Il Bolognino

Lunedì, 22 Luglio 2013 18:20

I primi sei mesi beneauguranti di Papa Francesco

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Papa Francesco Papa Francesco

Papa Francesco, il primo Papa gesuita e sudamericano, è un cristiano vero, di quelli a cui non siamo abituati. Non fece in tempo ad essere eletto al soglio di Pietro che già ha marcò la sua netta discontinuità con il passato millenario rifiutando di sedere sul trono d'oro. In soli sei mesi ha già iniziato un opera di eticizzazione dello Ior e del clero, ha cambiato la giustizia vaticana e molto altro, dando per primo l'esempio.

 

Ne scrivo da agnostico, sono inoltre un nemico giurato di qualsiasi religione perché sono razionalista e in più. Non ho un senso della spiritualità molto accentuato, non credo che i defunti ci proteggano dall'alto, ne ai fantasmi o spiriti o forze vitali, aura eccetera. Tuttavia Papa Francesco s'è già guadagnato la mia stima e lo ritengo la persona giusta per incarnare il nostro tempo. Le sue riforme prima di essere teologiche e strettamente riguardanti i fedeli, e la sua religione, riguardano molto da vicino tutti noi, credenti e non credenti e sono prima di tutto delle riforme politiche, difficili, straordinarie, a tratti rivoluzionarie.

 

Predicare bene e razzolare bene, la vera rivoluzione di Papa Francesco

Lo stile di Papa Bergoglio è quello di uno che ricopre il più alto grado della più influente e potente religione del mondo, che ha più seguaci in tutti i sei continenti, e nella prima settimana di pontificato decide di servirsi dei mezzi pubblici per spostarsi a Roma come un comune cittadino, accettando solo di recente di essere accompagnato da un auto, ma non di lusso. Se il buon giorno si vede dal mattino. Ha rifiutato lo sfarzo e il lusso che la potente Chiesa Cattolica dà al suo massimo rappresentante decidendo da subito di vivere in un appartamento dignitoso ma tutto sommato normale. Non manca Angelus nel quale non tiri le orecchie al clero. “Non fatevi sedurre dalla carriera e dal denaro” è stata l'ultima di una lunga serie. “Un pastore non può farsi ammaliare dagli status symbol”. “La mancata vigilanza – lo sappiamo – rende tiepido il Pastore; lo fa distratto, dimentico e persino insofferente; lo seduce con la prospettiva della carriera, la lusinga del denaro e i compromessi con lo spirito del mondo; lo impigrisce, trasformandolo in un funzionario, un chierico di stato preoccupato più di sé, dell’organizzazione e delle strutture, che del vero bene del Popolo di Dio. Si corre il rischio, allora, come l’Apostolo Pietro, di rinnegare il Signore, anche se formalmente ci si presenta e si parla in suo nome; [...]”.

Rifiutando un concerto autoreferenziale ha deciso di rinunciare a sedere sul trono affermando: "Non sono un sovrano rinascimentale". Non so voi, ma io di questo me n'ero già accorto.

Questo Papa pare proprio essere estraneo alla Chiesa come tutti l'abbiamo conosciuta: arrogante e papale, reazionaria, dalla doppia o tripla morale, capace di dire messa e coprire gli abusi sui minori. Conosciamo un clero spesso ambizioso e petulante, decisamente ricco, lontano anni luce dalla parola di Cristo. Ma è proprio nelle riforme che stanno mutando il potere dentro e fuori dai palazzi Vaticani, che le decisioni di Bergoglio finiranno con avere effetti positivi anche sulla nostra vita di non credenti. Bergoglio, ha di recente cambiato politica proprio sugli abusi. I prelati sospettati di pedofilia non saranno più spostati e coperti, ma indagati. Una riforma epocale, e non l'unica.

