Il Bolognino

Giovedì, 07 Luglio 2016 16:52

80 euro e populismo

Scritto da  Roberto Recchioni

Le forze politiche vivono del consenso che raccolgono. E questo è ovvio.


Come è pure ovvio che in un paese, in un qualsiasi paese, il grosso della popolazione è composto da persone a stento alfabetizzate che non sono in grado di dire il nome del presidente del proprio paese e o il numero di regioni da cui è composto (basti vedere i puntuali video un poco stronzi di interviste fatte a gente per strada o sulla spiaggia).


Per raccogliere il consenso di questa ampia parte della popolazione non basta proporre un messaggio semplice ma deve essere anche un messaggio potente, perché le persone che sono disinteressate a capire almeno le basi del mondo in cui vivono, difficilmente poi vanno a votare. La lotta a questa indolenza è il vero campo di battaglia delle forze politiche più populiste.


Bisogna quindi radicalizzare le masse. Fare in modo che si indignino e avvertano un senso di minaccia e precarietà per i loro bisogni primari e che questo stato di allerta li spinga a "fare qualcosa", ovvero votare.
Essendo però la platea molto volatile e largamente distratta, il livello della radicalizzazione deve alzarsi ogni giorno.
In questa ottica, le mostruosità manifeste giornaliere di un Salvini, o quelle solo lievemente più velate di un M5S, sono solo l'applicazione di routine di un metodo comunicativo atto non solo a trovare consenso ma a trasformare quel consenso in un'espressione di voto stabile.

C'è un modo per combattere questa tendenza?
Sì, si chiama "migliorare l'istruzione".
Ma è un metodo poco affascinante, non spendibile in termini elettorali perché non da risultati immediati sul breve periodo ma solo sul lungo.
Molto meglio cercare di comprarsi le simpatie dell'elettorato con ottanta euro.

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