Il Bolognino

Venerdì, 10 Maggio 2013 13:42

La scuola di tutti e per tutti è un diritto da conquistare

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Grazie a una nota trasmissione televisiva, il referendum bolognese sui finanziamenti alle scuole private / paritarie è conosciuto a buona parte d'Italia. I promotori hanno fatto tanta strada, sono riusciti a far capire che la scuola primaria è questione prioritaria per una città che guardi al proprio futuro, ma anche al proprio presente. La scuola, anche la scuola primaria, rivolta ai bambini di età prescolare non è un servizio che può essere erogato dal pubblico, come dal privato: è un diritto.

 

Il sistema integrato attuale, presente a Bologna dal 1995, ma anche in tutto il resto d'Italia, è la causa principale della mancata soddisfazione del diritto alla scuola da parte di quei bambini che sono rimasti esclusi dalle scuole bolognesi dell'infanzia e hanno dovuto trovare posto in strutture private, a pagamento. Strutture private che ricevono ogni anno, 1 milione di € circa di finanziamenti pubblici. Tali soldi potrebbero servire ad aprire 12 sezioni di scuola, che risolverebbero i problemi di buona parte dei bambini esclusi. La situazione, inoltre va peggiorando col trascorrere degli anni. Sempre più fondi vengono sottratti a comune e altri enti locali dallo Stato centrale. Lo Stato non è in grado di provvedere da solo al finanziamento della scuola pubblica. Però, Comuni, Stato, Provincia, Unione Europea, e chissà chi altro ancora, finanziano le scuole private paritarie, a Bologna, come nel resto d'Italia.

 

Violando la Costituzione, e violando anche la libera scelta educativa dei genitori, spesso sempre più obbligati a dover iscrivere i figli a scuole private, perché in quelle pubbliche non c'è posto.

Questa e tante altre consapevolezze hanno smosso gli animi e l'azione di un gruppo sempre più nutrito di bolognesi, che sono riusciti con le loro sole forze e senza i molti riflettori di cui ora godono, a consegnare più di 9 mila firme in Comune ed obbligare così il recalcitrante Comune di Bologna a indirre il referendum. Come tutto ciò che riguarda le nostre vite, anche la scuola dipende dalle scelte poltiche: Merola, il sindaco, ha anche fatto spendere 800 mila euro in più ai bolognesi per far fallire il referendum. Come? Indicendolo in data diversa dalle consultazioni politiche, evitando cioè l'accorpamento, che avrebbe fatto risparmiare all'amministrazione quei denari. Magari spendibili nella scuola... Merola ha poi detto che qualunque sarà ilrisultato del referendum i finanziamenti pubblici continueranno. E allora perché fa di tutto per farlo fallire, il referendum? Perché ha paura. O meglio, il Pd ha paura. Ha paura che il referendum bolognese sia la miccia che fa scoppiare questa questione in tutta Italia e che mette a nudo la posizione del partito, che si schiera con i poteri forti, invece che con i diritti e con i bambini.

 

Ovvio perciò che i finanziamenti alla scuola paritaria non siano dovuti a una questione di impossiblità nel finanziare adeguatamente la scuola pubblica. I soldi ci sono eccome se si sprecano 800 mila euro dei cittadini per impedire loro di esprimersi con un referendum! La scelta di favorire l'istruzione privata è perciò ideologica. Fonda le sue radici nel liberismo americano della Scuola di Chicago, ora comune a sinistra e a destra e lo fa sposare con la dottrina cattolica dell'insegnamento, già contenuta nel Consiglio Vaticano II, i cui principi sono i principi riscontrabili sia nella scuola lombarda a marchio CL sia nella scuola di Don Milani, tanto applaudito anche da chi si considera di sinistra. Questo tipo di scuola, che come priorità ha impartire al bambino il principio dell'accettazione dell'autorità, non è la scuola della Costituzione.

Questo, per quanto riguarda la politica, ma per quanto riguarda la società?

 

La cosa che ritengo personalmente paradossale, è la critica mossa da molti, secondo cui se si togliessero i finanziamenti pubblici alle private, questo potrebbe portare a un peggioramento del servizio, o all'esclusione di ulteriori bambini o addirittura alla chiusura di scuole (private). Trovo questa critica paradossale e immotivata, per almeno un paio di motivi:
1) Una scuola privata non dovrebbe vivere grazie ai finanziamenti pubblici, ma grazie a propri finanziamenti o alle rette; la scuola privata è un azienda privata, il cui scopo non è l'istruzione, ma fornire un servizio, proprio come la pompa di benzina o la società di consulenza. Chi pensa che le scuole siano tutte uguali non sa cosa sta affermando: i programmi scolastici e i metodi scolastici delle private, per la maggior parte anche a Bologna confessionali cattoliche, sono di parte. Sono scuole di parte e quindi tendono a dare una visione di parte del mondo ai bambini che le frequentano. Ed è giusto così: sono private, non pubbliche. Si rivolgono ad alcuni, non a tutti. Sono previste dalla Costituzione (ma SENZA ONERI per lo Stato);

2) La scuola privata non è una risorsa per il pubblico. Non può essere vista dall'amministrazione come un àncora di salvataggio a cui affidare i bambini in più. Non ci devono essere bambini in esubero! I soldi ci sono, o comunque, è compito dell'amministrazione trovarli nelle pieghe dei propri bilanci e non far ricadere le proprie inefficienze o incapacità di bilancio su altri, o sui bambini.

