Il Bolognino

Giovedì, 05 Aprile 2012 11:49

Lavoro, le novità della riforma

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Fornero sorridente alla presentazione del dsl Fornero sorridente alla presentazione del dsl

Come promesso nell'articolo precedente , vi illustriamo le principali modifiche della riforma del mercato del lavoro che sono state annunicate ieri, rispetto alla bozza originale. Da notare come il disegno di legge, estremamente articolato e lungo, deve ancora essere modificato in Parlamento. Non si escludono perciò ulteriori modifiche.

La prima vera novità, e l'unica uscita dai primi 40 minuti di conferenza stampa, è che la forma legislativa non sarà il decreto, ma il disegno di legge. Una scelta vincolata dal Presidente Napolitano che ha voluto così non svuotare di responsabilità il Parlamento. Le modifiche alla bozza governativa ci sono, ma l'impianto della stessa non viene snaturato; la novità sostanziosa è che viene reintrodotto il reintegro nei licenziamenti per causa oggettiva (economici). Contenta la politica, scontenta la Cgil, plaudenti i sindacati governativi Cisl e Uil, adirato il padronato che vede sfumare una preziosa norma di ricatto dei dipendenti.

La filosofia che regge l'impianto legislativo che si va profilandosi è tutta riassunta in due frasi pronunciate dal ministro Fornero: «Vogliamo più lavoro, più partecipazione e lavoratori più produttivi» e «l'articolo 18 è stato una conquista ma il mondo è cambiato». Il governo individua nel lavoratore pigro e anziano il problema della scarsa produttività del sistema Italia e non nei veri problemi che allontanano gli investimenti come la criminalità organizzata che controllo metà Italia, la lunghezza e indeterminatezza dei processi civili, l'inadeguatezza delle infrastrutture di trasporto, il costo esorbitante dell'energia elettrica. Sarebbero infatti queste sopra indicate le vere cause del ritardo strutturale italiano secondo quanto affermano tutti gli imprenditori, e non la presenza di lavoratori fannulloni, come pensa il governo.

In una nota congiunta il padronato esprime scontento: Confindustria, Abi, Alleanza delle Cooperative Italiane e Ania attaccano: «Inaccettabili la diversa disciplina per i licenziamenti di natura economica e quella che va configurandosi per i contratti a termine». Per capirci, ai padroni non sta bene proprio la reintroduzione della possibilità di reintegro per i licenziamenti economici. La reintegrazione nel posto di lavoro per il licenziamento illegittimo anche economico è di più uno spauracchio per l'imprenditore piuttosto che una concreta possibilità, perché nessuno la usa mai – spiegano molti i professori di diritto. Previsto in alternativa un indennizzo variabile tra le 12 e le 24 mensilità. Nella prima versione del ddl, invece, l’indennizzo era stato previsto in 15-27 mensilità. Quindi nel disegno di legge non c'è più la differenziazione di trattamento tra licenziati, vero vulnus legislativo che molti professori e studiosi avevano individuato nella precedente bozza. In breve Confindustria, Abi, Alleanza delle Cooperative Italiane e Ania vorrebbero lavoratori più servili ma sopratutto più ricattabili.

Tuttavia rimane l'impianto legislativo, cioè il necessario ricorso al giudice, temperato dalle possibilità alquanto aleatorie di conciliazione (voglio vedere quanti licenziati senza giusta causa vorranno utilizzare questa strada, basti pensare alle barricate antisindacali di Fiat nei confronti dei propri lavoratori licenziati perché appartenenti al sindacato Fiom!!!). Fornero infatti afferma « spetterà a giudice decisione su "insussistenza delle ragioni economiche», cioè spetterà al giudice capire se il licenziato è stato cacciato per effettive esigenze economiche o perché politicamente avverso all'imprenditore o perché di un colore della pelle che non piaceva al padrone. Cosa questa complicatissima e che quindi da ampia discrezionalità al giudice e ampia possibilità di farla franca all'imprenditore che non rispetta le norme Costituzionali.

Bersani, segretario del Pd è gaudioso «Passo importantissimo»; di logico e tutt'altro avviso la segretaria Cgil Susanna Camusso «No comment, temo sorprese». La segretaria si aspetta tranelli legislativi sopratutto nella disciplina dei licenziamenti collettivi, che ha paura, possano essere svuotati di garanzie come è successo per i licenziamenti individuali. Stanziati 1,8 miliardi per rendere operativa la riforma, ma non ci sono nuovi soldi per l'Aspi, vero punto d'orgoglio della ministra Fornero e di cui abbiamo già spiegato che è un ammortizzatore sociale che non coprirà tutti. Il governo creerà anche l'ennesima commissione per valutare come verrà applicata nel concreto la riforma. Flssibilità in entrata, rimane il contratto di apprendistato come strumento per entrare nel mondo del lavoro, quest'ultimo coperto anche dall'Aspi. Per ora sono solo parole visto che oggi quasi l'80% dei giovani viene assunto a tempo determinato e che solo il 15% ha un contratto di apprendistato. Viene aumentato l'intervallo fra un contratto e l'altro da 10 a 60 giorni per quelli che durano meno di sei mesi e da 20 a 90 giorni per quelli di durata superiore. Di solito però questo intervallo non solo non ferma la continuo abuso imprenditoriale della successione infinita del contratto a tempo determinato, ma spesso si trasforma in una trappola per il lavoratore e quel periodo per lui è un periodo di disoccupazione.

Il senso della riforma Monti – Fornero è il seguente: facilitare il collegamento tra il mondo della precarietà e il mondo dell'impiego stabile, ridurre progressivamente il dualismo del mercato del lavoro. Per fare questo il governo utilizza questi 4 strumenti: rendere più costosi i contratti a termine; premiare la stabilizzazione degli stessi; punire gli abusi sui contratti più precarizzanti; facilitare i licenziamenti, in particolare per motivi economici, cosicché il contratto dominante non sia percepito dalle imprese come permanente e indissolubile come è accaduto finora con l'articolo 18.

Tuttavia l'intera riforma è deficitaria perché in essa mancano i veri temi che affliggono la società italiana e il mondo del lavoro. Non risolve la dualità del sistema perché non fa nulla per ridurre le 40 tipologie diverse di contratti precari oggi presenti, non aiuta in nessun modo i precari e i giovani se non con il contratto di apprendistato, non favorisce un vero reinserimento degli anziani nel mondo del lavoro (ad es obbligando le grandi aziende ad assumerli). Non introduce un vero welfare state onnicomprensivo di stile europeo. Non fa nulla per le lungaggini burocratiche, per ridurre i tempi biblici della giustizia civile che spaventano gli imprenditori esteri ed italiani, che infatti nell'ultimo anno hanno creato un milione di posti di lavoro... all'estero.

Letto 3196 volte Ultima modifica il Giovedì, 05 Aprile 2012 12:03

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