Il Bolognino

Lunedì, 26 Agosto 2013 12:10

S'alza il vento, tutt'altro che un inno alla guerra

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La locandina giapponese La locandina giapponese

Il 20 luglio è uscito in Giappone Kaze tachinu (Si alza il vento), ultimo film di animazione del maestro Hayao Miyazaki, derivato da un manga da lui stesso disegnato e liberamente tratto dal racconto breve dello scrittore e poeta Tatsuo Hori. Il film narra la storia dell'ingegnere Jiro Horikoshi che progettò l'aereo caccia Mitsubishi A6M Zero. Proprio la storia del velivolo, usato alla fine della Seconda Guerra Mondiale dai kamikaze, ha scatenato polemiche e dubbi nei confronti del regista premio Oscar Hayao Miyazaki.

La polemica nasce dal fatto che il pacifista Miyazaki sembra proporci un film celebrativo di un ingegnere bellico, una sorta di inno alla guerra. Vedremo come non solo l'accusa sia infondata, ma anche pretestuosa e probabilmente agitata ad arte proprio da chi vuole un ritorno alle armi del Giappone. Miyazaki ha risposto in modo semplice e netto: “Inno alla guerra? La mia è una favola pacifista! Era sbagliato andare in guerra, ma è inutile incolpare Jiro per questo”.

La risposta, solo apparentemente difensiva, invece fa capire come Hayao vada oltre la sterile e semplicistica dicotomia tra condanna /mitizzazione del passato imperialista, non volendolo ignorare e nascondere per pudicizia o coda di paglia, ma non volendolo nemmeno esaltare per slancio ideologico fascista. L'argomento è ancora fortemente discusso sia in Giappone, che in Italia, due dei tre alleati del Patto Tripartito che legò le sorti e le scelte dei tre alleati che lo stipularono: la Germania nazista, l'Italia fascista e il Giappone imperialista.


A distanza di 73 anni dalla firma del Patto, e a 68 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale,
il Giappone ha in comune con il nostro Paese, il fatto di non essere ancora riuscito a fare completamente i conti col proprio passato imperialista e fascista. Contestualmente alla mancanza di un vera presa di coscienza pubblica del nostro passato, in Italia come in Giappone continuano a riaffiorare sentimenti e forze politiche che si rifanno alle follie ideologiche del nostro passato.

 

Cosa c'entra questo con un cartone animato? C'entra, ed è lo stesso regista a spiegarcelo nella recente intervista rilasciata a Repubblica. "Il film non è militarista. Hanno dato fastidio le mie iniziative per la pace in questi tempi di tensioni revansciste alimentate dalla destra al potere”(in Giappone n.d.r). Lo Studio Ghibli (lo studio di animazione fondato da Miyazaki n.d.r), ha pubblicato nella sua rivista gli articoli della Costituzione sugli impegni di pace presi dal Giappone a guerra finita: un eloquente promemoria indirizzato a quei capi politici privi di conoscenza della storia e di sani princìpi civili”.

Quale miglior modo allora se non quello di screditare l'opera di Miyazaki con l'accusa di militarismo per colpire le sue idee pacifiste. Una manovra orchestrata probabilmente da ambienti vicini alla destra giapponese, che bene vedrebbero un ritorno alla possibilità per il Giappone di dotarsi di un arsenale bellico, possibilità vietata fino ad oggi dalla Costituzione giapponese. Una vicenda che ricorda da vicino la macchina del fango berlusconiana.


Hayao fa distinzione perciò tra l'uomo, Jiro Horikoshi, la sua principale opera – il caccia Zero – e l'uso che della sua opera ne ha fatto l'aviazione giapponese. Hayao non fa di tutta l'erba un fascio e ci vuole raccontare l'avventura umana di un ingegnare aeronautico, che sulle orme del pioniere italiano e trentino dell'aviazione, Giovanni Battista Caproni, fu a sua volta pioniere nel campo dello sviluppo del primo velivolo asiatico veloce maneggevole e efficiente, il Mitsubishi A6M Zero.

Le critiche e i sospetti non hanno però impedito a “Kaze tachinu” di essere selezionato per il concorso del festival del cinema di Venezia, che inizia dopodomani, mercoledì 28 agosto.


Miyazaki, come tutti i grandi autori e registi inserisce sempre nei suoi film colmi di avventure e fantasia, un messaggio o più messaggi, meno immediati e più profondi. Nella filmografia di grandi autori, al pari di quanto avviene nella grande letteratura (i viaggi di Gulliver, i Promessi Sposi, Robinson Crusoe, eccetera) il testo è portatore di contenuti e tematiche che si spingono oltre la semplice storia narrata, contenuti che si rivelano a chi è in grado di capire il secondo livello di interpretazione narrativa. La semplice storia di un film come di un romanzo possono essere dei metalinguaggi attraverso i quali l'autore lancia al fruitore altri e più alti contenuti. Sta al fruitore soffermarsi semplicemente sulla beltà delle immagini del cartone animato o trovare un senso più profondo.


