Il Bolognino

Mercoledì, 01 Febbraio 2012 00:00

Lo show della laurea a Napolitano

Scritto da  Lettera non firmata
Napolitano e il Rettore Ivano Dionigi Napolitano e il Rettore Ivano Dionigi

Lo scorso 30 gennaio abbiamo assistito alla replica di uno spettacolo triste. Da una parte centinaia di poliziotti, carabinieri e quant'altro schierati a difesa (?) delle alte cariche istituzionali e accademiche riunite per la cerimonia di inizio anno accademico e per conferimento della laurea honoris causa al Presidente Napolitano. Dall'altra, i contestatori sempre e comunque. Un gioco delle parti già visto.

Da una parte l'ordine, la polizia e dall'altra il disordine di chi si sente estraneo alle logiche del potere e invece ne fa pienamente parte, perché è una parte imprescindibile del gioco delle parti. Dentro l'aula di Santa Cristina, invece si è consumato lo strazio dei discorsi vacui e pomposi, barocchi, a cui le alte cariche dello Stato ci hanno assuefatti. Ai cittadini rimangono i costi da pagare e il nome della loro città sui teleschermi nazionali. Chissà quanto sarà costata tutta quell'inutile militarizzazione di parte del centro storico. Alla faccia della crisi! Tutto per avere l'onere e l'onore di accogliere il beniamino degli italiani, il Presidente Napolitano. Lo stesso che ha firmato prontamente tutte le leggi vergogna allo scorso governo senza fiatare e senza tentare di difendere la Costituzione. Se avessimo minima capacità critica, capiremmo che l'amato Napolitano è colui che ha aperto la strada a un governo tutt'altro che tecnico che ha reso l'Italia una succursale delle decisioni prese dai mercanti internazionali della finanza speculativa. Monti però ha uno stile diverso, ci ha ridato credibilità. Del suo stile che te ne fai, mi chiedo, quando ti ruba il futuro e la pensione e completa l'opera di distruzione dei diritti intrapresa dal governo Berlusconi? Ora Piazza Affari conta di più del Parlamento, con buona pace del ruolo della politica, “imprescindibile e da riscoprire”, nelle parole di Napolitano. Ma si sa, queste alte logiche internazionali spesso vanno a braccetto con le basse logiche da cortigianeria della provincia italiana. Il conferimento della laurea honoris causa in scienze politiche al Presidente, infatti, altro non è stata se non un astuta strategia pubblicitaria, per un università che perde iscritti. L'Unibo infatti sta dentro a una città che non la sente come propria e che da fatica a inserire nel tessuto lavorativo cittadino i laureati. Gli studenti poi, sono demonizzati da una decina d'anni. Dall'infausto Guazzaloca in poi, gli studenti sono utili alla città solo pagando le tasse universitarie e gli affitti. Ma comunque sporcano e fanno chiasso. Sono gli artefici del degrado. Con queste argomentazioni miopi gli amministratori di Bologna hanno trasformato la Dotta dalla storia millenaria in un laurificio, dove ci si iscrive si danno gli esami, ci si laurea e poi si torna a casa. Prosciugando progressivamente la vita universitaria e intellettuale della città. Ecco spiegata la necessità dello show della laurea al Presidente della Repubblica. Sperando che l'immeritato prestigio di cui gode Napolitano possa far aumentare le iscrizioni a Unibo. La libertà di denunciare tutto questo però, ce l'hanno già tolta. L'arma più forte per farci stare zitti e obbedienti è il ricatto lavorativo, che atterrisce e appiattisce le menti e ha il compito di soffocare la capacità di pensiero critico. Perciò non posso firmare questo pezzo. Rischierei moltissimo, denunce e disoccupazione a vita grazie al proverbiale ostracismo che si leverebbe nei miei confronti. L'Italia è così, da sempre. Libera, ma solo fino a un certo punto. Ci vogliono rendere tutti degli ilari e produttivi ometti, incapaci però di analizzare con propri strumenti intellettuali la realtà che li circonda. Pronti a berci ogni sorta di scemenza, come il concetto di degrado. O come il senso di coesione nazionale di Napolitano, guarda caso, proditoriamente usato da grimaldello per imporci decisioni prese dai mercati e fuori da organi democratici. Chi è contro il governo Monti è un irresponsabile. Punto. Questa strategia delegittima le voci critiche, svuotando di senso uno dei cardini della democrazia, quello del rispetto di chi non la pensa come la maggioranza. Se poi ci azzardassimo a non sentirci né dalla parte di Napolitano e di Monti né da parte dei contestatori, allora saremo dalla parte più scomoda in assoluto. Chi ha senso critico è mal visto tanto a sinistra quanto a destra, dal governo come dal centro sociale. O stai da una parte della barricata o stai dall'altra. Perché ciò di cui ha sempre avuto paura il potere, qualunque potere, sono cittadini ben informati e con capacità critica. Sarebbe opportuno ricordarcelo tutte le volte che ci vogliono far sentire degli irresponsabili perché ragioniamo con la nostra testa e rifiutiamo di schierarci aprioristicamente.

Lettera non firmata.

Letto 1196 volte Ultima modifica il Giovedì, 15 Marzo 2012 13:49

Commenti   

 
Sue
0 #2 Sue 2017-07-15 03:03
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Nida
0 #1 Nida 2017-07-14 19:01
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