Il Bolognino

Martedì, 10 Marzo 2015 13:49

Il Senato renziano

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La Camera ha approvato in seconda lettura la riforma del Senato 10/03/2015 La Camera ha approvato in seconda lettura la riforma del Senato 10/03/2015

Stamattina la Camera ha approvato in seconda lettura la riforma Costituzionale del Senato, quella che introduce il cosiddetto Senato renziano con 357 favorevoli e 125 contrari. Ora la riforma passerà al Senato per la lettura definitiva, dopo di che la legge potrà essere promulgata, e salvo referendum abrogativo proposto dallo stesso Renzi, diremo addio al Senato e al bicameralismo perfetto, così come lo conosciamo oggi.

 

Dalla Costituzione del '48 ad oggi, il sistema istituzionale italiano si è basato su un Parlamento, i cui membri eletti direttamente dai cittadini si divide in Camera dei Deputati e Senato. Due camere che hanno identiche funzioni politiche: le iniziative legislative per diventare leggi devono ottenere prima un voto favorevole nella Camera e poi un voto favorevole al Senato. Questa dupplicazione delle funzioni è chiamato "bicameralismo perfetto", e ad essere sinceri, esiste solo in Italia.


Bicameralismo perfetto obsoleto

Questo sistema oggi pesantemente criticato da più parti perché rallenta di molto le iniziative governative, era stato pensato proprio in un sistema di pesi e contrappesi al fine di impedire troppo potere in mano al governo, che vale la pena ricordarlo, non viene eletto direttamente dai cittadini.

Questa lontananza tra popolo e governo venne mitigata durante la prima repubblica, col ruolo centrale nella vita civile ricoperto dai partiti politici, partiti di massa, con una reale vita associativa e democratica interna, tanto pervasivi da essere poi in grado di creare delle vere e proprie subculture, con tutti i pro e i contro che conosciamo. Da circa vent'anni a questa parte il sistema istituzionale vigente, incentrato sulla figura centrale di parlamento e partiti è diventato obsoleto, per effetto della travolgente "discesa in campo" di Silvio Berlusconi, che ha introdotto un bipolarismo politico, che era grande novità per la politica italiana, fino ad allora divisa essenzialmente in sinistra, centro governativo e destra. Il bipolarismo e le cambiate necessità della modernità hanno portato alla necessità di decisioni governative sempre più veloci e quindi hanno portato ad un'accentramento di poteri nel governo e nel primo ministro. La politica ha perciò provveduto a svuotare il ruolo del Parlamento trasformandolo in un "votificio" a favore del governo di turno, con un abuso dello strumento del decreto legge e un progressivo ma definitivo abbandono delle iniziative legislative di iniziativa parlamentare a favore delle sole iniziative legislative di iniziativa governativa. Questo accentramento di potere nel governo ha reso ancora più decisive e letali le elezioni. I 17 anni di maggioranza berlusconiana e i parlamenti che hanno votato di tutto, stanno lì a dimostrarlo.

 

Cancelliamo il Senato!

Tra le voci di spreco di soldi pubblici, in tutti questi anni 2000, c'è sempre stato anche il Senato (oltre alle Province). Lungi dal ricordarsi la struttura istituzionale che i Padri Costituenti ci avevano donato, l'italiano medio è assolutamente convinto che parte degli sprechi siano anche costituiti da una camera che fa le stesse funzioni dell'altra, senza capire l'idea di pesi e contrappesi e il sistema pre- seconda repubblica. A levarsi contro il Senato, ricordiamo in primis proprio il fustigatore degli sprechi pubblici, Beppe Grillo, che ora si oppone alla cancellazione del Senato elettivo. Questa campagna anti- Senato e anti sprechi è stata fatta propria da tutti gli attori politici che volevano rendersi nuovi agli occhi dei cittadini, e quindi non stupisce che sia stata fatta propria da Renzi e dai renziani fin dai primordi della loro azione politica, sin dalla prima Leopolda. Parimenti, la lotta agli sprechi è nelle parole di tutti i partiti.

