrazia per il Regno Unito. Sappiamo che ci voleva coraggio per uscire dall'Ue e forse anche incoscienza. E gli inglesi le hanno avute. 

Bye bye Queen.

Letto 1386 volte Ultima modifica il Venerdì, 24 Giugno 2016 12:23

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Commenti   

 
Rodolfo Morandi
0 #1 Rodolfo Morandi 2016-06-24 13:46
Veramente un bell'articolo! Grande Paolo
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