Il Bolognino

Domenica, 06 Ottobre 2013 18:32

I gesuiti della settimana

Scritto da  Michele Cosentini

Ma sì, diciamolo: in questa settimana, il meno gesuita è stato il Papa gesuita. Subito dopo di lui, Berlusconi. Con lui, in fondo, siamo stati ingenerosi: tutte queste polemiche sulle sue giravolte sono pretestuose.

 

Innanzitutto, in 20 anni ha detto tutto e il contrario di tutto, fatta salva la predilezione per la patonza e per la pecunia, cose sulle quali è sempre stato di una coerenza cristallina: nulla di più scontato, dunque, che decidesse solo all’ultimo momento cosa fare con la fiducia al governo Letta, in base alla convenienza. Idem sul dilemma “domiciliari o servizi sociali”, optando alla fine per questi ultimi, che gli garantiscono maggiore agilità e forse anche maggiore simpatia, non foss’altro che per tutte le facili battute che si potranno fare sull’argomento.

Inutile starne a parlare, dunque, soprattutto pensando che dall’altra parte (“altra” per modo di dire) troviamo il PD, che quanto a incoerenza e salti carpiati non può dare lezioni a nessuno. Anzi, no: Enrico Letta può. Nel chiedere la fiducia, ha citato Giorgio Gaber, a cui la sinistra “ufficiale” ruppe i coglioni per anni. Un po’ come li ruppe a Pasolini, che con Gaber condivide l’onore di essere sempre citato a sproposito da quegli stessi politici che i due grandi intellettuali avrebbero detestato. Me l’immagino, il signor G., applaudire commosso all’acuto discorso del Lettino. Così come certamente Pasolini avrebbe convintamente annuito a tutti quelli che citano la poesia su Valle Giulia per condannare i manifestanti ed esaltare le Forze dell’Ordine, anche quando sono indifendibili: versi che si riferiscono ai luoghi comuni della lotta di classe e che nulla hanno a che vedere con le situazioni alle quali si vorrebbe appiccicarli. Ma i morti non possono replicare, quindi le loro tombe possono tranquillamente essere profanate e chissenefrega.

 

La crisi di Governo, com’è noto, termina laddove era cominciata: prima il PD era alleato col PDL, ora è alleato con due PDL, identici nelle idee (?) e differenti nel grado di fedeltà al padrone (presso il quale torneranno presto a cuccia). Ma queste deliziose beghe, interessanti solo per gli attoniti osservatori internazionali, sono andate improvvisamente a sbattere il muso contro la tragedia di Lampedusa e le sue conseguenze, tra le quali la grottesca incriminazione dei sopravvissuti: così almeno i profughi si sentono ancora più vivi e inseriti nella società. E’ stato un atto dovuto, si dirà, dovuto alla Bossi-Fini, fatta dalla destra ma conservata dalla sinistra, come tutte le altre leggi-vergogna. E questo ci riempie il cuore di speranza: non è vero che la Giustizia non funzioni, con i poveri cristi è efficientissima. E Gaber, per esempio, questo lo diceva davvero; ma fa parte di quei versi che casualmente nessuno cita mai, così come quelli in cui diceva che Stato e Mafia coincidono, in pratica denunciando la trattativa con una ventina d’anni d’anticipo.

 

Nel frattempo, la buffonata del TAV in Valsusa -che almeno, per fortuna, non ha ancora causato morti- prosegue con modalità di rara comicità, anche grazie al fatto che i suoi principali sostenitori -in primis il senatore Esposito- sono del tutto privi di senso del ridicolo (quello della decenza è stato già superato da un pezzo). Ecco che dunque, per esempio, tra un insulto e l’altro ai suoi interlocutori, in piena crisi economica il nono nano si scandalizza perché la Commissione Bilancio della Camera, per mancanza di copertura finanziaria, ha bocciato un emendamento che avrebbe dovuto tutelare le imprese che lavorano per la Torino-Lione, opera che non serve a una mazza e della quale non frega nulla a nessuno, se non appunto alle imprese medesime, per ovvi motivi. Grande sconcerto anche per un pacco-bomba inviato al giornalista Massimo Numa: al quale va ovviamente la mia solidarietà umana, che altrettanto ovviamente non scalfisce affatto la mia opinione etica e professionale su di lui: Numa è noto, tra le altre imprese, per aver immaginato alle reti del cantiere un tizio che in quel momento si trovava in Messico (e che quindi lo denunziò per diffamazione);  come diceva Gaber, riferendosi all’assassinato Aldo Moro, “a Dio i martiri non hanno fatto mai cambiar giudizio” (altro verso che nessun politico ricorda mai). Premesso questo, ripeto, un pacco-bomba è ingiustificabile, senza se e senza ma.

 

I vari Esposito cominciano a lanciare fulmini e anatemi; il presidente Napolitano -con viva e vibrante fermezza- condanna la violenza, così come nel ’56 -sempre con viva e vibrante fermezza- benedisse i carri armati sovietici in Ungheria. Il crocifisso Movimento No Tav, in un comunicato stampa, condanna “questi metodi vigliacchi, che non ci appartengono, sono totalmente estranei – anzi avversi – alla nostra storia, alla nostra concezione e pratica di resistenza e lotta al sopruso rappresentato dal Tav”. Purtroppo, però, nella maggior parte delle conversazioni da tastiera, la presa di distanza viene del tutto ignorata: il che dimostra -qualora ve ne fosse bisogno- la totale mala fede ed ipocrisia di quei politicanti che fingono di condannare la violenza, ma in realtà la auspicano (quando non se la inventano) e soffrono assai nel momento in cui viene smontato il loro teatrino mediatico. Il famoso slogan “Potrebbe scapparci il morto” non è un timore, bensì un desiderio erotico.

 

E infine abbiamo il procuratore Caselli, al quale va tutta la mia stima per la sua pregressa lotta alla mafia. Purtroppo, però, il passato -seppur glorioso- non concede l’immunità dalle critiche, con buona pace di Esposito. L’anziano Caselli continua a rilasciare pensose interviste, in cui denuncia il pericolo di terrorismo e discetta in lungo e in largo sulle “frange estreme dei No Tav”, stupendosi per il silenzio dell’opinione pubblica e degli intellettuali (che, se si pronunciano, lo fanno nella direzione contraria a quella da lui auspicata). Se indagasse su dei politici corrotti e si mettesse a parlare della loro pericolosità sociale, destra e sinistra lo massacrerebbero e gli ordinerebbero il silenzio. Ma visto che indaga sui No Tav, nessuno ha nulla da eccepire. Anzi: viene esaltato come un saggio padre della Patria, al quale -per qualche misterioso motivo- nessuno dà ascolto. Chissà perché. Si faccia una domanda, dottor Caselli, e si dia una risposta: possibilmente silenziosa, come sarebbe suo dovere.




www.michelecosentini.com

Letto 1470 volte Ultima modifica il Domenica, 06 Ottobre 2013 18:35

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