Il Bolognino

Martedì, 23 Ottobre 2012 19:47

Giusto il carcere per Sallusti, il martire

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Alessandro Sallusti Alessandro Sallusti

Cassazione: giusto il carcere per Sallusti. La politica risponde con il SalvaSallusti bipartisan


La vicenda è arrivata agli oneri della cronaca il mese scorso. L'ormai ex direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, rischia il carcere per diffamazione a mezzo stampa. Oggi la Cassazione ha stabilito che la condanna al carcere è proporzionata alla gravità dell'attività diffamatoria e intimidatoria di Sallusti nei confronti del giudice Giuseppe Cocilovo.

 

La vicenda

Siamo nel 2007. Una ragazzina di 13 anni scopre di essere incinta e decide di abortire. Ne parla alla madre, che è d'accordo con lei; ma non al padre, nel timore di una sua reazione. Secondo la legge 194 sull'interruzione di gravidanza, non potendo avere l'ok del padre se il soggetto è minore a farne le veci , cioè a decidere sono entrambi I genitori - si rivolgono al giudice per dare il via all'interruzione di gravidanza. Avuto l'ok del giudice Coccilovo, la ragazza abortisce. Tuttavia - come è normale - il trauma psicologico legato all'aborto è pesante per la ragazza che comincia ad avere problemi a scuola e per questo ne parla a La Stampa, in una lettera. Del giorno successivo è l'articolo di Libero nel quale si mistifica tutta la vicenda: si dà la colpa ad entrambi i genitori della ragazza (il padre in realtà seppe tutto a cose avvenute), al giudice che - secondo l'articolo - aveva costretto la ragazza ad abortire - cosa falsa, e al ginecologo che “si era prestato”. L'articolo non si fermava qui invocando per tutti loro la pena di morte. Si afferma inoltre, come se non bastasse, che era Hitler che faceva abortire le donne. Aberrazioni totali, cariche di odio e di violenza che vi invitiamo a leggere. Il giorno dopo, su Libero, compare un articolo, a firma Dreyfus, con una ricostruzione che mistifica tutta la vicenda nel quale si asserisce che la ragazzina è stata costretta dal giudice malvagio e da entrambi i genitori ad abortire e si conclude invocando per tutti loro la pena di morte. Il giudice Giuseppe Cocilovo si sentì diffamato e presentò querela.

 

La vicenda processuale

Si appurò che a scrivere l'articolo è stato Andrea Monticone che è stato rinviato a giudizio, insieme a Sallusti, responsabile in quanto allora direttore del quotidiano. Tuttavia, poche settimane fa, un'altra penna de Il Giornale, Renato Farina, già condannato per spionaggio e anch'egli sospeso dall'ordine dei giornalisti nonché parlamentare Pdl, ha affermato di esserci lui dietro l'articolo in questione.

Al termine del primo grado Sallusti venne condannato a una multa di 5000 euro, Monticone di 4000. Ma la Procura e il magistrato fecero ricorso in appello. Al termine del processo di secondo grado, Sallusti venne condannato a 14 mesi di reclusione e Monticone a 12. A Monticone è stata riconosciuta la sospensione condizionale della pena (cioè la pena non viene scontata, se nei 5 anni successivi alla sentenza non commetti altri reati. Altrimenti sconti questo e quello), a Sallusti no, perchè Sallusti ha numerose altre condanne definitive per diffamazione e numerose denunce. Il giudice Giuseppe Cocilovo, arrivati al secondo grado di giudizio aveva teso la mano a Sallusti e chesto una rettifica sul giornale dello stesso, previa la quale, avrebbe ritirato la querela. Ma la riparazione non avvenne mai. E vista la pessima condotta e la protervia del Sallusti, che tutti abbiamo potuto vedere in questi mesi nelle varie trasmissioni televisive nelle quali s'è dichiarato più volte per nulla pentito, Cocilovo è andato avanti. Eccoci arrivati a oggi, la sentenza definitiva della Corte Costituzionale è dura; e senza sconti condanna Sallusti. La quinta sezione penale nella sentenza depositata oggi, motiva così la sua decisione: Sallusti merita il carcere per via della “spiccata capacità a delinquere dimostrata da tanti precedernti e dalla gravità dell'attività diffamatoria e intimidatoria nei confronti del giudice Giuseppe Cocilovo”.

