Il Bolognino

Sabato, 23 Novembre 2013 18:03

Il JFK che non conosciamo

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John Fritzgerald Kennedy John Fritzgerald Kennedy wikipedia commons

Cade in questi giorni il cinquantesimo anniversario della morte di uno dei più popolari presidenti americani, John Frizgerald Kennedy. Attorno a Kennedy è stato creato un mito, innalzandolo ad eroe, primo cattolico alla Casa Bianca, descritto come uno dei presidenti del "cambiamento"; lo si ricorda erroneamente come pacifista e interprete dei sentimenti di progressismo espressi dalla società americana, è ricordato come colui che favorì il movimento per i diritti civili degli afroamericani ma vedremo nella trattazione che pure questo punto può essere visto da un altra prospettiva.

 

Saranno di seguito bandite tesi complottiste, ma anche non pienamente dimostrate come la spinta elettorale a senatore che sembra abbia avuto dalla mafia italoamericana.

L'importanza centrale della comunicazione in politica

Oggi sembra scontato, ma nella seconda metà degli anni 50 non lo era affatto: buona parte della politica si fa davanti alle telecamere e sui giornali. Un immagine vincente e tranquillizzante è il lasciapassare per una carriera politica lunga e ricca di soddisfazioni. Il primo codificatore su larga scala della politica mediatica è stato Kennedy. I Think Tank, cioè i “pensatoi”, vero motore della costruzione di nuove idee e ideologie per la politica americana e mondiale nacquero proprio in corrispondenza alla prima campagna elettorale di John Kennedy.

Già Mussolini e gli sovietici prima di JFK avevano capito l'importanza del cinema nella propaganda, (i film di Ejsenstein, la fondazione di Cinecittà, i documentari hitleriani ecc..) ma diversamente da loro Kennedy non propose direttamente una ricetta ideologica e degli slogan, miscelando la visione ideologica che costituiva l'entroterra culturale con visioni di bonomia e della famiglia sorridente buonista e infusa di valori cristiani, vendendo la propria immagine di un uomo “diverso” perché idealmente vicino al popolo e perciò vincente, nonché bello.
La politica mediatica e la supremazia dell'immagine sui contenuti della politica nasce, ancora una volta, con la sua presidenza e con il famoso primo duello televisivo tra lui e Nixon, che gli valse la vittoria e la rielezione.

Kennedy capì come sfruttare dal punto di vista mediatico la retorica americana - di cui già i Padri fondatori erano maestri -, e che utilizzò con solerzia il 20 settembre 1963 all’Onu, e il 10 giugno all’American University. Il Messaggero ci ricorda nell'ennesimo slancio agiografico alla figura di Kennedy che furono “due discorsi in cui Kennedy invocava la pace, proponeva il disarmo nucleare, la protezione dell’ambiente, la convivenza pacifica di tutti i popoli e la reciproca tolleranza con l’Unione Sovietica, per il bene “dei propri cittadini e delle future generazioni dell’umanità”. Salvo poi, nelle scelte di politica concreta fare esattamente l'opposto. Infatti la coerenza in politica non porta voti o vantaggi, ma professarsi pacifisti, si. La costruzione del mito Kennedy si deve alla sua capacità di utilizzare la propria immagine pubblica, ma anche ai lauti finanziamenti federali a Hollywood, non nuova in verità, ed iniziata a scopo prettamente propagandista già negli anni 40 (vedasi addirittura i cartoni animati Disney anti-hitler).


Religione e diritti civili

Islam e cristianesimo, cattolicesimo e protestantesimo; La religione è da sempre strumento di potere, e il clan Kennedy seppe utilizzarla con maestria. Religione e diritti civili trovarono spesso punti di contatto negli anni 50 americani. Kennedy ebbe l'obiettivo di costruire e volere una società multietnica, fondata però sulla cultura anglosassone, che erano poi la cultura dello Stato, e ci riuscì.

Gli Usa della seconda metà degli anni Cinquanta erano inevitabilmente un Paese diverso da quello attuale: l'80% della popolazione era bianca, la segregazione razziale era ancora una realtà in tutti gli stati del sud, ma quel che più differenzia quell'America da quella post-Kennedy è che prima c'erano gli Wasp separati dagli altri, cioè dai non Wasp, e la cultura predominante era sì quella dei bianchi anglosassoni protestanti ma le minoranze mantenevano sopratutto culturalmente forti tratti identitari, sopratutto gli afroamericani. La società americana era perciò da sempre una società divisa. Divisa come l'avevano voluta i bianchi dall'inizio del loro insediamento nel Settecento, quando sterminarono i diversi, cioè i pellerossa, gli autoctoni.

