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Giovedì, 19 Maggio 2016 17:02

E' morto Pannella, viva Pannella

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Marco Pannella, primi anni 60, comizio a favore dell'introduzione del divorzio Marco Pannella, primi anni 60, comizio a favore dell'introduzione del divorzio

E' morto in mattinata Marco Pannella, leader del partito Radicale italiano, dopo una vita di battaglie politiche, spesso non a pieno comprese dalla maggior parte degli italiani.

"E' morto il rompiballe degli scioperi della fame e della liberalizzazione della maria" potrebbe pensare un giovane, mio coetaneo. Ma Marco Pannella è stato molto di più dell'uomo che noi abbiamo conosciuto negli ultimi trent'anni. 

 

Pannella è stato un politico le cui idee politiche si possono riassumere bene nei concetti di liberale, liberista e libertario. Un uomo libero e anarchico nei comportamenti, provocatorio ma mai immorale. Fu uno degli esponenti di una destra che non abbiamo mai avuto il piacere di vedere trionfare in Italia, una destra per l'appunto liberale, liberista e libertaria, diverso perciò dalla destra italiana, mai liberale e libertaria, ma anche diverso dalla sinistra italiana, poco liberale (fino a qualche anno fa) e non certo liberista. Pannella fu la spina nel fianco della Dc, in quanto ateo e libertario, e anche del Pci, in quanto liberista e incapace di obbedienza. 


Pannella è stato l'unico politico italiano ad essere per oltre 50 anni, coerente con le proprie idee, e animato dal sacro fuoco che lo ha tenuto vicino alle proprie battaglie politiche, fatte nel nome di tutti. Come opportunamente ricorda il radicale Marco Cappato - "Pannella non ha avuto bisogno di potere per portare avanti le proprie idee politiche". E' proprio vero: i radicali, così diversi dagli altri politici - e dagli altri italiani, sono sempre stati una piccola formazione politica, con pochi punti percentuali di voto, ma tanta attenzione mediatica, e proprio grazie alle loro battaglie etiche e pubbliche hanno ottenuto molto, per molti. 


A lui dobbiamo alcune dei più importanti diritti civili, dei quali possiamo oggi godere:
divorzio, aborto, obiezione di coscienza alla naia, sono le battaglie vinte da Pannella e dai radicali. Più recentemente dobbiamo ad una creatura della galassia Radicale, l'associazione Luca Coscioni, le battaglie sul fine vita e l'abolizione per via giudiziale delle parti più atroci della legge sulla fecondazione assistita. 


Certo, Marco Pannella ha anche fatto degli errori "tattici", durante i suoi 50 anni e più di attività politica. Di certo è stato uno delle vittime più illustri della più geniale balla collettiva inventata da Silvio Berlusconi nel 1994, cioè la "rivoluzione liberale", poi diventata 17 anni di governo muscolare a favore di un unico capo. Così come, anni dopo, non possiamo dimenticare la fugace quanto mal costruita e finita peggio "Rosa nel pugno", formazione socialista liberale che aveva il compito impossibile di riunire i socialisti italiani, di cui Pannella fu uno degli ispiratori e che non riuscì a convincere l'elettorato.  

 

Ma se dal punto di vista prettamente elettorale, Pannella non è mai stato un vincente, di sicuro lo è stato dal punto di vista mediatico, grazie alle sue battaglie politiche, portate avanti con il vigore e l'intensità di chi ci crede veramente, e arriva a sacrificare anche il proprio corpo ma sempre in azioni non - violente: i famosi scioperi della fame. Pannella si è occupato molto dei più deboli e dei meno appetibili per chi come un politico, ricerca il consenso: le sue battaglie per la condizione dei carcerati, per la legalizzazione delle droghe leggere e per la depenalizzazione di alcuni reati minori, furono battaglie liberali di libertà e di giustizia. L'imperante giustizialismo italico non le capì mai, se non farsi qualche risatina di scherno alla notizia del suo ennesimo sciopero della fame. 

Importanti e determinanti anche le sue battaglie contro il potere: a favore dell'imposizione dell'Imu e della rimodulazione dell'8 per 1000 alla Chiesa Cattolica e contro il finanziamento pubblico ai partiti.

Al di là di come la si pensi politicamente, oggi è morto un grande della politica italiana, uno che ha sempre combattuto per i diritti di tutti e pazienza se non siamo sempre stati d'accordo con lui, meritava di essere ascoltato. Di certo, Marco Pannella ha dato molto di più di tanti altri che hanno fatto carriere ben più importanti nascosti nelle convenienze di partito. Lo spirito radicale ci ha mostrato che in un Italia fatta di subculture e di appartenenze a gruppi economici e ceti sociali spesso immutabili, è possibile essere autonomi nel pensiero e nell'azione. Di certo uno dei suoi più grandi difetti, che però condivideva anche con molti altri leaders politici è la gestione personalistica e anche un po autoritaria - paternalistica, del suo piccolo partito.

Per chi vorrà un domani cogliere il suo lascito intellettuale, rimane perenne l'ammonimento di diffidare dei poteri costituiti - non solo del governo, ma anche della Chiesa, dei partiti, dei poteri economici, delle lobbies e degli ordini professionali, - contro i quali ha spesso combattuto perdendo quasi sempre, ma mai senza produrre dibattito e conoscenza. 

Marco Pannella ha insegnato a diffidare delle nostre proprie convinzioni e di combattere sempre con ogni mezzo - seppur non violento - per le nostre idee, con una coerenza di fondo, che si fatica a trovare sia nei politici di ieri che in quelli di oggi. 

Letto 1293 volte Ultima modifica il Giovedì, 19 Maggio 2016 18:07

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