Il Bolognino

Mercoledì, 15 Febbraio 2012 00:00

Vittime e carnefici: il nostro sistema penale

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Il sistema penale italiano, a differenza di quello di molti altri paesi occidentali, tra cui gli U.S.A. (basati però sul sistema di Common Law, dove le sentenze contano più delle leggi), è concepito in modo da escludere il più possibile le vittime dei reati sia in sede processuale che in sede di tutela esterna, per supporti anche solo psicologici o riabilitativi. Questo fatto, almeno per ciò che riguarda i tribunali, è il diretto risultato di una scelta operata a suo tempo dal legislatore, che voleva a tutti i costi evitare valutazioni di tipo "emotivo" (difficilmente apprezzabili, valutabili e prevedibili) in favore di una giurisdizione legata unicamente ad una valutazione tecnica, operata dal giudice secondo le disposizioni della legge...

Il sistema penale italiano, a differenza di quello di molti altri paesi occidentali, tra cui gli U.S.A. (basati però sul sistema di Common Law, dove le sentenze contano più delle leggi), è concepito in modo da escludere il più possibile le vittime dei reati sia in sede processuale che in sede di tutela esterna, per supporti anche solo psicologici o riabilitativi. Questo fatto, almeno per ciò che riguarda i tribunali, è il diretto risultato di una scelta operata a suo tempo dal legislatore, che voleva a tutti i costi evitare valutazioni di tipo "emotivo" (difficilmente apprezzabili, valutabili e prevedibili) in favore di una giurisdizione legata unicamente ad una valutazione tecnica, operata dal giudice secondo le disposizioni della legge.

Una decisione che però ha generato non pochi problemi, lasciando spesso le vittime di reati anche violenti in balia della loro disperazione e, in alcuni casi, anche dei loro stessi aguzzini, per i quali non si è riusciti a disporre misure idonee ad impedirne condotte criminali. Ciò deriva sostanzialmente da due fattori: la mancanza di leggi e strutture idonee per la tutela delle vittime e una serie di palesi e pesanti limiti legati alle strutture penitenziarie e alle norme penali. Spesso infatti queste ultime prevedono pene irrisorie per reati che rischiano di degenerare brutalmente in episodi ben più gravi o limitano le garanzie solo a soggetti psichicamente malati, considerati socialmente pericolosi, ma che non sono mai davvero aiutati. In Emilia Romagna vi è la Fondazione Vittime Reati presieduta da Sergio Zavoli, ma è un caso raro in un paese come il nostro, che riesce a trascurare i diritti un po' di tutti, sia delle vittime che dei rei. Sempre nella nostra regione, abbiamo un tasso di presenza nelle carceri del 180%, con 1647 detenuti in più di quelli che le nostre prigioni sono in grado di contenere. Una situazione che ciclicamente emerge per la polveriera che è e viene spesso risolta dal governo nazionale con indulti che finiscono spesso per non risolvere davvero il problema e infierire, anche solo psicologicamente, su chi i reati li ha subiti. Una situazione così non aiuta nè la vittima a guarire dalle sue ferite nè la rieducazione e il reinserimento nella società di un possibile ex-criminale.

Letto 1446 volte Ultima modifica il Sabato, 17 Marzo 2012 13:28

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