 


L'impatto forte sul potere italiano

Non si battano il petto i leoni dell'anticlericalismo italiano: Papa Francesco è Papa proprio perché sui temi dei diritti civili come aborto e diritti gay, contraccezione, ruolo della donna in generale è pienamente cattolico, cioè dalla parte opposta a quella dove ci troviamo ideologicamente noi, persone vagamente laiche, o di sinistra. Ed è giusto che sia così dopotutto: quale credibilità avrebbe se un Papa facesse il Don Gallo della situazione? Nessuna.
Il Papa deve gestire e unire una Chiesa nella quale dal punto di vista politico ci sta tutto e il contrario di tutto. Riprendo un pezzo illuminato di Cragno, su Piste: “
I sistemi di potere, quelli veri, quelli che sono fatti per durare nei secoli, hanno assoluto bisogno di ambiguità, di elasticità, di adattamento. Come gli organismi viventi adatti a superare le prove dell’evoluzione. La Chiesa lo sa benissimo e le ambiguità le coltiva da sempre. Nella Chiesa ci possono stare Don Gallo come Don Giussani, Leonardo Boff come San Escrivá de Balaguer. Questa è la forza della Chiesa e di questo la Chiesa ha bisogno per essere forte.

Una necessità della Chiesa di cambiamento per non morire mai. Tutto vero, tutto giusto. Però c'è un però. Forse più d'uno.

Non è esagerato affermare che Papa Francesco sta facendo onore al nome che s'è scelto (Francesco D'Assisi, il più controverso e anarchico tra le figure della Chiesa Cattolica) e ha ripreso la dottrina originaria ed originale di Cristo, difensore degli ultimi non solo a parole ma anche coi fatti. Ben oltre la visita a Lampedusa è un Papa che porge la sua attenzione agli emarginati e il nuovo impegno contro la povertà e la disuguaglianza economica sono la cifra del suo papato, finora. Ovviamente non si può scadere nella semplificazione macchiettistica di disignarlo come un “Papa di sinistra”.Il Papa non può essere di sinistra, per definizione. Teoricamente non dovrebbe essere neanche di destra, se è per questo. Invece molti papi sono stati marcatamente reazionari, perciò marcatamente di destra. Alcuni hanno favorito la finanza internazionale e il capitalismo (Mammona nelle parole dell'Apostolo Paolo) – come ha fatto Papa Giovanni Paolo II – e sono stati gli alfieri più sicuri e fedeli del nuovo secolo americano. Schierati, anzi, schieratissimi. Il gesuita Bergoglio invece, figlio di poveri emigrati italiani, pare non aver dimenticato la condizione d'origine della sua famiglia e ha marcato il territorio riportando, da parer mio, la Chiesa in carreggiata: il messaggio di Cristo fu esattamente il contrario di ciò che la Chiesa ha poi fatto nei secoli successivi cullandosi nel potere, nelle terre e nell'ingiustizia e nella prevaricazione.


Bergoglio in sei mesi ha già scalfito
il monolite di potere che da sempre governa l'Italia cioè la più forte alleanza politica e d'intenti tra le forze politiche restauratrici e conservatrici italiane e la Curia Romana, plenipotenziaria della Cei. Gli stessi che hanno reso i consultori merce rara per le donne italiane, e favorito a mani basse terzo settore e sanità e scuola privata. (con il rilevante e sempre forte e convinto apporto del Pd). I nervi scoperti di Schifani la dicono lunga sull'aria che tira nella destra italiana, abituata ad avere un alleato potente a San Pietro e che si ritrova invece, un cattolico vero.

La Chiesa in Italia è da sempre il nemico giurato del cambiamento, del progresso. Sia civile, che politico, sopratutto morale. La doppia morale dell'italiano medio la dobbiamo proprio al fatto di essere volenti o nolenti lo Stato che accoglie il Vaticano, anche se ufficialmente – ma solo ufficialmente – il Vaticano è uno Stato diverso dall'Italia. La chiesa è sempre stata schierata coi potenti, prima col Re e poi con la dittatura fascista, e poi ancora con le forze più conservatrici della neonata repubblica. La Chiesa ha sostenuto a spada tratta personaggini simpatici come Cossiga, Andreotti e da ultimo Berlusconi, permettendogli di tutto, in cambio del silenzioso patto su diritti civili e interessi ecclesiali: la Chiesa chiude gli occhi, entrambi, sulle schifezze dei potenti, e in cambio ottiene pieno potere di influenzare e guidare la morale pubblica di uno stato che dovrebbe essere laico. Inoltre può fare affari indisturbata. Questo è stato fino ad oggi, ma Papa Bergoglio pare intenzionato a modificare tutto ciò.