 

Il comitato promotore del B, cioè quelli a favore dei finanziamenti alle private, cioè quelli vogliono mantenere l'attuale ingiustizia, sono tutti i poteri forti della città e hanno diffuso tutta una serie di balle per confondere le idee, in pieno stile democristiano anni '50:

"Vota DC o i tuoi bambini verranno mangiati dai comunisti"

Tra le balle più fantasmagoriche, ci sono:

- Le scuole private costano meno allo Stato e al Comune delle pubbliche

- I finanziamenti alle paritarie danno la possibilità di scelta educativa ai genitori

E altre. Tutte balle smentite con fatti dimostrabili, qui.
La realtà è che l'attuale sistema fa comodo a molti interessi, che nei bambini non vedono il futuro di domani, ma il profitto di oggi.

 

Da una parte c'è chi vede la scuola come un diritto, dall'altra come un mero servizio (perciò privatizzabile);

Da una parte ci sono cittadini e cittadine, amici e compagni, non tutti bolognesi doc, che si battono per i bambini dei bolognesi, dall'altra, dalla parte degli affari, sono schierati i più forti e influenti poteri italiani e bolognesi: Pd, Pdl, Lega, CL, Curia, Cei, Fism, Cisl, parte importante della Cgil, Confcooperative (le coop rosse), eccetera eccetera;

Da una parte c'è un piccolo e agguerrito comitato, dall'altra un amministrazione cittadina che ha fatto di tutto per impedire l'indizione del referendum e ora sta facendo di tutto per sabotarlo, ad esempio obbligando i cittadini a percorrere chilometri per trovare il seggio, come denunciato da Radio Città Fujiko.

Da una parte c'è chi, come il sottoscritto, non ha bambini e perciò non combatte questa battaglia per interessi personali. Ma ritiene che i diritti debbano valere per tutti i bambini, qualunque sia la loro estrazione sociale, qualunque sia il benessere economico della loro famiglia e pertanto ritiene che svuotare la scuola pubblica per favorire la privata sia una porcheria e un modo per distruggere il principio di eguaglianza dalle radici. (oltre che un modo raffinato per creare una società di domani divisa ancor più rigidamente in classi sociali!)

 

Per esperienza personale però, so che non tutti sono mossi dal sacro fuoco dell'eguaglianza e della laicità, come il sottoscritto. La stragrande maggioranza delle persone pensa solo al proprio orticello famigliare e chiessene frega se fuori va tutto alla malora. Ne ho avuto conferma anche in questa campagna referendaria, quando ho dovuto rispondere a un genitore che si lamentava del fatto che "è sempre la nostra generazione che  deve esporsi per ottenere diritti per tutti, che varranno solo in futuro". Il genitore si lamentava del fatto che deve impegnarsi per i diritti - dimenticando che tanti altri si sono esposti, e anzi sono anche morti, per ottenere i suoi diritti -, e perciò concludeva sommessamente senza affermarlo, ma sottointendendolo chiaramente che "forse è meglio lasciare tutto così com'è; meglio vivacchiare".

Chi, se non noi, dobbiamo impegnarci in prima persona per ottenere ciò che oggi ci è negato? Nessuno lo farà per noi. Tutto costa fatica, anche ottenere i diritti. Esporsi personalmente per chiedere dei diritti è cosa rischiosa, ma giusta e nobile. Costa fatica e impegno anche farli rispettare questi diritti. Perciò il prossimo 26 maggio, cari amici bolognesi, non fate gli struzzi o gli egoisti: non mettete la testa sotto la terra, non pensate che i problemi riguardino gli altri e non voi; recatevi a votare A, per una scuola laica, gratuita, eguale, libera, cioè pubblica. Non impegnarsi oggi, per ottenere una Bologna e un Italia più ingiusta domani, non è affatto un buon affare!

 

Chi sceglie le scuole private lo fa perché vuole delle scuole senza diversità: senza stranieri - o solo con figli di stranieri ricchi e inseriti -, senza diritti sindacali per gli insegnanti quindi senza scioperi, senza "comunisti", senza atei e senza figli di atei che potrebbero magari "infettare" i loro figlioli. Lasciamo loro, le loro convinzioni e la loro scuola di parte, a patto che se la paghino completamente. Battiamoci per avere una scuola di tutti, una scuola aperta dove si coltivino le diversità d'opinione, d'insegnamento, di razza, di religione, di etnia, di status sociale, di opinioni politiche eccetera eccetera. Fin dalla prima infanzia.

Battiamoci per un diritto che ci è negato: Bologna, il 26 maggio, vota A.

Letto 2932 volte Ultima modifica il Venerdì, 10 Maggio 2013 15:06

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