Il Bolognino

Giovedì, 28 Marzo 2013 07:58

L'ennesima provocazione e la petizione a favore di Aldrovandi

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Federico Aldrovandi Federico Aldrovandi

A Ferrara, ieri mattina, un gruppo di poliziotti aderenti al sindacato di polizia Coisp, pochi per fortuna – una trentina- hanno indetto una manifestazione a favore dei colleghi assassini, condannati in via definitiva per l'omicidio di Federico Aldrovandi. Hanno deciso di svolgerla, con chiaro intento provocatorio e dileggiatorio, sotto l'ufficio della mamma di Federico, Patrizia Moretti. In pieno centro cittadino. La gravità dell'accaduto mi ha scosso.

 

 

Ho sempre seguito la storia di Federico, non proprio dall'inizio, ma grazie alla professione giornalistica, da molto prima che ne facessero un film e che la sua tragica fine divenisse di dominio pubblico. Mi ricordo che mi colpì la storia di un ragazzo, del tutto simile a me, che non tornò più a casa dalla discoteca, perché intercettato da una pattuglia e ucciso sulla strada a suon di mazzate.

 

Ieri, appresa da pochi minuti la notizia dell'inacettabile provocazione, ho sentito il dovere, quasi la necessità di agire in prima persona, di non lasciare che quest'ennesima violenza sulle vittime passasse come passano tutte le altre notizie del giorno. Perciò non ne ho scritto, come mi limito a fare di solito. Ho deciso di metterci la faccia e la firma in prima persona, con lo scopo di impedire che in futuro si ripetano fatti di una simile inaudita gravità. Ho aperto una petizione online, che troverete alla fine di questo corsivo. Non mi spaventa la violenza dei violenti, ma il silenzio degli onesti – parafrasando Martin Luther King.

 

Federico, purtroppo, è solo una delle tante vittime innocenti della ferocia di certa parte della polizia e delle forze dell'ordine. Non solo lo hanno ucciso, non solo i 4 assassini sono stati a lungo spalleggiati dai loro colleghi, non solo I 4 fanno ancora parte della polizia. Ieri sono arrivati al punto, come ha fatto il Coisp, di inneggiare a favore degli assassini di un ragazzo. Questo è troppo, è inacettabile.

 

Non sono una persona che conta. Infatti, ho provato a contattare per tutto il giorno tutti coloro che potevano in qualche modo essere interessati a condividere una petizione per chiedere alle Istituzioni di non limitarsi al riprovero degli agenti, ma di radiarli dalla polizia. Ho provato a contattare Filippo Vendemmiati, il giornalista che ne ha fatto un film – E' stato morto un ragazzo - , Giorgio Diritti e Daniele Vicari, noti registi attenti alla realtà sociale, Cecchino Antonini, di osservatorio sulla repressione, Beppe Giulietti di Articolo 21, il direttore di Raitre, Andrea Vianello, il direttore di Repubblica.it, Zucconi, rivoluzione civile, i 99 posse, un centro sociale, eccetera eccetera eccetera. Nessuno tra questi mi ha risposto, o ha notato la mia piccola iniziativa, che non era fatta per me, ma per non lasciare sola Patrizia Moretti, vittima di questa aggressione. Questa vicenda mi ha quindi ricordato che conto poco, che non importa quel che faccio, non sarà mai rilevante per nessuno.

 

Anche Federico, era un ragazzo come me. Anche lui contava poco. Non era una persona importante, di quelle che se parlano e magari sparano una cazzata, tutti sono pronti sempre a battergli le mani, di quelle che se un poliziotto gli torce un capello, è un atto grave. Nella giornata di ieri mi sono sentito molto vicino a Federico, come mai mi ero sentito prima. La sua vicenda personale ha scontato l'indifferenza di tanti che si fregiano di essere attenti al sociale, ai deboli e agli ultimi, ma così maledettamente disattenti nei confronti di ciò che li circonda e nei confronti di quelle informazioni che non arrivano dalla loro cerchia di persone “affidabili”.

 

Allora che cosa ce ne facciamo delle parole del ministro degli interni Cancellieri se poi a queste parole non seguono fatti concreti? Questi poliziotti, pronti a prendere le parti degli aggressori e non dell'aggredito, devono essere allontanati subito e con disonore dal corpo della polizia. Non si può permettere che ancora una volta chi si comporta così la faccia franca. Tra gli assassini di Federico e le vittime come Federico, io scelgo queste ultime. E ricordo al Ministro Cancellieri, al Presidente Giorgio Napolitano, al Presidente del consiglio dei Ministri dimissionario Mario Monti e a quello che verrà, che questi atti di polizia intimidatori non devono trovare spazio in una democrazia, e men che meno in un Paese che si fregia di essere un Paese civile, come il nostro.

 

Quella trentina di poliziotti, incluso europarlamentare Potito Salatto che era con loro, hanno superato ogni limite – come ha ricordato la stessa Patrizia Moretti. E per questo devono essere puniti esemplarmente. Poco conta la solidarietà dei partiti, e le chiacchiere sbiadite dei soliti noti. Solo il coraggio, ancora una volta, il coraggio di Patrizia Moretti li ha fatti allontanare. Ella, insieme a due colleghe, vista la provocazione, ha risposto portandogli davanti la foto di suo figlio Federico, in un bagno di sangue. Una foto dura, molto dura, che testimonia il pestaggio che Federico ha subito, una foto che la fa stare male. I presidianti, non sono riusciti a reggere gli sguardi della Moretti e quella foto. Pochi istanti dopo si sono dileguati. L'arroganza che li contradistingue era riuscita a non farli vergognare neppure quando, poco prima, era intervenuto il sindaco Tagliani, che con fermo senso del dovere e dell'etica, aveva chiesto loro di allontanarsi dalle finestre degli uffici della madre di Aldrovandi. Il sindaco Tagliani, è l'unico da elogiare, in questa brutta vicenda, insieme alla madre coraggio, Patrizia, a cui va qualcosa di più delle solite vuote parole di solidarietà.

 

Questa volta non devono restare impuniti. Firma e fai firmare la petizione per farli espellere dalla Polizia:

http://www.avaaz.org/it/petition/Fuori_dalla_polizia_chi_manifesta_in_favore_degli_assassini_di_Aldrovandi/

 

 

 

 

 

Letto 1366 volte Ultima modifica il Giovedì, 28 Marzo 2013 09:20

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