Il Bolognino

Martedì, 30 Luglio 2013 18:53

Referendum ignorati, lezioni da apprendere

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La lezione da trarre dall'ennesimo referendum ignorato dalla politica, per me è : è inutile che ti sbatti e che organizzi persone, che le convinci, che le porti al seggio se poi non hai un riferimento nelle Istituzioni. Altrimenti può succedere che vinci un referendum, o molti referendum, anche nazionali e poi la politica, che ha idee opposte, a quelle espresse dal referendum, ne ignora l'esito.

 

Le mie opinioni sono parziali, e non possono essere altro, visto che sono opinioni, ma a proposito di opinioni, quanto valgono le nostre opinioni? Dopo anni di partecipazione attiva, di vita nei comitati più vari, di appoggio a tanti comitati queste sono le mie considerazioni. Col senno di poi avevano ragione i miei professori di scienza politica: quel che conta è ciò che si decide nelle Istituzioni, non in piazza. Aggiungo io che conta poco o nulla anche ciò che si decide alle urne se il voto non ha avuto l'obiettivo di votare delle cariche monocratiche. Povero istituto referendario, ormai conta quanto il due nella briscola chiamata. 

Per i comitati vale la stessa logica dei movimenti: indipendentemente dalla forza che hanno mostrato nella società se poi si fermano lì e non riescono a organizzare il consenso alle elezioni contano poco, anzi sarebbe più giusto affermare che non contano nulla. E' nei palazzi che si sceglie se si privatizzare l'acqua, se si privatizza la scuola o si punta sulla pubblica, se si chiudono i consultori e gli ospedali pubblici e si punta tutto sul terzo settore eccetera. E' nei palazzi che si decide. E si decide in base a concetti, o meglio, in base a sistemi ordinati di idee che sono le ideologie. O meglio ancora si sceglie per mezzo di una ideologia tra le tante: l'ideologia liberista, l'unica ideologia che gode di ottima salute.

 

Referendum acqua, referendum scuola, preacarietà, salario minimo, lotta all'austerity. Tante battaglie, spesso percepite dagli stessi protagonisti come diverse, distanti. Invece trattasi concettualmente sempre della stessa cosa: una parte della società non accetta la prassi di una politica nazionale e internazionale che orienta le proprie scelte in base alla settecentesca ideologia liberista della "mano invisivile" di Adam Smith, che predica che nulla dev'essere regolato dal governo e dallo Stato, tutto deve essere gestito dal Mercato, come unico regolatore. Codesti, intendono un mondo in cui non tutto sia sottoposto alla mano invisibile, cioè dove non tutto sia merce, e che alcune cose come la salute, l'istruzione, l'acqua eccetera, non sono servizi, ma diritti. La classe politica nazionale e internazionale invece pensa che ogni cosa sia un servizio (o un prodotto) e perciò gli si può affibbiare un prezzo, e metterlo sul Mercato. Una ideologia quella liberista classica che ha marcato il tempo, molto più antica del socialismo, che ha dimostrato di essere parzialmente sbagliata: il Mercato distrugge valore se non regolato, non arricchisce tutti i portatori d'interesse ma solo alcuni, rende la società più efficiente ma nient'affatto più giusta.

  

Sbrigativo? Rozzo? Parziale? No. E' tutto qui. I referendum sono strumenti che hanno stabilito cose contrarie alla logica unica del tutto è vendibile, tutto acquistabile. Perciò non sono rispettati.
Molto più semplice e riduttivo di tante elucubrazioni sagge colte e importanti, che però non giungono mai a niente. L'abbiamo visto col referendum sull'acqua pubblica: la maggioranza degli aventi diritto, più di 20 milioni di persone, hanno deciso democraticamente che l'acqua è un bene pubblico non privatizzabile. Non eravamo proprio quattro gatti esponenti di una fantomatica sinistra radicale.
A quasi quattro anni da questa decisione referendaria la politica se né ampiamente lavata le mani. Ha ignorato il risultato del referendum. Non stupitevi, la colpa non è nei politici brutti e cattivi. I brutti e cattivi siete voi che non siete stati coerenti e per i tre quarti avete scelto Pd e Pdl, Scelta Civica (civica de che?) e compagnia. Questi partiti (partiti?) hanno ideologia liberista: l'acqua è un bene economico, perciò va privatizzato, venduto, comprato e sul quale si possono fare speculazioni e profitti. E' tutto legale, lecito, sacrosanto, bisogna solo prenderne atto e smetterla, come elettori di cadere nei loro tranelli. Se invece si ha un altra idea, per la quale è giusto buttare sul mercato mio figlio e la sua istruzione, la mia salute, l'acqua e magari domani pure l'aria, allora d'accordo, siete coerenti. Un po' masochisti dal mio punto di vista, ma coerenti, continuate così.


