Il Bolognino

Sabato, 21 Maggio 2016 15:40

Boom di tumori?

Scritto da  Scientificast

“Boom di tumori! Ormai il cancro viene a chiunque e a nulla serve seguire le indicazioni degli studi scientifici che ci invitano a non mangiare alcuni cibi, evitare certe bevande, seguire determinati comportamenti.”

 

Frasi del genere si trovano spesso in rete. Non so se a scriverle siano quei famosi medici laureati su Google, ma queste idee iniziano a radicarsi in alcune persone, lasciandomi sempre più basita man mano che adducono motivazioni a sostegno della loro tesi: “L’uomo ha circa duemila anni, ma solo negli ultimi 150 l’umanità è progredita tecnologicamente. Dall’inizio della rivoluzione industriale sono state fatte le più importanti scoperte, facendo evolvere esponenzialmente le nostre tecnologie. Quindi, su un totale di duemila anni, il lasso temporale in cui l’uomo ha convissuto con le nuove tecnologie e di conseguenza con emissioni, prodotti chimici, cibi diversi, eccetera è molto breve.


Il corpo umano, per una questione di evoluzione, non si è ancora adattato a questa rivoluzione industriale e tecnologica.Tra un duecento anni forse ciò che oggi provoca l’insorgere di malattie come il cancro, ovvero praticamente tutto, non sarà più nocivo.”

Qualcosa del genere circola su Facebook da un po’ di tempo, condiviso da più persone. Inutile vi dica che sotto pullulava di commenti che davano ragione all’autore. Tralasciando le inesattezze, prima fra tutte che l’uomo è “nato” ben prima di 2000 anni fa, esaminiamo l’affermazione di fondo. C’è stato davvero un incremento nel numero di tumori negli ultimi anni? Sembrerebbe di sì: dagli anni Settanta in poi c’è stato un aumento statistico rilevante. Il dato, preso così, senza ulteriori commenti, desta senz’altro ansia e paura. Tuttavia qualcosa non mi convinceva: ci si ammala di più oggi a causa del nostro stile di vita, dell’inquinamento etc o semplicemente ce ne accorgiamo di più? O, abbiamo “l’opportunità” di contrarre il cancro perché malattie che decimavano la popolazione in giovane età oggi sono scomparse?
Per dare una risposta alle mie perplessità, ho rivolto la domanda a Daniele Angioni, medico specializzando in Medicina Generale, Responsabile Nazionale dell’Area Scientifica Fimmg settore Formazione:

 

“Perché ci sono più tumori al giorno d’oggi?”

“La risposta è complessa. Sono vari i fattori che vanno tenuti in considerazione nel valutare questo incremento. In primo luogo vi è sicuramente l’aumento della vita e il miglioramento dei mezzi diagnostici a nostra disposizioni, i quali hanno reso possibile un inquadramento sempre più accurato e precoce di questa patologia. Mi spiego con un esempio banale: la tecnica ecografica ad inizio anni ‘70, quando ha cominciato a diffondersi in Italia, mostrava le strutture del nostro corpo con un dettaglio ed una risoluzione pesantemente inferiore rispetto ai macchinari moderni, con i quali attualmente è quasi sempre possibile indagare con un certo dettaglio anche un organo profondo e difficile da raggiungere con gli ultrasuoni come il pancreas. Discorso analogo vale per le campagne di screening dei tumori, che hanno ‘’causato’’ un’impennata di diagnosi, in particolar modo per alcuni tumori come quello della mammella, del colon-retto e della prostata.”


“L’aspettativa di vita oggi è aumentata rispetto al passato, le epidemie di peste e colera, per citarne un paio, sono solo un lontano ricordo, e per molte malattie che prima erano causa certa di morte oggi ci sono cure. Questo può essere un altro dei fattori da tenere in considerazione?”