 

Senato Renziano

Poteva Renzi dire ai tacchini - senatori di preparare la tavola per il giorno del Ringraziamento? Certo che no. Uscendo dalla metafora, una volta conquistato prima il Pd e poi il governo, Renzi ha dovuto cambiare la sua idea di rinunciare totalmente a una delle due camere. Io suppongo per puri interessi di poltrona del suo partito ma anche di altri. Ecco l'idea di trasformare il Senato da camera elettiva e facente le medesime funzioni della camera, in camera di secondo livello, con meno funzioni e quindi nessun potere di fermare le iniziative governative. Il Senato renziano quindi assomiglierà al Bundesrat tedesco, una camera delle Regioni - e nel caso italiano dei comuni più importanti, con la figura controversa del super-sindaco di città metropolitana -. Una camera delle regioni e dei comuni che non sarà più votata con una seconda scheda dall'elettorato, in contemporanea con l'elezione della camera dei deputati. Verrà eletta nel momento in cui l'elettorato sarà chiamato a votare il proprio sindaco di città capoluogo o quando si voteranno le elezioni regionali. Ecco quindi cancellato anche il bicameralismo perfetto: il Senato voterà solo le leggi che arrivano dalla Camera che riguardano da vicino gli enti locali. Non è ancora chiaro se il Senato potrà esprimersi anche sulle riforme istituzionali - costituzionali, ma lo scrivente lo spera. Su tutte le altre iniziative governative, il Senato potrà fare poco o nulla: scegliere di dare un opinione non vincolante.

 

Accountability (responsabilità degli eletti)

Chi si oppone al Senato renziano, sopratutto M5S e Fatto Quotidiano, affermano che il pericolo sia costituito dal fatto che gli amministratori locali diventeranno automaticamente parlamentari e quindi intoccabili. Sappiamo che la maggior parte della corruzione si annida ormai sopratutto a livello locale. Far diventare Presidenti di Regione, Provincia e sindaci dei parlamentari può perciò sembrare un azzardo che pagheremo a caro prezzo. Tuttavia, la responsabilizzazione dell'elettorato è l'unica vera strada da percorrere per evitare o lenire gli effetti della corruzione e malversazione politica: i cittadini dovranno stare molto più attenti a chi votano come sindaco o amministratore locale, ora che sanno che questi saranno anche parlamentari. Il che, è mia opinione, è cosa positiva: sappiamo tutti che le uniche elezioni che contano nella percezione della gente sono le politiche. Sulle elezioni politiche si concentrano anche maggiore attenzione e maggiore controllo sociale. Non sarebbe male se tale controllo sociale venisse esteso anche ai politici eletti a livello locale. Se la riforma renziana dovesse diventare legge e non essere abolita dal referendum successivo, dovremmo tutti per forza di cose, smettere di votare per partito preso nelle elezione locali, e smettere di preferire le bugie utili alla nostra parte politica alla scomoda verità, a meno che non vogliamo avere un Senato di inquisiti e corrotti.


Coniugare efficienza con democrazia

Nel riformare il sistema istituzionale italiano la sfida perciò era coniugare efficienza con democrazia. La riforma renziana del Senato mi pare privilegi l'efficienza alla democrazia.

Se si fosse voluto differenziare realmente Senato e Camera si poteva pensare a distribuire le competenze tra le due camere - superando così il bicameralismo perfetto - senza però svuotare di democrazia il sistema ad esempio nel modo che segue. Per riequilibrare i poteri tra Parlamento (popolo) e Governo, bastava imporre due leggi elettorali diverse per Camera e Senato, ad esempio una maggioritaria per l'elezione della Camera e del Governo e l'altra Proporzionale per il Senato o ancora meglio, due elezioni differenziate, da svolgersi con tempi diversi per le due camere, un po' come le elezioni di mid-term americane: un sistema in cui il nuovo governo appena eletto si ritrova un Senato eletto dalla maggioranza espressione dell'elezione precedente, e dopo due anni di attività governativa una nuova elezione per il solo Senato. Dando al Senato, magari di colore politico diverso dal governo in carica, oltre che le leggi che riguardano gli enti locali anche il voto sulla legge finanziaria: determinando in questo modo un reale contrappeso tra Parlamento e governo, tra centro e periferia (enti locali), ma senza frenare o rallentare le iniziative governative - le leggi "normali", che sarebbero passate solo dal vaglio della Camera dei deputati.

Letto 1578 volte Ultima modifica il Martedì, 10 Marzo 2015 19:41

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Smithk331
0 #1 Smithk331 2015-08-14 14:01
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