Papa Francesco ha iniziato predicando bene, e razzolando bene: la riforma dello Ior, impensabile fino a pochi mesi fa, è iniziata e le prime teste pesanti sono già cadute. Lo Ior, la finanziaria del Vaticano e della Chiesa, è una banca d'affari, non soggetta alle leggi internazionali e italiane o europee sulla trasparenza: negli anni 60 riciclò i soldi illeciti di Michele Sindona, finaziere della Mafia, come appurato dalla giustizia italiana. Papa Francesco è arrivato, ha annusato il tanfo di marcio e s'è messo a fare pulizia. Siamo all'inizio e non sappiamo dove potrà arrivare la sua opera, ma il Papa è stato chiaro denunciando a più riprese Mammona e i suoi adepti, la finanza internazionale e facendo discorsi molto più lontanti dal capitalismo di quelli di Vendola.



I sinistri presi in contropiede

Puntualmente ha preso in contropiede la sinistra italiana, che per storia e tradizione fa proprio un gretto anticlericalismo più che a un pacato e distaccato senso di laicità e sano razionalismo. Il fastidio generato a sinistra da Papa Francesco è evidente nelle parole di Cragno, su Piste, che sulla fine del pontificato di Benedetto XIV scrive:

Mi dispiace che se ne vada Benedetto XVI, sul serio. Fondamentalmente perchè io voglio male alla Chiesa cattolica e al sistema di potere che rappresenta e lui, con le sue rigidità così assolutizzanti e non negoziabili, le sue messe in latino e le sue scarpette rosse era forse la persona più adatta a indebolirla.

Parallelamente, nella mente dei
sinistri un Papa che sta coi migranti, che rifiuta le ricchezze, che addiritura inizia a riformare lo Ior, che decide di non nascondere più gli abusi dei preti e dei prelati è una minaccia. Perché potrebbe rinforzare la Chiesa. Ed è proprio così, Papa Francesco sta rinforzando la Chiesa, cambiandola però. Almeno tentandoci. E sopratutto Francesco è una minaccia per il loro granitico anticlericalismo, che da sempre è il perfetto compagno di banco del clericalismo sbragato della destra italiana.

 

C'è del marcio nella Curia Romana


E non solo lì si obietterà. Il Papa argentino di origini italiane non ha perso tempo: erano passati appena 4 mesi da quando gli hanno messo in testa la Tiara bianca che lui aveva già capito quale tipo di potentato sia la Curia Romana e la Cei, intimamente legate alla destra italiana, (e più in generale ai valori della destra) e ne ha subito iniziato un opera di demolizione radicale del potere e dell'influenza. Il 13 aprile 2013 un comunicato della Segreteria di Stato annuncia che papa Francesco ha costituito un gruppo di cardinali "per studiare un progetto di revisione della Costituzione Apostolica Pastor bonus sulla Curia Romana". Sono in arrivo tempi duri per gli alti prelati, potenti e privileggiati, loro sì veri Re rinascimentali, attorniati di oro e di politici scendiletto.

 

Non poniamo limiti alla provvidenza

Sono curioso di vedere cosa accadrà e penso intimamente che ogni miglioramento nella Chiesa sia di riflesso un miglioramento per l'Italia, visto che è inutile nascondersi dietro a un dito, l'Italia è fortemente influenzata dalla Chiesa e dal Papa e così lo sarà sempre. Abbiamo bisogno di un Paese meno bigotto e più attento ai deboli, ma non solo a parole. Che tragga insegnamento dalle parole profetiche sulla “globalizzazione dell'indifferenza” pronunciate da Bergoglio a Lampedusa.

Proprio per questi motivi, da non credente, faccio il tifo per Papa Francesco. Che malgrado l'impegno della burocrazia vaticana nell'accostarlo ai precedenti pontificati di Papa Razingher e Woitila, ha poco o nulla a che spartire con loro. Ha fatto più lui in cinque mesi di tutti gli altri messi insieme in migliaia di anni di potere ecclesiastico. Ancora non ce ne rendiamo conto. Forse gli riuscirà il miracolo di mettere un po di sale anche nelle zucche dei clericali italiani, non si sa mai. Non poniamo limiti alla provvidenza.

Letto 24286 volte Ultima modifica il Venerdì, 23 Ottobre 2015 21:08

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TerrieBig
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