Il Bolognino

Lunedì, 25 Settembre 2017 17:23

I risultati tedeschi e gli Stati Uniti d'Europa che si allontanano

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I risultati tedeschi e gli Stati Uniti d'Europa che si allontanano Di Flickr_-_Πρωθυπουργός_της_Ελλάδας_-_Angela_Merkel_-_Αντώνης_Σαμαράς_(2).jpg: Αντώνης Σαμαράς Πρωθυπουργός της Ελλάδας from Greecederivative work: César - Questo file deriva da  Flickr - Πρωθυπουργός της Ελλάδας - Angela Merkel - Αντώνης Σαμαράς (2).jpg

Lunedì 25 settembre 2017 l'Europa è scossa dal risultato delle elezioni tedesche, svoltesi il giorno prima, in cui la Cancelliera uscente Merkel ha ri-ottenuto per la quarta volta consecutiva il mandato, ma i consensi al suo partito, la CDU, sono calati nonostante la floridità economica tedesca, e si è avuta una decisa affermazione di AFD, partito di ispirazione nazionalsocialista, con il 12,6% dei voti.

 

CDU come DC. Non si possono comprendere i risultati delle elezioni se non si ha accortezza di come Merkel abbia progressivamente spostato verso il centro l'azione politica del proprio governo e del proprio partito, lasciando politicamente spazio alle estreme, che hanno tutte visto incrementare i propri consensi, nel più classico delle dinamiche politiche, dove a un grande partito di centro che governa si affiancano partiti di medie dimensioni che lo sostengono e ampie opposizione alle estreme, sinistra (Linke, Grune) e destra (AFD, ma anche i liberali di FDP). La dinamica politica in Germania durante i governi Merkel è quindi passata da un confronto tradizionale sinistra-destra a un ritorno al passato per noi italiani: il trionfo del partito di centro e le forti estreme, praticamente il sistema politico italiano dal 48 al 94, con il dominio della DC. Dal cambio di paradigma a rimetterci è stata sopratutto la SPD, che non potendosi più giovare di una competizione a lei più congeniale sull'asse destra - sinistra ha finito per perdere consensi sia a destra verso la Merkel e FDP, ma anche in parte meno sostanziosa a sinistra. Ciò che stupisce dalle prime analisi dei flussi elettorali, è che pare che parte dei voti persi dalla SPD e dei voti dalla CDU sono andati all'estrema destra di AFD. Si tratta sopratutto del voto anziano e maschile situato in ex-Germania Est, preoccupato dalle politiche di centro (sinistra) promosse dalla Merkel nel riguardo dell'accoglienza ai rifugiati e richiedenti asilo.

CDU è stata la maggiore promotrice in ambito europeo della fallimentare politica economica dell'Austerity che ha governato le politiche dell'UE nel periodo di maggior crisi economica continentale. Una politica fortemente di destra e liberista, che non ha ottenuto l'obiettivo di risanare le economie degli stati membri “spendaccioni”, ma che anzi ha causato l'aggravamento e il protrarsi della crisi per oltre 10 anni sopratutto nel sud Europa.


L'errore mortale del PSE è stato dapprima colpevolmente appoggiare l'Austerity voluta da Frau Merkel e dal PPE, ottenendo non solo un rafforzamento a livello nazionale di tutti i partiti del PPE e quindi del PPE stesso, ma perdendo anche credibilità agli occhi di chi ha subito di più la crisi, ovvero le masse della working class, che hanno iniziato a cercare altrove chi politicamente offriva visioni alternative al grande inciucio europeo – quello che Fabbrini chiama “l'istituzionalizzazione del modello della grande coalizione”.


Sergio Fabbrini, in un acuto articolo sulle elezioni tedesche e la crescita del populismo di Afd anche nella ricca Germania, spiega infatti che “E' l'istituzionalizzazione del modello della grande coalizione la vera ragione per cui si affermano forze anti-sistemiche. Se le politiche devono essere quelle perché devono rispettare i parametri non c'è più dialettica politica. E la società, fisiologicamente, critica l'indiscutibilità delle scelte pigliandosi l'alternativa che c'è" (cioè i partiti populisti anti-europei n.d.r).

Chi come me vuole da sempre ciò che Fabbrini auspica, cioè un Europa federale e meno tecnocratica, in cui le politiche vengano di nuovo decise dalla politica e non dalla burocrazia sovranazionale che le impone tramite direttive, cioè tramite strumenti burocratici, è stato sconfitto e svilito più di una volta proprio dal principale volto dell''Ue tecnocratica attuale: Angela Merkel.