“Certamente. L’aumento della durata di vita dovuto al progresso farmacologico e medico ha fatto sì che si creasse la seguente situazione: al giorno d’oggi abbiamo tanti anziani che vivono più a lungo. La gran parte dei tumori (non tutti) si manifestano sopra i 50-60 anni. L’incidenza di tumori aumenta in modo drammatico con l’aumentare dell’età stessa, poiché i meccanismi di riparazione cellulare a disposizione del nostro organismo col tempo tendono a essere meno efficaci al contrario dei danni al nostro DNA e dei fattori di rischio che tendono ad accumularsi. Se ne deduce che se più persone superano tale soglia d’età, maggiore sarà la probabilità di avere malati di cancro. Se per assurdo la speranza di vita fosse 40 anni si avrebbe un numero di casi di tumore molto minore. Da considerare anche alcuni fattori di rischio che ormai rappresentano una vera e propria epidemia quasi al pari di quelle di peste e colera che hai citato prima, come l’obesità e la sedentarietà, i quali rappresentano fattori fortemente in grado di influenzare l’insorgenza di cancro (gli Stati Uniti ne stanno pagando pesantemente le conseguenze), ma potrei citarne altri come l’esposizione sconsiderata al sole o alle lampade abbronzanti, o l’abbandono della dieta Mediterranea a favore di un abuso di carne rossa e processata”.

 

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“Bastano questi due fattori a spiegare l’incremento dei malati di tumore?”

“Ce n’è un terzo fondamentale: bisogna distinguere tra incidenza e prevalenza. L’incidenza indica i nuovi casi che si verificano in una popolazione in studio in un dato lasso di tempo: si tratta di una misura dinamica. La prevalenza, invece, indica il numero di casi (es. malati di tumore) in un dato momento nella popolazione, ed è una misura statica.


Per capire meglio la differenza facciamo un esempio: i pazienti malati di tumore, mediamente, hanno aumentato progressivamente la loro sopravvivenza dal 1960 al 2016. Di conseguenza, se, invece dell´incidenza viene valutata la prevalenza, risulterà che nel 2016 la prevalenza di malati di tumore è maggiore che nel 1960! Ma questo in realtà è un bene perché significa che la speranza di vita di chi è malato di tumore è maggiore. La prevalenza insomma considera sia i soggetti ammalati di recente sia quelli che si sono ammalati molto tempo prima. Non solo, per essere precisi l’incidenza a sua volta non rappresenta un indicatore affidabile del progresso nella lotta contro il cancro”.

 

“In che senso? Come possiamo allora capire a che punto siamo in questa battaglia?’’

“Faccio un esempio sugli screening visto che ne abbiamo parlato prima. Se da un momento all’altro uscisse un nuovo esame in grado di identificare tumori a lentissima evoluzione che non avrebbero mai causato problemi alla salute dei pazienti cosa accadrebbe? L’incidenza dei casi aumenterebbe, ma la mortalità rimarrebbe invariata. Questo é quello che in inglese viene chiamato ‘’overdiagnosis’’ ed è quello che a spanne sta accadendo per i tumori della prostata. Discorso diverso è l’aumento di incidenza dovuto a un fattore di rischio (es. sostanza cancerogena) che si traduce però anche in un aumento dei tassi di decesso. Quindi i migliori indicatori per la lotta contro i tumori sono il tasso di mortalità, la sopravvivenza e anche la qualità della vita. Molti tumori stanno vedendo un forte miglioramento in questi parametri, ed è questa la strada da seguire.’’

Come spesso accade, le statistiche vanno esaminate attentamente prima di poter trarre conclusioni. Quando si parla di aumento di casi di tumori ai nostri giorni bisogna tener conto di vari fattori che rendono difficile valutare realmente la tendenza rispetto al passato. In un contesto come questo va sottolineato come sia importante il prezioso lavoro svolto dal Medico di Medicina Generale 2.0 (ex Medico di base) nella prevenzione e nella diagnosi precoce di tumori e nell’assistenza attiva di chi ne è affetto.

 
Letto 1306 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 16:44

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