Il Bolognino

Giovedì, 20 Giugno 2013 15:12

Quando sono i ricercatori a scendere in piazza per manifestare

Scritto da  Antonino Nicita

Tra il primo e l'otto giugno scorsi, in molte città italiane si è svolto un evento singolare e per certi versi anomalo, ricercatori insegnati e studenti si sono mobilitati per una Italia unita per la corretta informazione scientifica. La manifestazione con la collaborazione del team di Pro-Test Italia, ha visto la concomitanza di 16 eventi contemporanei in altrettante città italiane, dibattiti e flash mob trattando argomenti come gli OGM e la sperimentazione animale, ma anche i vaccini e l'autismo, la sismologia e le scie chimiche e altre frodi scientifiche.

I promotori, spiegano sulla loro pagina web, che l'iniziativa nasce da alcune persone vicine o aderenti al gruppo di divulgazione scientifica Pro-Test Italia e si pone come obiettivo quello di far fronte ai problemi dell’Italia per quanto riguarda la cultura scientifica. I recenti episodi (caso staminali, occupazione stabulario di Milano e tanti altri) hanno reso ancora più urgente la necessità di instaurare un dialogo aperto tra ricercatori, università, massmedia e cittadini comuni.

Intervistiamo quindi Giulia Corsini, studentessa al quinto anno di medicina veterinaria, nonché vice presidente di pro-test italia, una delle associazioni che hanno supportato questo evento.

Come e perché nasce Pro-test italia?

Pro-Test Italia nasce nel settembre del 2012 per iniziativa di un gruppo di persone che si sono incontrate grazie ai social network, dove si occupavano di contrastare le bugie e le falsità riguardo la sperimentazione animale, la medicina e la ricerca. Si è dunque resa necessaria la fondazione della nostra associazione, Pro-Test Italia, che è nata con il preciso compito di sfatare i miti irrazionali proposti dagli estremisti animalisti ed incoraggiare la gente a supportare la ricerca che salva le vite ed il progresso umano, avvicinando le persone al mondo della scienza e spiegando loro cosa fanno i ricercatori, a cosa servono le loro scoperte e perché si utilizzano gli animali.

Che rapporti ha Pro-Test Italia con il suo omologo inglese?

Pro-Test Italia è in stretto rapporto con il suo omologo inglese. I rappresentanti delle due associazioni sono amici e si confrontano quasi quotidianamente sugli eventi in programma.

Esiste in questo momento una vera alternativa alla sperimentazione animale?

Attualmente l’alternativa alla sperimentazione animale non c’è. Non esistono metodi alternativi sostitutivi, ma metodi complementari, che vengono già impiegati com’è previsto dalla legge. Per essere più precisi, la legge dice di ricorrere alla sperimentazione animale solo qualora non vi siano altri metodi scientificamente validi e ragionevolmente applicabili.

Pro-test italia è una della associazioni che hanno supportato il recente evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica” quali sono le motivazioni che hanno portato a questa mobilitazione?

In Italia vi è un forte problema di informazione scientifica. Troppe sono state le volte, anche negli ultimi mesi, in cui argomenti scientifici, anche sensibili e non privi di importanti questioni etiche, sono stati affrontati e trasmessi al pubblico in modo impreciso, superficiale, dando risalto quasi unicamente all’aspetto emotivo, senza considerare il parere della scienza. L’invasione da parte di estremisti animalisti nel dipartimento di farmacologia a Milano è stata solo l’ennesima dimostrazione di come paure e pregiudizi, amplificate da un giornalismo non sempre di buona qualità e da un’inefficace divulgazione scientifica, causino poca considerazione della scienza e un freno al futuro della ricerca e del Paese stesso.

Quali argomenti sono stai trattati in questo evento?

Durante le conferenze, tenutesi in contemporanea in 16 città italiane, si sono affrontati i temi su cui vi è maggior confusione e disinformazione e che sono stati oggetto di discussioni e dibattiti in seguito ai fatti di cronaca degli ultimi mesi. Si è parlato quindi di sperimentazione animale e OGM, di terapie con cellule staminali e vaccini, ma anche di previsioni dei terremoti e scie chimiche.

Siamo abituati a veder protestare metalmeccanici, insegnanti e perfino i taxisti, è la prima volta che in Italia si mobilitano i ricercatori, come giudica questo fatto?

Eun fattore davvero molto positivo. Fino ad ora il ricercatore è stato sempre considerato come una persona dedita al proprio lavoro, pronta a spendersi e adeguarsi in totale silenzio anche alle condizioni più misere e meno riconoscenti le proprie conoscenze. Questa volta, per la prima volta, grazie a Pro-Test Italia, i ricercatori sono potuti uscire da quel “lamento silenzioso” e far sentire la propria voce, pacificamente, prima il 21 aprile con una breve protesta e poi il 1 giugno con una manifestazione di piazza organizzata per spiegare le ragioni della scienza e confrontarsi con il cittadino. Sarebbe bello, infatti, se non fosse necessario protestare per difendere la ricerca e per spiegare le ragioni di chi dedica tempo e passione al proprio lavoro. Ci piacerebbe coinvolgere un numero maggiore di persone ai prossimi eventi e poter smuovere maggiormente l’opinione pubblica e i media; perché solo allora, solo quando cittadini e istituzioni si uniranno con noi per difendere realmente e non a parole l’importanza della ricerca, saremo riusciti a difendere realmente il nostro lavoro.

