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Sabato, 22 Ottobre 2016 10:18

Tra bufale e clickbaiting, le insidie dell'informazione web

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Viviamo nell'epoca della comunicazione. Per quel che riguarda le tematiche dell'attualità, della politica e della scienza. assistiamo con sconsolante e crescente capacità di penetrazione tra sempre più ampie fasce di popolazione a ciò che negli ultimi anni si sono definite come "bufale", cioè delle informazioni errate, fraudolente o palesemente inventate.

L'accesso all'informazione - e sfortunatamente alla disinformazione - è cresciuto a dismisura negli ultimi dieci anni ed è un effetto dell'introduzione nelle nostre vite di tecnologie decisive come internet, i social network e gli smartphone. Ognuna di queste nuove tecnologie sta cambiando, anzi, ha già cambiato le nostre vite. Ma la cosa che più di altre è stata radicalmente mutata dalle tecnologie dell'informazione, è proprio l'accesso all'informazione virtuale, "che sta su internet", a discapito dell'informazione "tradizionale", dei quotidiani e delle riviste - cartacea, e dei telegiornali e delle inchieste tv - catodica.

 

Abbiamo assistito a un progressivo abbandono dell'informazione tradizionale da parte del grande pubblico, con una conseguente, dura e persistente crisi dell'editoria, che ha causato anche piccole crisi sociali in settori come quello giornalistico. Tuttavia, la quantità di notizie usufruite dall'utente medio è cresciuta anche di dieci volte, ci ha spiegato il rapporto Cotec a cura del Censis del 2016. Altri studi hanno evidenziato i rischi intrinseci alla rivoluzione digitale, altri ancora hanno analizzato i benefici.

Molti quotidiani stanno chiudendo in tutta la penisola a causa della netta riduzione delle copie vendute. I dati nazionali pubblicati ogni anno da Accertamenti Diffusione Stampa, parlano di una situazione quasi al collasso per l'editoria tradizionale, che in poco più di dieci anni ha perso in media il 60% delle copie vendute.

Tuttavia, parallelamente è fiorito il mercato dell'informazione via web. Da un'indagine ISTAT sui quotidiani online, in Italia nel 2003 erano disponibili 145 testate online, di cui 91 corrispondevano a quotidiani con versione a stampa e 54 erano quotidiani esclusivamente online. Quest'indagine però, riguarda solo le testate online regolarmente registrate presso un tribunale. A fianco a queste testate, infatti, sono nati centinaia di siti di informazione o di "controinformazione", la cui obiettività e cura editoriale spesso non è pari alle testate giornalistiche online.


Di certo l'informazione online fa come propria caratteristica la brevità del testo scritto. Un testo lungo allontana il lettore digitale (e non solo nel digitale), ma questo è andato a tutto discapito dell'accuratezza e spesso anche della correttezza dell'informazione web: dover produrre a getto continuo nuove "notizie", cioè nuovi post, per tenere alta l'attenzione del distratto lettore web e poter scalare le classifiche stilate dal motore di ricerca Google per ottenere così più visibilità sui motori di ricerca, ha spinto molti a prediligere la quantità sulla qualità.

C'è poi il capitolo oscuro e poco indagato dell'informazione via pagina social, che si sta affermando sempre di più come una delle principali fonti di informazione per gli italiani, come ha spiegato il 12/o Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione.

Il Reuters Institute Digital News Report 2016 (Il report dell'Istituto Reuters per le news digitali) mette in luce questa tendenza:

  • il 51% del campione usa i social media come fonte di accesso alle notizie e il 12% li utilizza come fonte principale; tra questi ultimi Facebook la fa da padrona, calamitando gran parte delle condivisioni;
  • giovani e donne sono le categorie che con maggior fiducia si affidano ai social network per l’accesso all’informazione: nella fascia tra i 18 e i 24 anni, soprattutto, i social media sono più utilizzati della tv, sostituendone di fatto il ruolo;
  • la crescita dell’accesso da social network e aggregatori sta facendo venir meno l’importanza del brand: l’utente accede alla notizia in base alla rilevanza scelta dagli algoritmi che propongono le notizie del giorno e la fiducia nella fonte specifica sembra ormai passare in secondo piano

 


L'avvento della tecnologia nel mondo dell'informazione è però solo una faccia della medaglia. I media tradizionali infatti, hanno perso via via pubblico, certo per la facilità di accesso delle informazioni web-digitali, ma non solo per questo motivo. 

