Il Bolognino

Domenica, 15 Novembre 2015 11:12

Dietro al terrorismo c'è tanta geopolitica

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Ci sono all'incirca un miliardo di cose che si potrebbero dire sui tragici eventi di Parigi, che forse sono stati dette, anche grazie a quel megafono di opinioni personali che sono i social. Tuttavia oggi, Boko Haram, la versione africana dell'Isis, ha fatto un altro attacco terroristico e ha ucciso quasi 2000 persone. Giusto 1600 - 1700 morti in più che a Parigi.

Anche uno sciocco quindi potrebbe capire che non si tratta più di eventi terroristici, e per quanto mi riguarda neppure di una "guerra". Non certo una guerra Oriente contro Occidente. Il problema è sostanzialmente culturale e teologico. C'è una parte sostanziosa di Islam che odia l'Occidente, lo pensa perverso, impuro, degno di scomparire; con esso giudica impuro e quindi meritevole di morte anche tutto ciò che non è Occidentale, ma non è neanche Islamico, come dimostrano gli attacchi di Boko Haram in Africa, o dei Moro in sud Filippine, o ancora la guerra civile in Siria e Iraq, gli attacchi dei talebani contro i governi di Pakistan e Afghanistan... eccetera eccetera. 
 
I terroristi sono certo i più invasati tra gli invasati, disposti a sacrificare la propria vita e quella degli altri, per fare un opera di "pulizia" di infedeli, come loro credono prescriva la loro religione. Il punto è che non si può dire loro "sbagliate", l'interpretazione corretta del Corano è la nostra.Perché non c'è alcuna interpretazione corretta del Corano.
 
La religione islamica sunnita(che raccoglie circa i 3/4 dei musulmani del mondo) non ha nessuna autorità religiosa riconosciuta da tutti che può stabilire ciò che è lecito dal punto di vista religioso e ciò che non lo è. Come effetto di tutto questo si hanno da sempre degli Imam che si improvvisano tali e attizzano odio contro i bersagli da loro decisi, avendo un certo seguito. Si sono poi organizzate a livello locale delle organizzazioni fondamentaliste - che hanno cioè una lettura fondamentalista del Corano - di stampo militare in varie parti del mondo, alcune le abbiamo già citate. Queste hanno intrapreso una vera e propria guerra santa. Contro di noi. Contro di noi occidentali e anche contro tutto ciò che di orientale loro ritengono impuro - (ad esempio il popolo Yazidi in Iraq). 
 
Davanti a tutto questo, il mondo civilizzato va ognuno per conto proprio, ottenendo risultati scarsi e sopratutto continuando a sbagliare la diagnosi del fenomeno: non si tratta di terrorismo. Non è un problema di ordine pubblico o di sicurezza nazionale da risolvere con più esercito, con più guerra, con più polizia, con le frontiere chiuse. E' un problema culturale. 
 
Bisognerebbe costruire per la religione islamica una guida unica, come lo è in parte per quella cristiana il Papa, e dare ad essa e solo ad essa, la possibilità di interfacciarsi con le Istituzioni laiche statuali dei vari Paesi. Oppure ritrovarsi tutti all'Onu e decidere all'unanimità che l'interpretazione fondamentalista dell'Islam è reato mondiale, e chi la professa pur non essendo un terrorista è perseguibile ai termini di legge.
 
Ma tutto ciò è e resterà fantascienza. Dietro l'Isis c'è la guerra per procura per il controllo di un altro pezzo di Medio Oriente. Una guerra geopolitica che vede da una parte noi occidentali intenti a sostenere proprio i ribelli siriani anti -Assad, che sono e lo sappiamo spesso la stessa cosa dell'Isis, in un ottica di controllo del MO da parte degli USA, col sostegno dei suoi sodali Israele, Turchia e Arabia Saudita. 
Il campo opposto al nostro è composto in Medio Oriente da Russia, Cina e Iran, alleati a sostegno di Assad, del suo partito socialista BAAT e contro l'Arabia Saudita e l'Isis. 
 
Vista così la faccenda è di difficile soluzione. Certo se non vogliamo più sangue innocente versato in Europa da Isis e compagini gemelle, forse, e dico forse, sarebbe il caso di smetterla di finanziare Isis (e Turchia e Israele). Questo però significherebbe riconsegnare a Cina-Russia-Iran la Siria, e probabilmente anche l'Iraq, le porte dell'Oriente.
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