 

Arriva il Salva Sallusti: non si tratta di difendere la libertà d'espressione

Tornando alla vicenda Sallusti, invece, non si tratta certo di difendere la libertà di stampa ed espressione, ne si tratta di una questione di simpatia o antipatia per Sallusti. Qualunque altro giornalista o blogger che avesse scritto quello che ha scritto Sallusti o Monticone, o Farina – Dreyfus, sarebbe giustamente finito sulla graticola. Il parlamento non ha perso occasione per coprirsi nuovamente di ridicolo con la SalvaSallusti. Approvata oggi, martedì 23 ottobre, dalla commissione (in)giustizia del Senato con voto all'unanimità il ddl di modifica dell'attuale ordinamento sul reato di diffamazione a mezzo stampa. E' esclusa la carcerazione per il reo, ma sono previste multe da 5 a 100 mila euro a seconda della gravità della diffamazione e della visibilità e diffusione della testata. Prevista anche la sospensione dall'ordine dei giornalisti da uno a sei mesi e fino a tre anni per recidiva. Il testo prevede anche una nuova tipologia di reato, la diffamazione organizzata, per bloccare la macchina del fango, di cui I mezzi di informazione di Berlusconi sono maestri indiscussi. Stralciato invece l'unico emendamento sensato, quello del senatore del Pdl Colliandro che prevedeva di far pagare le multe all'editore e non al singolo giornalista, In questo caso, questa legge salva Sallusti dal carcere, ma in pratica decide di chiudere uno dei pochi programmi di informazione della Rai, Report, Il programma della Gabanelli, rischia infatti la chiusura se questa riforma, domani al voto dell'aula, dovesse diventare legge, perché anche chi come il team di Report fa corretta informazione, viene colpito spesso da pesanti querele per diffamazione, anche se di diffamazione non si tratta ma di verità.

Come ha fatto notare l'Fnsi, le pene pecuniarie altissime possono comunque essere un ostacolo pesante alla libertà d'informazione, specialmente se usate - come accade ora - come ricatto nei confronti dei giornalisti che fanno per bene il proprio mestiere.

 

Le bugie hanno le gambe corte

Sallusti ha perciò tentato per l'ennesima volta di mistificare la realtà affermando una bugia con lo scopo di indirizzare l'opinione pubblica verso politiche care al suo editore (Silvio Berlusconi) in barba a come sono andati davvero i fatti. Nel 2007 eravamo nel pieno di quella che fu un offensiva teocratico-integralista destrorsa della destra al governo per mettere di nuovo in discussione la legge 194 che norma l'interruzione volontaria di gravidanza – il cosiddetto aborto. L'operazione politica non era altro che una macchinazione della maggiornanza di destra per ingraziarsi i favori della Santa Sede e di parte dell'elettorato cattolico.

Concludendo; bene hanno fatto i giudici a non mollare la presa, nonostante tutta la politica e i partiti ora rappresentati in parlamento abbiano fatto quadrato per salvare in tutti i modi Sallusti, che comunque la scamperà, grazie alla politica della seconda Repubblica, che non smette di contraddistinguersi negativamente.

 

Riflessione a latere: i ragazzini e la contraccezione

La vicenda ci fa capire quanta mala fede e manipolazione ci sia in quanto aveva riportato Il Giornale. La ragazza non è stata costretta da nessuno ad abortire, e sopratutto non è stata costretta dal giudice Coccilovo. Abortire in Italia non è facile come farsi prescrivere una medicina: la vicenda dimostra che la 194 funziona perfettamente e che ci sono molti ostacoli prima che una donna possa decidere di uccidere la vita in formazione nel suo utero: non sempre il giudice stabilisce di essere d'accordo, per i minori poi, serve l'assenso dei genitori o di un giudice. Certo, alle giovani donne serve maggiore consapevolezza del loro corpo e maggiore informazione e non una politica che cerca di fare voti sulla loro pelle. Inoltre sarebbe meglio introdurre nella scuola dell'obbligo l'educazione sessuale come materia di studio e far capire ai ragazzi che la contraccezione è importante anche per la loro salute, prima di arrivare a tutto quello che ha dovuto subire la ragazza. Va ricordato che da quando è in vigore la 194 il numero di aborti è diminuito drasticamente, dai 250 mila l'anno del 1978 (molti dei quali non registrati, visto che era reato) si è passati ai circa 116 mila del 2009. Sono inoltre spariti del tutto gli aborti clandestini praticati senza necessarie strutture mediche e accorgimenti igienici. La legge funziona, e protegge l'integrità del corpo delle donne e la vita per quanto è possibile. Quello che non funziona non è la 194, ma questa politica, sempre attenta a farla passare liscia a chi non se lo merita e che trascura le vittime e i più deboli.

Letto 1640 volte Ultima modifica il Mercoledì, 24 Ottobre 2012 00:09

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