Si è affermata in una fascia ormai crescente di popolazione, la convinzione che l'informazione tradizionale, o blasonata sia manipolata e sia politicamente schierata, o comunque sempre favorevole a quelli che vengono definiti genericamente poteri forti. Ecco che l'evento della tecnologia e delle informazioni via web e via social, hanno dato un ulteriore spinta a questa parte di popolazione, ad abbandonare totalmente la televisione e i quotidiani, per fidarsi di pagine social di dubbia etica professionale.



C'è poi il fenomeno del Clickbaiting: testate online o pagine social

che attirano il click (cioè l'apertura della pagina da parte dell'utente) con titoli altisonanti o che destano scalpore e che guadagnando da ogni click ottenuto su ogni articolo cliccato. Questi siti web o pagine social scalano anche gli elenchi di rilevanza delle ricerche su browser di Google, grazie alla loro grande capacità di attirare un pubblico variegato e incuriosito, facendo anche discrete quantità di soldi grazie alla pubblicità online. Campioni di clickbainting si annoverano Tze Tze news, un portale di informazione di proprietà della Casaleggio Associati e politicamente vicino al M5S, ma anche Huffington Post Italia gestito dal Gruppo editoriale Espresso.

 

Qui ne vediamo un esempio tratto da BeppeGrillo.it che linka una notizia di TzeTze. Il titolo infatti si interrompe a metà invitando a cliccare un link esterno.

 


C'è poi l'ampio capitolo delle vere e proprie frodi da social network. Meme pensati per attirare "mi piace" e condivisioni e per diventare virali, che spesso sono vere e proprie menzogne e parteggiano per una parte politica a scapito di un altra. L'esempio qui riportato è evidente, si tratta di un meme antigovernativo e antirenziano (i meme antigovernativi sono la stragrande maggioranza nei social network).



Qui vediamo la confusione voluta da chi ha confezionato questo meme e vuole trarre in inganno l'utente: è un meme che scambia l'ex brigatista Renato Curcio (del quale è l'immagine del meme) con Fabrizio Curcio, Capo della Protezione Civile giocando sul cognome del funzionario pubblico. 





 

Il problema è talmente endemico da caratterizzare ormai una vera e propria nuova forma di propaganda politica spacciata all'ingenuo utente come informazione non mainstream e quindi meno manipolata. Gli esempi che potete trovare sono centinaia, in decine di siti web nati proprio per confutare le bufale e per fare del factcheking, come Butac.it, bufale.net, o anche pagine Facebook, che però si limitano a prendere in giro o canzonare gli utenti che commentano stupidaggini o deridere questi siti web che propagano bufale: "addotta un analfabeta funzionale", "I marò e altre creature leggendarie", ma anche pagine di giornalisti che si impegnano in prima persona contro le menzogne web come ad esempio Paolo Attivissimo o anche, recentemente, Enrico Mentana, quest'ultimo però solo per quanto riguarda i commenti sciocchi ai suoi post.

 

Purtroppo non si può parlare di una equivalenza tra portali tradizionali = buona informazione e portali alternativi = cattiva informazione. L'esempio più calzante in questo senso è Libero, già un quotidiano di discreta tiratura, ha una pagina social che non manca di ricorrere al clickbaiting più becero e degradante a base di donnine nude o parolacce.

Il fenomeno è talmente noto al popolo di internet da aver generato a sua volta delle pagine che scrivono volutamente notizie false con chiaro intento ridicolo e comico, come ad esempio Lercio.it.


Non è ancora chiaro dal punto di vista politico quanto questo nuovo modo di informarsi e quanto le sue insidie, a base di notizie false, manipolate o meme truffaldini, abbiano contribuito a creare opinione politica. Non sono ancora disponibili studi a riguardo. Certo il fenomeno sembra fuori controllo, malgrado la crescita di importanza di alcuni siti che le smentiscono, già citati sopra.

Il problema è di tipo cognitivo: la smentita a una balla ritenuta verità, non sortisce lo stesso effetto uguale e contrario scatenato dalla balla, anzi si rischia di rinforzare l'idea balzana nella mente del truffato che il truffatore sia colui che tenta di spiegargli che ciò in cui ha creduto era una menzogna.

Il tema è molto dibattuto anche negli esperti di comunicazione e web. Illustri esperti delle dinamiche web e dei diritti del web sono però assolutamente contrari a risolvere la situazione con l'introduzione di controlli di Stato o di autorità sui contenuti di internet. Come già preconizzato dal libro di Massimo Russo e Vittorio Zambardino "Eretici Digitali", la strada per proteggerci dalle bufale e dall'informazione disonesta al tempo del web non può essere quella della censura, perché altrimenti poi il problema diverrebbe "chi controlla il controllore".