L'abbiamo visto in questi mesi a Bologna con il referendum sulla scuola pubblica, che ha trionfato alle urne, contro tutti i pronostici e sbaragliando tutti i poteri e i potentati nazionali e locali: partiti, sindacati, associazioni di categoria, Curia, eccetera eccetera, dimostrando che il Re è nudo. La gente vuole la scuola pubblica, laica, gratuita. Ma i signori sopra citati no. E i signori sopra citati sono quelli che contano e che decidono. Capito, italiano, capito, bolognese? Tu non decidi nulla. Decidono tutto loro, che ti piaccia o no. E quando perdono, possono facilmente rifarsi, tanto spetta a loro decidere se applicare un referendum che gli ha gridato nelle orecchie che la popolazione ha idee diametralmente opposte alle loro. L'hanno ignorato. Sia il grido, sia il referendum. Ignorano il referendum, perciò ignorano la democrazia diretta. L'unica democrazia diretta possibile, perché quella via internet è solo un amo per pesci. 

 

Fino agli anni 70 il progresso civile era possibile non tanto perché la gente scendeva in piazza di più. Ok, c'erano anche delle convergenze politico storiche internazionali, che ora sono cambiate. Ma ciò che più contava del contesto internazionale era il fatto che esisteva ancora una forza politica forte e coerente, popolare, di minoranza ma con un 30% di italiani di potenziale e perciò con grande capacità di contrattazione, e modesto potere reale seppur con nullo potere Istituzionale. Oggi sappiamo, o almeno dovremmo aver capito che i partiti maggiori non vogliono rappresentare certe idee che sono proprie della maggioranza degli italiani. E' evidente, palese da anni. Tutto si traduce spesso nel contentino, nel discorso del leader prima delle elezioni che promette, o che usa il linguaggio che ci è caro, che ci fa abboccare ancora e ancora. Parole che vengono usate solo in campagna elettorale, poi, una volta sulla seggiola si fa esattamente il contrario e si procede con la vendita di tutto e tutti, possibilmente al ribasso. Tanto poi gli italiani s'arrangiano. 

 

Poca costernazione, poca indulgenza, pochi ma e però. I se hanno le gambe corte. I resisteremo e i continueremo a combattere iniziano a snervare anche San Francesco. In Italia contano solo le elezioni per le cariche politiche, chiaro? Facciamocene una ragione. E agiamo di conseguenza: basta votare questi qua che non la pensano come noi. Basta rinnovare tessere, basta salamella alla festa del partito, basta chiedere lavoro a questi qua. Basta prostituirsi per ottenere un favore. Per uscire dal pantano abbiamo bisogno di coerenza. Coerenza tra le idee e voti.


E poi diciamo basta all'ipocrisia giustificatoria che non ci sono forze politiche coerenti o affidabili. Ci sono da sempre. E Grillo e i suoi sono solo gli ultimi di una lunga serie in ordine di tempo che tentano di dare rappresentanza a queste opinioni popolari diffuse, per ora però con risultati raccapriccianti. Solo che alle elezioni preferiamo altri. Da sempre preferiamo gli altri, magari per poi lamentarcene. 

Il problema perciò non sono i politici e i partiti, sono le nostre decisioni. Le parole chiave sono coerenza, che deve essere nostra, e loro, e accountability, cioè credibilità, che si sono giocati da un pezzo. E' ora di scegliere altri.

Aspetta aspetta, come hai detto? Il Pdl è il primo partito? Ecco, appunto.

Non cambieremo mai. Coerenza!
  

Letto 2785 volte Ultima modifica il Martedì, 30 Luglio 2013 20:59

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