Come considera la copertura giornalistica prima e dopo questo evento?

L’evento dell’8 giugno è stato un ulteriore rilancio del successo ottenuto nella manifestazione del 1 giugno (Animali e Ricerca: insieme per la vita), il cui eco ha raggiunto anche riviste e siti facoltosi internazionali come Nature, The Scientist e Foundation of Biomedical Research. L’adesione e la sponsorizzazione di associazioni e siti attivi nella divulgazione scientifica come LeScienze, CICAP, solo per citarne alcuni, è stata la conferma dell’unicità che l’evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica”, programmato per l’8 giugno in numerose città italiane, stava rappresentando. Nonostante il grande successo della giornata, recensito anche da Science, in Italia, purtroppo, la copertura mediatica è stata deludente: se già l’evento dell’1 giugno, a causa delle accese proteste di uno sparuto gruppo di contestatori violenti, è stato trasformato dalla stampa in una quanto mai virtuale (e oseremmo dire inesistente) “tensione tra ricercatori e animalisti”, le cose non sono andate meglio per l’8 giugno. Complice anche eventi e proteste parallele organizzate da animalisti appositamente per oscurare i convegni nelle varie sedi, solo pochi giornali e TV hanno riportato dell’evento e gran parte di essi hanno dato pari o maggior importanza alle proteste piuttosto che agli argomenti e alle discussioni che avvenivano nelle aule. Inoltre si è lasciato intendere che l’evento trattasse solo di sperimentazione animale, forse anche per riproporre quel fittizio “scontro tra fazioni” tra ricercatori e animalisti, tanto caro a chi vuole costruire la notizia di effetto sulla divisione in bianchi e neri, piuttosto che far sì che siano gli argomenti a far notizia.

Come hanno reagito le persone che sono venute ad ascoltare le varie conferenze in giro per l'Italia?

La gente è rimasta molto entusiasta per il clima di collaborazione e partecipazione che si respirava. C'era la voglia di mettersi in gioco che emanava dagli occhi di chi ha speso tempo e soldi a organizzarsi per rivendicare, con i pochi mezzi a disposizione, la necessità di parlare di scienza in modo corretto. Molti sono intervenuti, con un grande fermento di idee e suggerimenti per rendere i futuri eventi ancora più ricchi e interessanti, e questo non può che stimolarci a fare sempre meglio!

Ci sono state diverse proteste di attivisti contrari alla sperimentazione animale, è possibile un dialogo, dei punti di contatto con queste posizioni?

Il dialogo è possibile. Anzi, è essenziale ed era proprio l'obiettivo principale sia della manifestazione dell’1 sulla sperimentazione animale, sia della giornata nazionale dell’8 giugno, che abbracciava anche altri argomenti. Le conferenze erano aperte al pubblico ed era previsto uno spazio per il dibattito. Spiace aver visto contestazioni, intimidazioni, minacce e quasi nessuno che fosse disposto ad entrare, ascoltare, domandare, chiedere. Per i prossimi eventi, comunque, rinnoviamo l’invito: partecipate! E’ solo grazie ad un confronto civile che si possono risolvere i dubbi e si possono trovare punti d’accordo e soluzioni comuni. Un confronto che per essere tale deve essere voluto da entrambe le parti.

Sono previsti altri eventi in futuro?

Certamente. Sicuramente l’iniziativa dell’8 giugno sarà riproposta per il prossimo anno e molto probabilmente per gli anni a venire, viste le numerose proposte di collaborazione che continuano a pervenirci. In mente abbiamo varie idee, tra cui nuove manifestazioni e altre tipologie di iniziative (iniziative nelle scuole,banchetti informativi) per catturare l’attenzione di un pubblico più vasto.

Negli ultimi anni facebook e i social network in generale hanno contribuito alla diffusione di teorie pseudo scientifiche non che vere e proprie “bufale” dall'inutilità della sperimentazione animale alla presunta pericolosità dei vaccini passando per le scie chimiche, come giudica questo fenomeno?

E’ un fenomeno molto complesso. A differenza di un tempo, oggi una grande quantità di notizie e descrizioni investe ogni giorno il lettore che, spesso e volentieri, non è in grado o non è interessato a giudicare in maniera critica, accontentandosi, se non ricercando, la via più semplice, più agevole, quella più vicina alla propria visione e al proprio pregiudizio. Per questo la colpa non va da ricercarsi nei mezzi, ma da come essi vengono impiegati. La crescita di un vero spirito critico va di pari passo con la verifica delle fonti e quindi con la necessità di “imparare ad imparare” argomenti di cui non si ha padronanza. In che modo il comune cittadino può discernere l'informazione corretta dalle bufale scientifiche? Iniziamo col dire che non sempre è necessario avere una cultura scientifica pregressa. La logica e il buonsenso giocano sicuramente ruoli chiave. A volte però questi fattori ricoprono le vesti delle proprie paure e dei propri pregiudizi e si vanno a scontrare con la realtà dei fatti. Per questo diventa essenziale sapere di chi potersi fidare, sapere “chi sa quel che dice”. E sulle questioni scientifiche poter adottare un metodo scientifico, poter verificare le fonti e capire cosa ne pensa la comunità scientifica fanno parte di quel lungo cammino necessario per costruire lo spirito critico.