L'unico modo ad oggi, di ridurre per se stessi il rischio di disinformazione, è dove possibile controllare le fonti e quando questo non è possibile, affidarsi ad una web reputation: evitare di informarsi e seguire i siti web noti per diffondere continuamente bufale e notizie false come Catenaumana.it, signoraggio.it, noeuro.it, Voxnews, ByoBlu,ImolaOggi, Informare X Resistere, Piovegovernoladro, Jeda News ed evitare anche quelli che attuano comportamenti scorretti come tzetze.it, thehuffingtonpost.it eccetera. L'elenco è comunque del tutto personale e tratto in parte dagli elenchi di siti con più bufale stilati da butac.it e da altri come paoloattivissimo.it.

Da rimarcare anche che sempre più spesso la mezza verità, o l'opinione spacciata per verità viene usata dai siti web di informazione politica e chiaramente orientati, come il notissimo beppegrillo.it e altri come metodo di propaganda e di informazione. Non si tratta quindi di avere un opinione politica, ma di "vendere" la propria opinione come la verità e come Informazione con la I maiuscola, magari meno manipolata rispetto ai siti web di informazione dei grandi quotidiani. Questo breve articolo ha smentito tutto ciò, ma non placherà quello che sembra essere un inarrestabile rincorsa verso il peggio, dove il rispetto per il lettore viene meno e lo si vuole a tutti i costi orientare, anche raccontando balle.



Proprio sulla politica le bufale giocano più facile che altrove, anche grazie alla grande ignoranza diffusa di come funziona il sistema istituzionale italiano.

Qui a lato vediamo la terribile immagine contenente un insieme incredibile di sciocchezze, pubblicata dal deputato Carlo Martelli. Questa immagine contiene delle vere e proprie brutture dal punto di vista contenutistico. 

L'Italia è una Repubblica unitaria parlamentare, in cui quindi la legittimazione popolare e democratica passa dal parlamento - i cui membri, senatori e deputati sono eletti direttamente dai cittadini e danno la fiducia al governo. Il governo e il Presidente del Consiglio non sono eletti dal popolo, non lo sono mai stati! Sono scelti dal Presidente della Repubblica su indicazione della maggioranza parlamentare uscita dalle elezioni. Lo stesso presidente della Repubblica è eletto dalle assemblee di Camera e Senato, rappresenta la massima autorità dello Stato e non è eletto direttamente. La riforma costituzionale non prevede un "capo della maggioranza che controlla la magistratura" e non è simile a quella della loggia massonica P2.
Il nome del Presidente del consiglio non dovrebbe essere scritto sulla scheda, l'alleanza di governo può nascere dopo le elezioni e non necessariamente prima, eccetera. Un quadretto di perfetta disinformazione politica ad opera di un deputato, che dovrebbe invece rappresentare la Nazione e non solo le idee del suo partito.

La cosa agghiacciante è che quell'immagine, piccolo grande compendio di menzogne è stata "piacciata" da 11 mila persone. Undicimila. E condivisa da centinaia.

 

Ecco invece come funziona nella realtà il nostro sistema Istituzionale: L'immagine che vediamo ora purtroppo non è tratta da una pagina web, o da una pagina di informazione. E' una scansione di un sussidiario di scuola primaria.

 

Fa "specie" pensare come le Istituzioni siano nude, indifese, incapaci di vedere la pericolosità insita per la democrazia di immagini diffuse come quella del deputato Carlo Martelli.

Ancora una volta, non si tratta di opinioni politiche. Si tratta di comunicazione e informazione manipolata sul web. A poco può controbattere un semplice sussidiario di scuola di fronte alla viralità delle scempiaggini.










 ilbolognino.info nasce come sito web di approfondimento, che privilegia la qualità alla quantità (pochi articoli al mese ma curati) e si è posto si da principio cercando di essere quanto più possibilmente percepito come luogo di confronto di idee e di opinioni, ma sempre cercando di essere obiettivo ed attendibile. A tal proposito nel tardo 2011 abbiamo aperto la sezione "Opinioni", dove in questo sito sono pubblicate le opinioni per cercare di aiutare il lettore a distinguere tra ciò che è una opinione e ciò che è informazione o approfondimento. 

Il Citizen Journalism, cioè il giornalismo fatto da non addetti ai lavori è probabilmente una delle cause dello sfacelo dell'informazione, ma non è il solo. 

Bufale e informazioni parziali o clickbainting sono ormai all'ordine del giorno e hanno molto spazio e visibilità proprio grazie all'avvento della tecnologia e alla facilità di accesso a questa miriade di contenuti gratuiti forniti a getto continuo sul web e sui social.
Solo una cultura personale e un minimo di senso critico del lettore possono proteggerlo dall'alto rischio di manipolazione.


Letto 1935 volte Ultima modifica il Domenica, 23 Ottobre 2016 12:19

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