E' pur vero che l'elezione di Junker a Presidente della Commissione Ue, e il piano Junker di investimenti e la flessibilità sono i frutti di un parziale ravvedimento dei partiti del PSE, che resisi finalmente conto dell'ingiustizia e del costo politico di sostenere le misure di austerità, hanno cambiato passo, chiedendo e ottenendo un patto politico con il PPE sempre nell'ambito della ormai decennale grande coalizione europea. Non credo come il professor Fabbrini che siamo di fronte a una vittoria morale di Alternative fur Deutschland, dopotutto le forze antisistema in Francia hanno sfiorato il 50% dei consensi (se si sommano i risultati di Marine LePen e Melenchon) e in Italia pure sfiorano altissime percentuali se mettiamo insieme tutti gli europescettici da M5S a Lega Nord passando per la destra estrema di FdI, Casapound eccetera, rasentiamo probabilmente quasi il 50% dei consensi. La politica moderata ed europeista appare molto più solida in Germania che in Francia o in Italia o in altri Paesi, probabilmente grazie allo stato di grazia economico del gigante teutonico e all'indiscutibile carisma di Angela Merkel.

Credo, anzi, che le elezioni tedesche siano la dimostrazione della forza del modello Merkel: la perdita di consensi è veniale se confrontata con ciò che succede negli altri Paesi, dove il modello dell'Ue funzionale alla visione politica tedesca e segnatamente di Angela Merkel, è molto più in crisi.

 

Mi trovo però molto d'accordo con il professor Fabbrini quando afferma - “bisogna ridare agli Stati nazionali spazi di autonomia e scelta. Abbiamo abolito le democrazie nazionali senza aver costruito una democrazia sovranazionale. […] un unione federale che si pone l'obiettivo di presidiare solo alcuni ambiti fondamentali” che poi vengono citati – la sicurezza, la politica estera, difesa e intelligence vanno fatte assieme. - E poi ancora - la politica economico monetaria comune, riducendo la regolamentazione e creando un budget limitato europeo, con tasse europee […] e un governo e un ministro delle finanze europeo che passi il tempo a gestire quel budget, anziché fare il controllore delle politiche nazionali”.

 

Fabbrini sostanzialmente descrive un Ue che non è più una burocrazia accentratrice com'è ora, ma un compiuto stato nazionale unico, federale, su modello degli USA, cioè gli Stati Uniti d'Europa.

Manca tuttavia un passaggio al pure lodevole ragionamento del professore. E cioè che gli europeisti dei vari Paesi negli ultimi vent'anni si sono ingannati pensando che fosse proprio la Merkel e la sua visione politica di Ue burocratica la via che potesse un giorno portare all'affermazione degli Stati Uniti d'Europa. Oggi sappiamo che non è affatto così. Condivido la visione del professor Fabbrini, quando allarmato spiega che se l'Europa non diventa più Europa, cioè meno burocrazia e più Stati Uniti d'Europa, la prossima volta i populisti vinceranno. Ma la responsabilità è di chi cieco non ha visto che cosa è diventata la Ue, rispetto ai sogni di Spinelli, Rossi e Schumann. 

Infatti chi non credeva all'Europa tecnocratica plasmata dalla Merkel e dal PPE è finito per ingrossare le fila dell'antieuropeismo, ormai convinto che l'Europa non possa essere riformata e che non avremo mai gli Stati Uniti d'Europa, ma dovremo accontentarci di una burocrazia che dispone regole, ma non capisce esigenze politiche ed è quindi carente dal punto di vista rappresentativo.

 

No taxation without rappresentation” fu il motto della guerra d'indipendenza americana, che significava che gli americani rigettavano gli obblighi imposti dal governo (taxation e leggi), se il governo stesso non era eletto dai cittadini (rappresentation). I patrioti americani presero il fucile e combatterono gli inglesi e fecero nascere gli USA perché vollero opporsi a una burocrazia lontana non eletta dai cittadini americani che però comandava e imponeva sacrifici come la tanto odiata tassa sul thé. Al cittadino europeo medio oggi l'Ue sembra proprio come sembrava l'Inghilterra e il suo Re agli americani del 1775: impone sacrifici (Austerity) e regole, senza che nessuno abbia mai visto una scheda elettorale con il nome di Junker sopra. E poco importa se con complicati passaggi indiretti anche Junker è espressione di una maggioranza “votata”, poco importa che ci sia un Parlamento europeo, se le Istituzioni europee sono percepite ancora più distanti dal vissuto comune delle Istituzioni nazionali.

La vittoria della Merkel, seppure azzoppata, è la vittoria di un Europa che non ci piace, alla quale vorremmo sostituire un Europa dei popoli. Ma oggi il rischio concreto è che non si possa cambiare nulla per non finire dalla padella alla brace del reflusso della destra estrema nazionalista che sta crescendo. Superare l'empasse proponendo più Europa invece di meno Europa potrebbe essere molto indigesto all'elettorato. L'alternativa sembra quella del famoso proverbio: “mangiare questa minestra (Merkel ed eurocrazia) o saltare dalla finestra (AFD, M5S, Lega Nord.. populismi e chiusura).

Letto 92 volte Ultima modifica il Lunedì, 25 Settembre 2017 18:00

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