La politica di Kennedy mirò a superare la società etnicamente divisa, che era ovviamente un punto di debolezza per lo Stato ma combatté strenuamente anche l'idea di una multiculturalità vera. Il cattolico Kennedy riuscì nell'impresa fortificando anche presso i non Wasp (cioè i neri, gli italiani, i cattolici, gli ispanici) gli ideali di matrice anglosassone e protestante come il self made man, la libertà personale e la responsabilità individuale di fronte a Dio.


ll principale alleato dei Kennedy fu – probabilmente a sua insaputa – il massimo esponente della lotta per i diritti civili, cioè Martin Luter King. Già aiutato nel 1960 da John e Robert Kennedy a uscire di galera[70] ricevette poi un convinto sostegno ideale. Sostegno che valse a John il 70% dei voti della comunità nera: che sicuramente aiutarono la sua prima elezione. Grazie anche all'appoggio della Casa Bianca, King e gli altri leader della SCLC proseguirono le loro campagne nel sud degli Usa, più tradizionalista.

Kennedy fu strenuo nemico però dell'altro grande esponente e leader dei diritti dei neri, Malcom X. Malcom X era una minaccia, non tanto per i suoi sproloqui sulla necessità di ottenere i diritti anche con l'uso della forza, ma perché propagandava nella comunità nera un ideologia basata sulla diversità, a differenza di King, che basava il proprio agire sottomettendosi all'ideologia protestante (quindi bianca, europea e per questo accettata/accettabile). Infatti Malcom X proprio per rimarcare la differenza tra i neri e i bianchi si era convertito all'Islam. Pericolosissimo per la pacificazione e l'integrazione dei neri nella società che lo stesso JFK vedeva come prioritaria. La Cia e le autorità fecero il resto con arresti, imprigionamenti, censure, dividendo però per sempre i due movimenti: da una parte quindi i neri “buoni” di King sostenuti dalla Casa Bianca, dall'altra i neri “cattivi” avversati e perseguiti di Malcom X e seguaci.

Gli obiettivi di questa politica sono stati fatti propri da tutte le amministrazioni a seguire, e anzi sono entrate a far parte dell'identità stessa degli Usa. Ci sono immagini, sentimenti, usanze comuni a tutti i gruppi etnici e che definiscono l'identità americana, molto più forti ad esempio di quelli che definiscono le identità di altri popoli. Una società, quella americana, che a tutt'oggi è multietnica ma scarsamente multiculturale, o, meglio, multiculturale all'interno di alcuni limiti di accettabilità: si è liberi di professare la propria religione, di avere una propria identità di riferimento, di mangiare la pizza o gli involtini cinesi. Però c'è una sola idea comune di laicità, di giustizia, di libertà individuale, di diritti del cittadino eccetera. Fantascienza per paesi come l'Italia.
Questo fa si che qualsiasi americano nero, bianco, asiatico, messicano, sia maggiormente affine agli altri americani più di quanto un qualsiasi americano di origine europea sia affine ai cugini europei.

 

Politica, antisocialismo e nuova idea di Eguaglianza

Kennedy influenzò potentemente la propria epoca, ma ciò di cui non si è consci è che gli sviluppi delle scelte della sua presidenza travalicano di molto la politica americana e gli Usa: JFK letteralmente costruì una nuova dimensione concettuale di progressismo, il cui obiettivo (raggiunto) è stato quello di creare un idea di eguaglianza diversa dall'idea classica di eguaglianza. L'idea “classica” di eguaglianza nasce in Europa durante la Rivoluzione Francese grazie alle idee dell'Illuminismo e alla laicità di Napoleone cresce e matura grazie alla filosofia europea del Settecento e Ottocento (idealismo, marxismo ecc) ed è identità stessa della sinistra internazionale, cioè che tutti gli uomini sono uguali per diritti ma lo devono essere anche per condizioni economiche.

JFK, ma sopratutto i suoi strateghi e i Think Tank americani, sia progressisti che conservatori, riuscirono a creare e a diffondere una nuova idea di eguaglianza: tutti gli uomini devono essere uguali; uguali sì, ma solo per quanto riguarda i diritti civili e non già uguali cioè pari per condizioni economiche.

Creando così lo spazio politico per un progressismo dall'eguaglianza annacquata all'interno del sistema Capitalista. La continuità di tutto questo fu la “grande società” di Lyndon Jonhson e strumenti come l'affirmative action. L'eguaglianza dei diritti e delle opportunità è una delle identità del Partito Democratico Usa e punto di forza del Presidente più simile a Kennedy, che è a mio modo di vedere Obama. E' fatta propria inoltre da tutti i governi europei. Se pensiamo al sistema politico italiano ed europeo attuale, capiamo come l'eguaglianza dei diritti ma non economica, cioè l'idea di eguaglianza americana è ora anche l'ideologia fondante di tutti i partiti europei del Socialismo europeo (che per la politologia perciò non hanno più nulla di socialista) nonché di Sel di Vendola e del Pd in Italia.

 

Supremazia americana, Guerra del vietnam e militarismo

«Abbiamo un problema: rendere credibile la nostra potenza. Il Vietnam è il posto giusto per dimostrarlo»

(John F. Kennedy al direttore del New York Times, James Reston, nel giugno 1961[46])

Kennedy è visto a torto come un presidente pacifista. Fu in realtà uno dei massimi interpreti della volontà di supremazia con ogni mezzo che sta alla base della dottrina che muove le classi politiche e dirigenti Usa dalla fondazione nel 1776, cioè la dottrina del Destino Manifesto, proseguendo l'opera di Woodrow Wilson che la applicò alla politica contemporanea ponendo gli Usa a baluardo e guida del “Mondo Libero”, cioè del mondo che si riconosce nei valori fondativi degli Usa stessi (non necessariamente libero nel senso di dotato di libertà).

