Il Bolognino

Sabato, 25 Aprile 2015 12:06

70 anni dalla Liberazione, l'opinione

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Alcuni affermano, in un impeto di rabbia e polemica, che non si capisce da cosa ci saremmo liberati, settanta anni fa. "Liberazione da che?". Per me questa frustrazione è tutt'altro che una posizione assurda, è comprensibile, ma va incanalata all'interno di un ragionamento storico di verità e capita. Qui di seguito offro alcune riflessioni sulla guerra di Liberazione e sul perché, in fondo non ci siamo mai veramente "liberati".

 

La Liberazione avvenne grazie alla guerra di liberazione, una vera e propria guerra civile tra chi continuò a essere fedele al regime dittatoriale, e uccise, stuprò, picchiò e denunciò chi, quei pochi, che si stavano opponendo, prima silenziosamente, poi in gruppi organizzati di guerriglia.
La guerriglia partigiana, che ebbe un ruolo fondammentale sopratutto nel settentrione del Paese. I partigiani, allora chiamati "banditi" erano giovani dai 20 ai 35 anni di varia estrazione, sia sociale che politica (forte era la componente comunista), e combatterono contro gli oppressori, sia interni, sia esterni (i tedeschi, cioè i nazisti che avevano occupato parte della penisola dopo il voltagabbana di Badoglio).

L'esperimento della Resistenza rimase un unicum nella storia italiana, mai dopo di allora il popolo si affrancò dai corpi intermedi, dai partiti e dal padronato per cercare da sé la propria strada. Infatti la Resistenza venne subito dopo il 25 Aprile "normalizzata": non si poteva permettere che l'Italia avesse una storia a sé, non si poteva insomma far trionfare a pieno i valori della Resistenza: l'Italia faceva parte del "blocco occidentale", cioè era una colonia degli Usa, e tale doveva restare con ogni mezzo. Era già scesa sull'Europa un altra guerra, appena dopo la fine della 2a Guerra mondiale, la Guerra Fredda, il lungo regolamento di conti tra Usa e Urss e la conseguente spartizione dell'Europa.

Questa è la storia. In molti morirono per un Paese più giusto e libero, ma non necessariamente per questo Paese che oggi noi viviamo.

Il Paese nel quale oggi viviamo, come tutte le altre democrazie dell'occidente, è stato forgiato non dai valori delle guerre di Liberazione dal nazifascismo, ma dai valori che hanno permeato la politica filo - atlantica del secondo dopo guerra in Europa. Questi valori non sono la libertà come condizione collettiva - quello che intendevano i partigiani - ma una libertà personale, intesa come libertà di fare e di intraprendere, voluta invece, dagli americani. Questi valori furono calati dall'alto, grazie ai 60 anni di governo ininterrotto dei partiti anti-comunisti e filo atlantici nei 60 anni di storia democratica successiva alla Liberazione: il grande scambio che ci proposero fu benessere in cambio di assoggettamento al nuovo ordine mondiale geopolico dell'unica grande superpotenza Usa. Oggi viviamo tutt'ora in questa "dimensione politica".


L'unico modo per non aver fatto morire invano quegli uomini e quelle donne, è tenere dentro di sé nel proprio cuore i valori sinceri e profondi che li ispirarono. Buona Liberazione a tutti.

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Commenti   

 
vitall.it
0 #1 vitall.it 2015-09-16 11:25
Meglio non l'avrei fatto. Post spettacolare!
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