Cosa possono fare le associazioni come quella di cui lei è vicepresidente, nonché i comuni cittadini, per far fronte alla disinformazione scientifica?

Informare ed informarsi facendo riferimento a fonti autorevoli e a dati concreti, ufficialmente accettati.

In che modo il comune cittadino può discernere l'informazione corretta dalle bufale scientifiche?

La logica e il buonsenso giocano ruoli chiave. Non sempre è necessario avere una cultura scientifica pregressa, ma ci vuole allenamento e un po' di sano scetticismo per evitare di farsi sommergere dalla marea di informazioni, non tutte vere o affidabili, con cui internet ci inonda tutti i giorni. Il suggerimento più semplice è sempre di ricercare la fonte originaria di qualsiasi informazione riceviamo, e non vale solo in ambito scientifico. Quasi tutte le bufale possono essere smascherate in questo modo.

Esiste in Italia un problema di incultura scientifica? Se si quali sono le responsabilità della scuola?

Purtroppo sì. La scuola italiana offre una formazione molto ampia, ma è spesso disattenta ai temi scientifici, privilegia la memoria e l'apprendimento di nozioni, più che la capacità di ragionamento e la logica; troppo spesso i ragazzi non sono stimolati ad essere curiosi e ad indagare. Non sono, soprattutto, abituati a usare il metodo scientifico, sempre più spesso spiegato come argomento fumoso e lontano dalla realtà, piuttosto che come paradigma per cercare soluzioni a problemi e domande reali

E i media hanno una qualche responsabilità?

I media hanno ovviamente grande responsabilità. Sappiamo bene che i media spesso hanno bisogno di fare un po' di spettacolo, e per questa ragione insistono molto su scontri, violenze, contrapposizioni. Quando si esagera con questo atteggiamento, si finisce col mettere in secondo piano le semplici belle notizie, come l'entusiasmo dei giovani ricercatori, scesi in piazza perché sperano nel futuro del proprio Paese. Il problema di parlare di “scontri” anche dove non ci sono stati ha delle ripercussioni pesanti: le nostre manifestazioni e le nostre iniziative vengono descritte come pericolose! In questo modo la gente teme di scendere in piazza a difendere il proprio lavoro e il proprio futuro. Anzi, il futuro di tutti.

Letto 2033 volte Ultima modifica il Giovedì, 20 Giugno 2013 18:59

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marianoo
0 #4 marianoo 2020-04-16 12:32
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Paolo Perini
0 #3 Paolo Perini 2013-06-26 14:07
Ciao Cassandra. Grazie per i tuoi commenti. Cercheremo di dare voce a tutti coloro che si battono per la corretta informazione scientifica e per la ricerca.
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cassandra
-2 #2 cassandra 2013-06-25 21:38
per esempio a questi:Dr. JJ Pippin, direttore della medicina cardiovascolare : ”Le uniche persone che non sanno, nel 2005, che la ricerca sugli animali è irrilevante per le malattie umane sono quelli che non lo capiscono o coloro che ne beneficiano. Come medico, ricercatore clinico, ed ex ricercatore animale, so che benchè siano i nostri parenti genetici più stretti, i primati hanno fallito come modelli di ricerca praticamente ogni volta che sono stati utilizzati a tale scopo. Si lamentava: "Abbiamo curato topi malati di cancro per decenni, e semplicemente non ha funzionato negli esseri umani",l'Aids è un altro: mentre almeno 80 vaccini sono stati testati sugli animali, tutte e 80 hanno fallito il trial in pazienti umani. Allo stesso modo, ognuno degli oltre 150 trattamenti di ictus trattati con successo negli animali non hanno avuto i medesimi risultati nei test umani.
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cassandra
0 #1 cassandra 2013-06-23 15:22
Sono a favore della corretta informazione scientifica, purchè democratica e pluralistica.L’ 8 sono andata e però non è stata proprio cosi..I protest/italiax lascienza hanno scelto un binario solo cioè solo ramo di uomini di scienza (quelli a favore degli Ogm, a favore della SA,ecc) .Numerose sono state le lamentele dei curiosi accorsi: tempo per fare domande quasi zero e mancanza di contraddittorio ..insomma..più che conferenze informative, conferenze propagandistich e a favore di OGM e SA....in pratica Dio lascia libero arbitrio, in Tribunale si ha diritto al contraddittorio , I 7 protest no..libero arbitrio e contraddittorio negati. L’informazione NON è corretta se NON è pluralistica e DEMOCRATICA.
E cmq i Protest sono 4 studenti e due medici..per par condicio si dovrebbe dar voce a tutti gli altri ricercatori,sci enziati e medici contrari a ogm e sa!
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