Il Bolognino

Martedì, 10 Aprile 2012 17:15

Appello ai Senatori: domani Non votate il pareggio di bilancio

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Il Bolognino da spazio a una lettera aperta indirizzata ai nostri Senatori, redatta e inviata da Emiliano Galati, nostro collaboratore e cittadino preoccupato per le implicazioni politiche e sociali che l'introduzione in Costituzione del pareggio di bilancio potrebbe comportare. A voi la lettura della sua lettera aperta che la redazione vi chiede di diffondere.

 

Gentili Onorevoli Senatrici e Senatori,

domani siete chiamati a votare il DDL Costituzionale 3047-B.

Tale disegno di legge, volto a modificare l’Art. 81 della Nostra Costituzione, introdurrà il pareggio di bilancio come parametro di spesa per l’azione di governo del Paese.

Vi scrivo per sottoporvi degli elementi di riflessione che gradirei, come cittadino, consideraste nella vostra discussione di domani e che mi auspico terrete a mente durante le votazioni.

Molti cittadini tra cui il sottoscritto, e alcuni costituzionalisti, ritengono che una modifica così importante e così carica di implicazioni per la vita sociale ed economica del Paese come l'inserimento in Costituzione della disciplina del cosiddetto pareggio di bilancio debba concretizzarsi a seguito di una discussione più ampia e totalmente pubblica e che quindi questa decisione non possa essere presa dai soli rappresentanti nelle Camere e negli organi Istituzionali. Vi chiediamo perciò di ripensare l'iter di approvazione, e di permettere lo svolgimento del referendum che, come da norma, si dovrà tenere.

Lo riterrei un atto di alto valore civile e di grande considerazione dei Vostri Concittadini, soprattutto in una fase delicata come quella attuale, nella quale la crisi economica rende sofferenti milioni di persone che, di riflesso, si allontanano dalla Politica in virtù della considerazione, sempre più diffusa, di non avere, non solo rappresentanza politica, ma soprattutto la possibilità di intervenire nella vita pubblica. Riterrei questo vostro gesto come un profondo servizio al Paese, il quale si troverà coinvolto nella discussione economica e giuridica e avrà modo di documentarsi e scegliere. Ricordando ancora che la sovranità appartiene al Popolo come sancito nel già citato Art. 1.

C’è anche un altro aspetto che mi preme sottolineare e porre alla Vostra attenzione. Otto illustri economisti, di cui cinque ( 5 ) Premi Nobel in Economia, scrissero al Presidente degli Stati Uniti d’America che “Per pareggiare il bilancio non è necessario un emendamento costituzionale.”

La Lettera convinse il Presidente Obama a NON emendare la Costituzione Americana in tal senso permettendo, tra le altre cose, di far assumere al Governo Federale un piano anti – ciclico rispetto alla Crisi in corso. Limitando così gli effetti negativi che questa avrebbe potuto produrre negli U.S.A.

Allego in piede al testo della lettera in questione e, nel caso avessi sollevato qualche minimo dubbio, Vi invito a contattarmi qualora voleste ulteriore materiale in merito.

In conclusione, sia nel caso riteniate “necessario” far passare il DDL 3047-B, sia nel caso aveste dei dubbi in merito, magari sorti a seguito della lettura della suddetta Lettera, Vi chiedo, gentili Senatrici e Senatori, di NON APPROVARE con maggioranza dei due terzi ( 2/3 ) il Disegno di Legge che introdurrà la disciplina del pareggio di bilancio in Costituzione e di far esprimere tutti i Cittadini Italiani in merito.

In fede,

Emiliano Galati

Cittadino della Repubblica Italiana.

 

P.s: Come sopra indicato vi allego il testo integrale della Lettera, scritta nell’Agosto del 2011, nel pieno della crisi del debito americano:


Cari presidente Obama,

presidente Boehner,

capogruppo della minoranza Pelosi,

capogruppo della maggioranza Reid,

capogruppo della minoranza al Senato McConnell,

noi sottoscritti economisti sollecitiamo che venga respinta qualunque proposta volta ad emendare la Costituzione degli Stati Uniti inserendo un vincolo in materia di pareggio del bilancio. Vero è che il Paese è alle prese con gravi problemi sul fronte dei conti pubblici, problemi che vanno affrontati con misure che comincino a dispiegare i loro effetti una volta che l’economia sia forte abbastanza da poterle assorbire, ma inserire nella Costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, cosa che avverrebbe nel caso fosse approvato un emendamento sul pareggio del bilancio, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose.


1. Un emendamento sul pareggio di bilancio avrebbe effetti perversi in caso di recessione. Nei momenti di difficoltà economica diminuisce il gettito fiscale e aumentano alcune spese tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno aumentare il deficit, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere di acquisto. Chiudere ogni anno il bilancio in pareggio aggraverebbe le eventuali recessioni.


