Il Bolognino

Venerdì, 30 Novembre 2012 09:40

Riforma della legge elettorale: opportunamente ingiusta o giustamente inopportuna?

Scritto da  Claudia Zucca

La Gran Bretagna e gli Stati Uniti D'America hanno istituito le loro rispettive leggi elettorali secoli fa e nessuno le ha mai volute modificare, se non sparute minoranze le cui istanze sono rimaste disattese. A prescindere dall'essere estimatori o detrattori di questi due sistemi molto più che consolidati, qualcuno direbbe, nei rispettivi paesi, che se sorgono dei problemi istituzionali è colpa della legge elettorale? No di certo; e per il semplice motivo che questi paesi credono nelle loro istituzioni politiche.


Infatti la legge elettorale è un punto cardinale, un pilastro di una democrazia, o, appunto, una istituzione politica, come lo è l'idea stessa di parlamento. Invece l'Italia in piena crisi "Manipulite" ha immolato il suo capro espiatorio sull'altare della redenzione, sgozzando sulla pubblica piazza il sistema proporzionale con formula Imperiali, di cui si era dotato alla formazione della Repubblica nel 1946 e che, ahimè!, per volere di molti non fu fissato in Costituzione.


La legge elettorale, è molto più di un meccanismo di traduzione di voti in seggi, è come un curriculum vitae: dice subito chi sei.
Le istituzioni infatti, nella loro complessità, non sono affatto casuali e l'impianto politico italiano era stato pensato come proporzionale. La legge elettorale crea l'impianto istituzionale e ti dice che se vuoi cambiarla senza gettare il paese nel caos devi riformare allo stesso tempo altre istituzioni politiche, come ad esempio la figura del presidente del consiglio dei ministri, che in un maggioritario deve diventare Primo Ministro.


Il punto è che in Italia, l'istituzione legge elettorale non è considerata un punto chiave, ma è invece la merce di scambio più barattata dai partiti. Ogni partito e gruppo si fa i conti con il suo pallottoliere privato e usa tutto il suo potere di contrattazione perché l'istituzione non tuteli lo Stato, ma se stesso. Non proprio un altissimo senso dello Stato e del bene pubblico oserei dire. Quindi ora che si parla di riforma, ogni partito calcola la sua convenienza del momento e poi porta in aula crociate contro il "porcellum", che, per quanto non sia certo una grande legge, ha una caratteristica che tutte le altre ipotesi non potranno avere mai: l'imparzialità. Anche il porcellum era stata promulgata nel tentativo, mancato, di favorire una parte politica, ma adesso, essendo cambiato il contesto, è una legge che non conviene a nessuno, unico punto su cui sono tutti d'accordo.

 

Cambiare la legge elettorale poco prima di un'elezione è un insulto all'onestà, che suona come cambiare le regole del gioco del Monopoli in base alle caratteristiche dei giocatori che hanno risposto di si all'invito per la serata dal titolo monopolata tutti insieme.

Il Presidente della Repubblica preme per il cambiamento. L'organo di garanzia dello stato preme per un cambiamento. Qualsiasi esso sia. Perché? Tutte le ipotesi di riforma elettorale finora vagliate vanno in direzione di un ritorno al proporzionale puro, che è il sistema che di fatto s'addice alla forma delle nostre istituzioni, ma che, oggi, provocherebbe solo una rovinosa caduta del Governo, come in Grecia.

Ma ipotizziamo che cada il Governo subito dopo le elezioni, oppure che nemmeno si possa formare questo Governo, perché la legge proporzionale pura neo istituita ha fatto entrare nelle camere rappresentanze troppo eterogenee. Cosa succederebbe? Avremmo un Monti bis. Ok, i pezzi del puzzle tornano.

Napolitano spinge per un Monti bis. Vuole la riforma elettorale, affinché non si riesca a formare un Governo e ci sia il Monti bis. Un governo di "illuminati" eterodiretto dall'Unione Europea.

La nostra classe dirigente, in breve, non sapendo che pesci prendere per uscire dalla crisi, pensa sia meglio sospendere la democrazia ed affidarci alle mani di esperti, in modo che l'unità dell'Europa si rafforzi e vengano a mancare le spinte della periferia verso la disgregazione. Ma nessuno lo deve sapere, deve avvenire spontaneamente.

L'Unione Europea finora era solo un'unione economica, ora vogliono che diventi un'unione politica, ma non democratica. La Grecia è già commissariata, il Portogallo è in ginocchio, la Spagna sul lastrico, e l'Italia? Non si può far fallire economicamente l'Italia perché è tra i paesi fondatori. Non le si può togliere quello status di prima potenza che di fatto è sempre stato una metafora di servilismo. Rimarrà nel primo mondo la nostra Italia, ma per fare questo ci vorrà il Governo dall'alto, quello dove i cittadini guardano il dito mentre viene rubata la Luna. Dove la gente guarda il numero di preferenze che esprime, ed i partiti quanti deputati collocano, ma quello che non vedono è che il loro potere decisionale, nel mentre, è sfumato del tutto. Questo è il disegno.

La legge elettorale? come l'energia atomica, può dare risorse, o distruggere tutto.

Letto 3002 volte Ultima modifica il Venerdì, 30 Novembre 2012 10:15

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