Il Bolognino

Venerdì, 18 Maggio 2012 21:17

Il momento è adesso

Scritto da  Mauro Zani

Il momento è adesso.

Interessante l’intervista di George Soros su Repubblica di sabato scorso. Serve immagino a lanciare /pubblicizzare in Italia il suo libro “La crisi globale” che credo non leggerò. Ne ho letto , con fatica altri due precedenti. Mi son parsi scritti malissimo (forse mal tradotti?)e comunque noiosi al di là del sopportabile.

A parte ciò Soros postula un’inversione ad U nella politica della UE.

 

Afferma che la Germania fa una politica ottusa e che la gente non ne può più dell’austerità fine a sé stessa.
Proprio così : fine a sé stessa.
Ormai in Italia molti se ne sono accorti dopo gli osanna, tanto scriteriati quanto opportunisti , ai tecnici di Monti.

I quali non sanno che pesci pigliare.

A proposito di crescita Passera è un crescendo di parole.

Sul lavoro, la Fornero ,dopo aver presentato una riforma del lavoro che non c’è, ci spiega che gli uomini dovrebbero occuparsi maggiormente di economia domestica.

Pensa ai disoccupati attuali e futuri.

Evidentemente non nutre gran fiducia nella sua riforma.
E’ tutto ciò che si ricava dal mettere la “cuoca a dirigere lo stato”.

Dal canto suo Monti, dopo la vittoria di Hollande  celebra la nascita dell’Unione paraculeggiando intorno alla possibilità di scorporare dai bilanci , ai fini della determinazione del rapporto debito / PIL, gli investimenti in sviluppo.
Non prende in gran considerazione le argomentazioni avanzate da un gruppo di deputati europei rosso-verdi e da Prodi e Amato sulla “mutualizzazione”di almeno una parte del debito , né mi pare consideri politicamente attuale l’idea degli eurobond (oggi definiti come project bond) invisa ai teutonici.

D’altro canto anche Soros considera irrealistico il percorso di un finanziamento comunitario dello sviluppo: “ Gli eurobond sarebbero una buona idea ma i tedeschi non li accetteranno mai”.

Già. Uno come Soros sa come va il mondo. Ma sapendolo, o credendo di saperlo, entra in contraddizione con sé stesso: la svolta ad U dunque non ci sarà.

Eppure l’analisi dello speculatore/ filantropo coglie perfettamente nel segno laddove chiarisce che la causa principale del debito riguarda “ lo sbilancio commerciale tra i paesi membri” e che i “tagli e le tasse uccidono l’economia e il debito invece di scendere , sale”.

Da un’analisi di tal fatta, mentre in Germania si vuol scaricare zavorra greca, io ne ricavo che la svolta ad U può esser compiuta solo muovendo da un punto di vista  radicale che prenda in considerazione il fallimento dell’Europa di Maastricth ..e di Lisbona.
Sono in ciò confortato  dalle elezioni in Francia , in Grecia (per altri versi) e dalla fresca sconfitta della Merkel nel Land più popoloso della Germania.

Assumere un altro e nuovo punto di vista  comporta, tuttavia, il prendere in considerazione non solo il fallimento del centro-destra europeo, che ha dominato la scena dell’ultimo decennio, ma anche l’adesione acritica dei socialisti europei all’atteggiamento burocratico assunto dalle élites europee di fronte a quella protesta popolare che s’incarnò a suo tempo nei referendum in Francia, Olanda e Irlanda, allorché i cittadini furono chiamati a ratificare un progetto di trattato di rango costituzionale di cui nulla davvero sapevano e potevano sapere.

Per inciso sfido chiunque tra i politici passati e in carica ad affermare di aver letto diligentemente le quasi 500 pagine di quel testo, giuridicamente astruso, con tutti i suoi continui e oscuri rimandi ai trattati precedenti , le sue clausole aggiuntive e le infinite trappole lessicali.

In quella situazione anche i socialisti (alcuni tra i quali sono deputati senior-senior e firmatari dell’appello Prodi-Amato-Bonino) non sfuggirono ad una retorica europeista stucchevole.

Di fronte al trillare del campanello d’allarme dei referendum che riecheggiava sinistramente il suono di una campana a morto, si continuò stancamente ad agitare il famoso “deficit democratico dell’Unione” senza assumere mai un chiaro disegno alternativo in quanto minoranza nel Parlamento Europeo e nell’Europa stessa.

Ci si lasciò volenterosamente cooptare nella volontà(non volontà) della maggioranza in nome di quel consociativismo europeista che ha sempre caratterizzato, anche politicamente, lo stesso acquis comunitario. Un modus operandi e una visione  che fino all’inizio degli anni ’90 ebbe il merito di far avanzare e radicare la prospettiva europea ma che poco più tardi diventò un fattore di formidabile conservazione e arretramento culturale, fino alla subalternità.

Ora, non so cosa farà o potrà fare Hollande, ma di fronte all’isolamento della Grecia il silenzio urla.

Mentre,il governo Monti in Italia rischia d’assomigliare sempre più al governo Badoglio.

Dove diavolo dobbiamo rivolgere le nostre armi, se ne abbiamo ancora?

L’interrogativo temo , riguarda anche il PD, anzi lo pressa da vicino.

Soros dice che in fondo si può fare anche senza la Grecia, la sua uscita dall’Euro : “sarebbe un test severo, ma penso che la moneta unica sia in grado di sopravvivere a questo choc.”

E se invece, (sia detto senza alcun intento offensivo) fosse una sorta di Monaco?

Una capitolazione intendo, con relativo effetto domino?

Credo sia lecito interrogarsi su questo punto.

E alla fine decidersi predisponendosi al peggio.

Non per pessimismo ma, al contrario, per adottare una tattica di contro fuoco con la lucida consapevolezza che predisporsi al peggio può , a volte, essere la condizione necessaria e inevitabile per perseguire il meglio.

In quest’ambito torna utile l’analisi di Soros sui deficit commerciali, tanto necessari al benessere della Germania, ai fini di spiegare alla signora Cancelliera che l’uscita della Grecia dall’Euro fa avanzare sulla scena la possibilità di una crisi del mercato unico europeo nella quale chi ha tutto da perdere è proprio la Germania.

Non si tratta di fare la faccia feroce.

Solo di chiarire, in amicizia, ai tedeschi che il loro lebensraum mercantile è posto sul piatto di una bilancia.

Nell’altro piatto ci sono gli eurobond.
Come dite?  Non è realistico?

Vabbè, allora accontentiamoci.

Come dice il Papa tedesco, cogliamo l’occasione e abituiamoci a cambiare il nostro stile di vita.

In peggio.

In nome delle superiori ragioni del mercato.

Sarebbe invece preferibile comprendere che è giunto il momento di uscire dalla trincea difensiva in cui s’è rinserrato il Monti-governo per passare all’offensiva muovendo dalla solidarietà attiva nei confronti della Grecia.

Il momento è adesso.

Letto 3674 volte Ultima modifica il Sabato, 19 Maggio 2012 16:23

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