2. A differenza delle costituzioni di molti stati che consentono di ricorrere al credito per finanziare la spesa in conto capitale, il bilancio federale non prevede alcuna differenza tra investimenti e spesa corrente. Le aziende private e le famiglie ricorrono continuamente al credito per finanziare le loro spese. Un emendamento che introducesse il vincolo del pareggio di bilancio impedirebbe al governo federale di ricorrere al credito per finanziare il costo delle infrastrutture, dell’istruzione, della ricerca e sviluppo, della tutela dell’ambiente e di altri investimenti vitali per il futuro benessere della nazione.


3. Un emendamento che introducesse il vincolo del pareggio di bilancio incoraggerebbe il Congresso ad approvare provvedimenti privi di copertura finanziaria delegando gli stati, gli enti locali e le aziende private trovare le risorse finanziarie al posto del governo federale. Inoltre favorirebbe dubbie manovre finanziarie (quali la vendita di terreni demaniali e di altri beni pubblici contabilizzando i ricavi come introiti destinati alla riduzione del deficit) e altri espedienti contabili. Le controversie derivanti dall’interpretazione del concetto di pareggio di bilancio finirebbero probabilmente dinanzi ai tribunali con il risultato di affidare alla magistratura il compito di decidere la politica economica. E altrettanto si verificherebbe in caso di controversie riguardanti il modo in cui rimettere in equilibrio un bilancio dissestato nei casi in cui il Congresso non disponesse dei voti necessari per approvare tagli dolorosi.


4. Quasi sempre le proposte di introduzione per via costituzionale del vincolo di pareggio di bilancio prevedono delle scappatoie, ma in tempo di pace sono necessarie in entrambi i rami del Congresso maggioranze molto ampie per approvare un bilancio non in ordine o per innalzare il tetto del debito. Sono disposizioni che tendono a paralizzare l’attività dell’esecutivo.


5. Un tetto di spesa, previsto da alcune delle proposte di emendamento, limiterebbe ulteriormente la capacita’ del Congresso di contrastare eventuali recessioni vuoi con gli ammortizzatori gia’ previsti vuoi con apposite modifiche della politica in materia di bilancio. Anche nei periodi di espansione dell’economia, un tetto rigido di spesa potrebbe danneggiare la crescita economica perche’ gli incrementi degli investimenti ad elevata remunerazione – anche quelli interamente finanziati dall’aumento del gettito – sarebbero ritenuti incostituzionali se non controbilanciati da riduzioni della spesa di pari importo. Un tetto vincolante di spesa comporterebbe la necessita’, in caso di spese di emergenza (per esempio in caso di disastri naturali), di tagliare altri capitoli del bilancio mettendo in pericolo il finanziamento dei programmi non di emergenza.


6. Per pareggiare il bilancio non è necessario un emendamento costituzionale. Il bilancio non solo si chiuse in pareggio, ma fece registrare un avanzo e una riduzione del debito per quattro anni consecutivi dopo l’approvazione da parte del Congresso negli anni ’90 di alcuni provvedimenti che riducevano la crescita della spesa pubblica e incrementavano le entrate. Lo si fece con l’attuale Costituzione e senza modificarla e lo si può fare ancora. Nessun altro Paese importante ostacola la propria economia con il vincolo di pareggio di bilancio. Non c’e’ alcuna necessita’ di mettere al Paese una camicia di forza economica. Lasciamo che presidente e Congresso adottino le politiche monetarie, economiche e di bilancio idonee a far fronte ai bisogni e alle priorità, così come saggiamente previsto dai nostri padri costituenti.

 
7. Nell’attuale fase dell’economia è pericoloso tentare di riportare il bilancio in pareggio troppo rapidamente. I grossi tagli di spesa e/o gli incrementi della pressione fiscale necessari per raggiungere questo scopo, danneggerebbero una ripresa già di per sé debole.

 

KENNETH ARROW, premio Nobel per l’economia 1972

PETER DIAMOND, premio Nobel per l’economia 2010

WILLIAM SHARPE, premio Nobel per l’economia 1990

CHARLES SCHULTZE, consigliere economico di J.F. Kennedy e L. Johnson, animatore della Great Society Agenda 

ALAN BLINDER, direttore del Centro per le ricerche economiche della Princeton University

ERIC MASKIN, premio Nobel per l’economia 2007

ROBERT SOLOW, premio Nobel per l’economia 1987

LAURA TYSON, ex direttrice del Natonal Economic Council

Letto 2576 volte Ultima modifica il Martedì, 10 Aprile 2012 17:32

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