Il Bolognino

Giovedì, 16 Maggio 2013 17:01

Anonimato online in pericolo: la Polizia Giapponese chiede il blocco di Tor

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L' agenzia nazionale di polizia giapponese ha iniziato un'azione tesa a bloccare l'uso di Tor agli utenti nipponici.
Nonostante l'intento sia chiaramente quello di impedire usi malevoli del famoso software per l'anonimato in internet, il blocco di Tor sembra un'esagerazione che comprometterebbe la libertà degli internauti.

 

Tor (acronimo per The Onion Router), per chi non ne fosse a conoscenza, è il sistema per l'anonimato online più usato al mondo; basato su un sistema "a cipolla", Tor sfrutta la rete degli utenti connessi alla propria rete (nodi) facendo rimbalzare la propria connessione in modo casuale attraverso diversi nodi, rendendo così irrintracciabile l'origine del segnale.


Come certo potrete immaginare, la natura di uno strumento come Tor lo rende un alleato perfetto per i cybercriminali. Rendersi irrintracciabili è il primo step obbligato per poter accedere indisturbati a banche dati e spazi web altrui senza correre il rischio di essere identificati. Se guardiamo solo però al "lato oscuro" dell'anonimato online, stiamo facendo un'analisi superficiale della realtà: grazie a questo software è possibile accedere alle informazioni laddove la libertà di informazione è negata.
La Cybercensura - censura di porzioni del world wide web - per quanto possa sembrare improbabile data l'enormità di informazioni a cui si può avere accesso via Internet, è una procedura adottata da molti governi in tutto il mondo; Cina, Iran, Arabia Saudita sono alcuni esempi di "censura pervasiva", ma da forme più lievi di censura del web possono dirsi liberi pochi stati al mondo (e l'Italia non è fra questi). L'utilizzo di Tor permette agli utenti di accedere ad Internet mascherando il proprio IP, facendoli così apparire provenienti da una nazione diversa dalla propria, bypassando in questo modo i blocchi imposti dal proprio Stato.


Inoltre l'uso di Tor non si ferma certo a questo: l'anonimato viene usato anche per proteggere la propria privacy, per non rischiare il furto di dati sensibili, per non essere soggetti ad analisi da parte di software presenti online (moltissime aziende al giorno d'oggi usano degli script per conoscere provenienza, età, e quanti più dati possibile sui propri utenti), ed è inoltre essenziale per chi, infiltrato, pentito o casuale osservatore di un reato, vuole comunicare con le forze dell'ordine senza correre il rischio di essere scoperto dal soggetto incriminato.

Il 18 Aprile, la polizia giapponese ha compilato un report, in forma di raccomandazioni, con il quale ha iniziato a chiedere agli Internet Service Provider (i fornitori di servizi internet) di attivarsi per fare in modo che gli amministratori dei siti web da loro ospitati possano bloccare l'accesso ad utenti che utilizzano la rete Tor.
L'azione intrapresa dalla polizia giapponese potrà anche essere a fin di bene, ma si possono trovare altri modi per fermare i cybercrimini. Bloccare la rete Tor creerebbe un precedente pericolosissimo per la libertà di informazione, già in equilibrio troppo instabile nel mondo moderno.

Letto 1709 volte Ultima modifica il Giovedì, 16 Maggio 2013 17:14

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