Kennedy fu il Presidente più filo capitalista e anticomunista (e antisocialista) della storia degli Usa e l'unico ad attaccare due volte l'Unione Sovietica, senza che quest'ultima attaccasse per prima. Gli attacchi coincidono con due delle vicende per cui è ricordata la sua presidenza, cioè la baia dei Porci e l'inizio della guerra del Vietnam. La strategia fu quella di attaccare indirettamente gli alleati sovietici: un attacco diretto all'URSS avrebbe causato la Terza Guerra Mondiale. Gli attacchi furono portati con armi convenzionali e con l'arma più forte delle bombe, cioè con la macchina propagandistica della televisione e di Hollywood. Con le armi tradizionali gli Usa persero, sia a Cuba che dopo Kennedy in Vietnam. Stravinsero con l'arma della propaganda ideologica. (Su questo, per esempio vi chiedo e mi chiedo, quanti film sul Vietnam avete visto girati dal punto di vista dei vietcong? Io nessuno)


Gli attacchi partirono tramite un tentativo (fallito) di guerra sporca, finanziata dalla Cia (invasione di Cuba alla Baia dei porci) e una aperta ma indiretta (Vietnam). La vicenda della Baia dei porci vide l'addestramento e finanziamento da parte della Cia – servizio segreto estero Usa – di un esercito mercenario di esuli cubani, che poi tentarono di attaccare Cuba, cioè un paese sovrano e ufficialmente in pace con gli Usa, anche se ideologicamente avversario. La politica di aggressione deliberata americana portò l'installazione a scopo difensivo di missili a corto raggio da parte del governo cubano, missili sovvenzionati dall'URSS. Le scelte di Kennedy portarono il mondo sulla soglia della Terza Guerra mondiale con la crisi dei missili di Cuba. Guerra evitata grazie al pacifismo e alla lungimiranza del leader sovietico Nikita Sergeevič Chruščëv, che decise di cedere e ritirare i missili, onde evitare di arrivare all'intervento armato, esito sicuro della politica di aggressione americana.

Kennedy porta sulla coscienza anche la più grande, lunga e grave guerra post Seconda Guerra Mondiale, cioè la guerra del Vietnam, sempre per la volontà di aggressione anticomunista decisa dalla sua Presidenza, ma in piena continuità con la dottrina del Destino Manifesto.

Seppur vero che i primi “consiglieri militari” Usa furono un centinaio e mandati dal precedente Presidente Eisenhower, la politica di JFK fu quella di cercare lo scontro armato aumentando esponenzialmente la presenza militare senza una vera dichiarazione di guerra. Da wikipedia in lingua italiana, possiamo leggere e apprezzare: “alla metà del 1962 il numero dei consiglieri militari americani era già salito a 12000 uomini[47], spesso impegnati in modo diretto nelle operazioni antiguerriglia, con 31 caduti[48], mentre già nel febbraio 1962 venne costituito un grande comando combinato in Vietnam, il MACV (Military Assistance Command, Vietnam)”.

Le scelte militariste del segretario di Stato Robert Mc Namara e di Kennedy portarono alla corsa agli armamenti sia gli Usa che per risposta l'URSS. La corsa allo spazio fu un corollario della corsa agli armamenti. Il bilancio della difesa durante i cinque anni di presidenza Kennedy decuplicò. Il peso e l'importanza delle aziende degli armamenti da allora continuò a crescere costantemente e si è parzialmente arrestato solo dal 2011, ma è tutt'ora predominante tanto da rendere a tutt'oggi impopolare anche al Presidente Obama il benché minimo accenno a una politica di controllo delle armi.

 

Qui chiudo, ci sarebbe molto altro da scrivere, ovviamente, e tutte le presidenze sono difficili da riassumere e commentare. John Fritzgerald Kennedy non fu perciò un eroe, un mito, ma un uomo che come tutti i Presidenti americani - è bene ricordarlo sempre - fece esclusivamente l'interesse del proprio Stato, combattendo i nemici ideologici con ogni mezzo e rimase sempre nel solco della millenaristica dottrina americana del Destino Manifesto e dei valori culturali dei padri pellegrini che ancora indirizzano gli Usa. Ebbe anche scheletri nell'armadio, come tutti gli uomini di potere, nonostante tutti i mass media di qualsiasi colore politico ce lo dipingano come tutt'altro. Certo molte di queste ed altre cose sono risapute da chi ha studiato storia americana, o politica americana, ma spesso sono ignorate da tutti gli altri. Lo scopo di questo scritto infatti, oltre ad abbattere il mito – e abbattere i miti è sempre attività feconda qualunque sia il mito in questione – era anche fare divulgazione, nei limiti delle mie capacità. Kennedy è stato certamente uno dei più importanti Presidenti perché impresse un solco profondo ma non sempre positivo nella società americana e non solo americana.

Letto 2587 volte Ultima modifica il Domenica, 24 Novembre 2013 00:41

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