Il Bolognino

Giovedì, 09 Gennaio 2014 19:31

Una politica che non agisce, per piacere di più agli elettori

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Quando avevo vent'anni mi incazzavo come una bestia con chi affermava che in politica serve il compromesso per fare qualcosa di utile al benessere dei cittadini: bisogna essere duri e puri nelle proprie convinzioni. Chi ha ragione sono io, mi dicevo, gli altri hanno torto.
Noto, con mestizia d'animo che la stragrande maggioranza degli italiani hanno la maturità politica di un ragazzino di vent'anni.


Non vedo una gran bella prospettiva. Quando all'orizzonte c'è qualcuno che propone qualcosa di utile e concreto (vedi reddito minimo garantito, contratto unico, legge elettorale sindaci ecc) subito si levano veti vicendevoli. O per non dar la possibilità agli uni di fare qlc di buono gli altri iniziano ad attaccarli, invece di collaborare per il bene comune dei cittadini. Così non si ottiene nulla.

I problemi sono molti e schiacciano le persone tutti i giorni, elenchiamo i più scottanti: dualità del mondo del lavoro (leggasi precarietà), economia che non ingrana (leggasi disoccupazione e scarse prospettive future), diritti civili (unioni gay ma non solo anche diritti per coppie non sposate), conflitto d'interessi (con conseguente scarso accesso a internet e inadeguata distribuzione delle risorse pubblicitarie a ciò che non è tv, con conseguente crisi dell'editoria che è un effetto "a valle"); poi - o prima se vi pare - c'è la questione legge elettorale, che finalmente crei una maggioranza solida che non obblighi a piccole intese ma che possa anche essere non marcatamente dis-proporzionale.


Non mi sto riferendo esclusivamente alle proposte di riforme avanzate da Renzi; è un discorso più ampio. E' da quando ho memoria - e ho trent'anni - che qualunque politico di qualunque schieramento afferma che se fosse al governo e o se il suo partito governasse da solo risolverebbe tutti i problemi. 

E' dalla fine dei grandi partiti della prima repubblica, anzi un pochino prima, diciamo dagli anni 80, che questo modo di fare politica ha preso sempre più il sopravvento, per diventare negli anni 90 e dopo l'ascesa di Berlusconi che è diventata l'unico modo di fare politica. Da allora più che uno scontro politico assistiamo a un giochetto che ci vede - noi cittadini - come unici perdenti della partita. Prima, questo giochetto ad esludendum era rivolto esclusivamente al PCI perché diverso e alieno e giustamente ai partiti fascisti, ma solo per quelle leggi di Sistema per le quali non c'era piena condivisione in tutte le forze politiche e perciò si procedeva a maggioranza - maggioranze variabili ma più o meno sempre quelle. Su tutto il resto, si collaborava, o meglio, si analizzavano e costruivano le leggi in Parlamento e non fuori come oggi, e tutti tentavano di dare il proprio contributo.
 
Dalla fine del vecchio sistema politico abbiamo assistito prima a un bipolarismo muscolare in cui a fronteggiarsi erano anche due visioni distinte dello Stato e delle Istituzione e della Democrazia, poi il tutti contro tutti di questi ultimi anni in cui nessun partito ascolta o valuta senza ipocrisie o preclusioni ideologiche o pretestuose le istanze portate dall'altro. Con il brillante risultato che le leggi vengono votate a maggioranza oppure i problemi non possono essere risolti.

Una prospettiva desolante per un sistema politico come il nostro che dovrebbe essere impostato in modo opposto. Il parlamentarismo infatti, dovrebbe essere il luogo della discussione costruttiva, della costruzione delle regole in modo condiviso e non della bega continua e fine a sé stessa come lo è diventato oggi. D'altronde non trattasi più neanche di vero parlamentarismo, ma qui andremo lontano dal focus di cui si sta discutendo.
 
Finché riscuoteranno maggiori consensi chi fa il "duro e il puro" e cioè rifiuta ogni confronto civile con l'avversario - sistema che ha premiato dapprima la Lega, poi Rifondazione Comunista, poi i partiti di Berlusconi ed oggi il M5S, domani chissà - non si potrà mai fare affidamento sulla politica istituzionale per la soluzione dei problemi reali e concreti delle persone, che sono sempre il posto di lavoro, il risparmio, il potere d'acquisto, l'istruzione, i servizi sociali. 

Peccato, però, non ci sia altro mezzo se non proprio la politica per il governo del Sistema. E' pura illusione e fumo negli occhi chi propone qualcosa di diverso cioè la fantomatica democrazia diretta. Ad oggi ci sono solo due sistemi: la democrazia e la dittatura. Continuo a preferire la prima. Se la politica però, è sempre intenta a litigare e a denigrare l'avversario con l'intento di guadagnare consenso, non si andrà da nessuna parte. E i problemi da piccoli diventano grandi, quelli grandi diventeranno insormontabili.

E gli unici che ci rimettiamo siamo sempre solo noi cittadini, così spesso gratificati dalla polemica, dalla finta informazione che sa molto di propaganda urlata contro gli sprechi della politica, quando invece il più grande spreco della politica non sono gli stipendi né le auto blu, ma l'immobilismo di anni, dovuto alla logica del nemico. Illustri giornalisti, interi quotidiani, tutti i partiti o quasi, le associazioni di categoria - praticamente un intero Sistema - si basa su questa bega permanente non fatta più però nemmeno dagli alti ideali del Dopoguerra, ma dalla sola e persistente necessità di assicurarsi visibilità. Visibilità a tutti i costi. Renzi è di destra o bugiardo, Grillo è populista, quell'altro c'ha la gobba e a quell'altro gli puzza il fiato.

Invece, a tutti converrebbe che la politica trovasse compromessi per risolvere anche in parte i grandi problemi in modo condiviso. Per impedire ad esempio, che il governo successivo si impegni a disfare ciò che ha fatto il governo precedente. Un esempio lampante su tutti: le norme e i controlli stringenti anti-evasioni escogitati da Visto durante il governo Prodi prontamente cancellati con decreto la mattina del primo giorno del nuovo governo Berlusconi, da Tremonti.

Di esempi di questo tipo ce ne potrebbero essere a migliaia. Fare e disfare in continuazione, con l'effetto nefasto di non dare sicurezze né ai cittadini né agli investitori stranieri e locali, continuando a vivere in questo stato di Guerra Civile permanente, buono solo a fare continua propaganda fine a sé stessa e a mantenere inalterati i problemi che restano lì, pronti per essere cavalcati di nuovo alla prossima tornata elettorale.

  

Letto 3076 volte Ultima modifica il Giovedì, 09 Gennaio 2014 20:00

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