Il Bolognino

Sabato, 24 Settembre 2016 11:24

Quando gli animalisti uccidono (senza rendersene conto)

Scritto da  Scientificast
topolino bianco da laboratorio topolino bianco da laboratorio

Il 20 aprile si è verificato, nel Dipartimento di Farmacologia di Milano, un episodio molto grave: un gruppo di attivisti del movimento “Coordinamento Fermare Green Hill” è riuscito a entrare nello stabulario che ospita gli animali da laboratorio e si è incatenato il collo alle maniglie delle porte di ingresso, impedendo a chiunque l’ingresso, fino a quando non sono iniziate le trattative con la direttrice del Dipartimento per liberare gli animali presenti.

 

Nel frattempo altri attivisti aprivano le gabbiette, scambiavano di posto topi e conigli, mettevano in disordine etichette e documentazione, rendendo così gli animali `inservibili´ per continuare la sperimentazione.

Durante l’occupazione, durata circa 10 ore, gli attivisti hanno pubblicato sulla loro pagina Facebook foto e video ripresi all’interno, sia di sé stessi incatenati, sia delle gabbie in cui erano tenuti gli animali, invitando gli altri attivisti a unirsi alla protesta fuori dal palazzo.

 

A fine giornata scrivevano su Facebook:

ULTIMA ORA! E’ FATTA gli attivisti e le attiviste sono usciti dopo 10 ore di occupazione dello stabulario di farmacologia di Milano.

Con loro CENTINAIA DI TOPI E 1 CONIGLIO sono stati riscattati e portati al sicuro, lontano dalle mani dei vivisettori. TUTTI gli altri animali presenti all’interno verranno rilasciati nei prossimi giorni, in accordo con la direttrice dell’università.


I 5 attivisti sono stati identificati dalla polizia e hanno raggiunto tra le ovazioni la folla che in queste ore era sopraggiunta in supporto.

RINGRAZIAMO tutte le persone che hanno creduto in noi, un altro passo storico nella battaglia contro la Sperimentazione Animale è stato oggi compiuto!

Ma questo non è affatto un “passo storico nella battaglia contro la sperimentazione animale”, bensì un inaccettabile episodio di violenza e vandalismo che è passato impunito, e chi l’ha compiuto non deve essere accolto come un eroe, ma con fischi, dato che l’unico risultato ottenuto è stato l’aver rovinato anni di studi a favore dei malati e di chi soffre, ed è inaccettabile che nessuno abbia fatto niente per impedire che costoro entrassero e rubassero animali da migliaia di euro, in un periodo in cui i fondi per la ricerca sono pochi e i costi esorbitanti.

Il giorno seguente studenti e ricercatori sono scesi in piazza per manifestare contro il blitz e contro l’ignoranza diffusa riguardo la sperimentazione animale. Potete leggere la lettera che hanno scritto in risposta agli avvenimenti.

 

Quello di cui non si rendono conto i cosiddetti animalisti è che la loro azione, oltre a creare un enorme danno alla ricerca (migliaia di euro e anni di studi buttati al vento), condanna a morte certa gli stessi animali, abituati a vivere in condizioni rigorose e incapaci di vivere in libertà, con un sistema immunitario poco efficiente che non è mai venuto in contatto con l’ambiente esterno, e forse portatori di malattie infettive. Spesso, infatti, gli animali usati nei laboratori sono stati selezionati appositamente per la ricerca e addirittura alcune linee transgeniche potrebbero, se liberate in natura, creare danni all’ecosistema.

 

La disinformazione che viene fatta passare da molte associazioni animaliste è tanta: non è vero che in laboratorio si torturano gli animali e che la ricerca sugli animali non serve a nulla o può essere evitata. Essa è necessaria e va controllata: esiste, infatti, una rigorosa regolamentazione in merito, che evita ricerche e sofferenze inutili.

 

Le ricerche che si svolgevano nel Dipartimento di Farmacia Statale erano assolutamente legali e regolamentate. Gli stessi video pubblicati dagli animalisti mostrano gabbie perfettamente pulite e ordinate. Le ricerche riguardavano soprattutto le malattie del sistema nervoso, per le quali non sono attualmente disponibili cure: autismo, malattia di Parkinson, di Alzheimer, Sclerosi Multipla, Sclerosi Laterale Amiotrofica, sindrome di Prader-Willi, dipendenza da nicotina, ed erano finanziate da enti nazionali e internazionali tra cui Telethon, AIRC, NIDA, Fondazione Cariplo, Fondazione Mariani, Fondazione Sclerosi Multipla, Comunità Europea, Ministero della Ricerca, Ministero della Sanità, Regione Lombardia, mediante processi di valutazione rigorosa, con risultati pubblicati sulle migliori riviste internazionali nel campo.

 

Non ci sono parole di fronte alla insensatezza di un atto del genere: vorrei vedere coloro che si autodefiniscono “animalisti” guardare in faccia le persone con problemi di autismo, Parkinson, Alzheimer, sclerosi, eccetera che aspettavano con ansia la scoperta di una cura mentre candidamente dicono loro: “abbiamo fatto la cosa giusta: pensavamo di salvare la vita a un topo, perché è più importante della vostra.”


Scritto originariamente da Giuliana Galati per Scientificast.it, qui il link all'articolo originale 

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