Nel “Castello Errante di Howl” accanto alla storia d'amore e al pizzico di soprannaturale - sempre presente nelle storie e leggende giapponesi così come nei film di Miyazaki -, è forte il messaggio antimilitarista e la distruzione fisica e morale che la guerra può produrre, oltre alla tematica della menzogna e della fiducia. Nella Città Incantata si può intravvedere una neanche troppo celata accusa al consumismo – i genitori della piccola Chihiro trasformati in maiali dalla maga Yubaba per punirli di essersi ingozzati del cibo gratis che in realtà era il cibo destinato alle divinità-fantasma.

In altri film di Miyazaki come il “Mio vicino Totoro”, e in “Ponyo sulla scogliera”, risaltano forti i valori dell'amicizia, della lealtà, dell'attaccamento e affetto ai genitori e dei genitori nei confronti dei figli oltre alla critica all'inquinamento umano. Ovviamente è in questa ottica che si deve considerare anche
Kaze tachinu (Si alza il vento). Ma come tutte le opere dell'ingegno, e proprio come tutti gli altri film di Hayao, anche questo film potrà essere visto semplicemente come un cartone animato di ottima fattura, divertente e avventuroso, senza la necessità di calarsi nel secondo e più profondo livello di interpretazione dell'opera.


Infine diamo al caccia Zero quello che è del caccia Zero. Il famigerato Mitsubishi A6M Zero non fu esclusivamente l'aereo dei kamikaze. A fine della guerra l'aereo venne usato anche dai piloti giapponesi suicidi che intrisi di ideologia militarista e fascista usarono i loro Zero prendendo di mira le navi americane con l'obiettivo di arrecare il maggiore danno possibile al nemico in cambio della loro stessa vita. Questo però avvenne, come già ricordato, negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, quando il Giappone e l'esercito giapponese avevano capito la loro futura disfatta, ma l'orgoglio giapponese e la bieca e pervicace volontà di dominio intrinseca dell'ideologia fascista del regime imperialista impedì ancora a lungo agli alti gerarchi di arrendersi.



Tuttavia nel 1941, dopo Pearl Harbour, quando iniziarono ufficialmente le ostilità sul Pacifico tra Giappone e Usa, "
lo Zero veniva ritenuto il miglior caccia basato su portaerei del mondo, perché associava una eccellente manovrabilità ad una autonomia molto estesa" – così come ci spiega wikipedia in lingua italiana. Forse proprio per questa sua alta manovrabilità, l'aereo è stato uno dei protagonisti della Seconda Guerra Mondiale, ed era assai temuto dai piloti statunitensi. La parte di storia che a noi occidentali non c'hanno raccontato è che prima di Pearl Harbour gli Usa, già dagli anni 30, avevano organizzato e attrezzato un gruppo paramilitare di piloti ed ex piloti – le Tigri Volanti - che con i loro caccia combatterono una guerra sporca e non dichiarata al Giappone, per arginare l'avanzata colonialista giapponese in Cina. Non per slancio umanitario ma per proteggere gli interessi economici americani in Cina.



Il regista giapponese, sembra avere una predilezione particolare per gli aerei e il volo. Infatti ha già raccontato in passato un altra storia di voli e piloti, “Porco Rosso”; La libertà e il contatto diretto con gli elementi naturali evocati dal volo siano elementi di forte interesse e attrazione per Miyazaki. Anche nel caso di Porco Rosso al centro della storia non c'era l'esaltazione del mezzo militare o le battaglie.


Miyazaki, 73 anni, uno dei padri nobili dell'animazione giapponese, ha fatto conoscere nel mondo la cultura del proprio paese ed è conosciuto per il suo pacifismo e ambientalismo. Nel 2003 ha ottenuto l'Oscar con il suo lungometraggio animato “La Città incantata”, e nel 2005, sempre al festival di Venezia è stato insignito con la massima onorificenza del Leone d'oro alla carriera.


Miyazaki ha fatto del pacifismo e del rispetto di tutte le forme di vita due dei temi più forti della sua intera cinematografia, tali da definirne la figura. Pensiamo a “Heidi” (di cui curò la produzione) e a “Conan ragazzo del futuro”, a “Nausicaa nella valle del vento” tutti accomunati dalla forte tematica ambientalista, e all'aspro disprezzo della guerra nel già citato “Il Castello Errante di Howl”, per non parlare del suo lungometraggio pacifista “Una tomba per le lucciole”, che già mostrò gli effetti nefasti delle politiche criminose del Giappone imperialista.


Così come è sbagliato ricordare Jiro solo per aver inventato lo Zero, che non fu solo lo strumento di morte dei kamikaze ma un aereo tecnologicamente avanzato che proiettò il Giappone nel Ventesimo Secolo; è sbagliato – concludiamo noi – incolpare Hayao per le scelte politiche imperialiste e per aver voluto narrare una storia. Dopotutto “Kaze Tachinu” è la storia di un uomo e non la storia di come la sua creatura fu adoperata dall'aviazione del Giappone imperialista negli anni 30 e 40 del Novecento. Non ci resta che aspettare anche da noi la proiezione di Kaze Tachinu, Si alza il vento.

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